La favola di Brunello Trocini/3: il Rende dei miracoli

di Gabriele Carchidi

Questa intervista con Brunello Trocini la conservo gelosamente da un po’ di anni. In cuor mio sapevo che questo (ormai ex) ragazzo sarebbe riuscito alla grande nella carriera di allenatore dopo aver toccato il cielo con un dito da ragazzino alla Juventus e aver pagato il contraccolpo psicologico di essere andato via di casa a 16 anni. Ho aspettato prima di pubblicarla su Iacchite’ perché c’era bisogno della cosiddetta consacrazione e così oggi, dopo la storica vittoria del suo Rende al “Gigi Marulla”, è arrivato il momento di rispolverarla non prima di avergli augurato le migliori fortune. Mi verrebbe da dire con il Cosenza se non fosse che il patron si chiama Guarascio e con i cosentini (come sa anche Brunello) non ha per niente un grande feeling.

Nella prima parte abbiamo ricostruito il percorso di Brunello Trocini con il Cosenza Calcio (http://www.iacchite.com/cosenza-la-favola-di-brunello-trocini-1-il-ragazzino-terribile/), ieri ci siamo occupati del sogno bianconero (http://www.iacchite.com/cosenza-la-favola-di-brunello-trocini-2-il-sogno-bianconero/). E oggi chiudiamo il cerchio spaziando dagli ultimi anni di calciatore di Brunello alla carriera di allenatore.

La Juventus decide di cederti per due anni a Trento, in C2.

Una disdetta. Mi volevano il Cosenza (avrei giocato con Zaccheroni) e l’Ancona e mi hanno dato al Trento… Sono stato bene ma tra infortuni e militare, ho giocato poco e alla fine del 1996, nonostante avessi ancora un altro anno di contratto con la Juve, ho smesso di giocare e sono tornato a casa.

Chi ti ha convinto a riprendere?

Pietro Alberti. Mi ha portato nel suo Dipignano, in Eccellenza, ho segnato un sacco di gol e ho ripreso fiducia. L’anno dopo ho accettato l’offerta del Castrovillari e sono rimasto due anni in C2, giocando con campioni come Gigi Marulla e Gigi De Rosa. Ho segnato 11 gol ma durante il secondo campionato mi sono infortunato seriamente al ginocchio e ho smesso di giocare già a dicembre.

Siamo nel 1999. La tua nuova destinazione è Reggio Emilia.

Volevo rimettermi alla prova in un campionato più duro come quello di Serie C1. Ho dovuto attendere due mesi, poi è arrivato Rumignani e si è aperta la competizione per trovare un posto in squadra. Ho giocato bene in Coppa Italia e il mister mi ha lanciato anche in campionato: in 10 partite ho segnato 6 gol, i cronisti mi paragonavano addirittura a Silenzi e Ravanelli ma la jella era sempre in agguato. In allenamento, mi faccio male di nuovo alla caviglia e mi devo fermare per 4 mesi. Ero pronto a riprendere, stavo giocando una partita amichevole per ricordare il compianto mister Gramoglia e mi faccio male pure al ginocchio… Riprendo ad ottobre, sulla panchina della Reggiana c’è Maifredi che mi conosceva già dai tempi della Juve e faccio in tempo a giocare 15 partite e a segnare 5 gol, poi a fregarmi ci ha pensato la pubalgia… Non mi hanno rinnovato il contratto e sono ripartito ancora una volta da zero a 27 anni.

E a questo punto arrivano prima Patania e poi Mirabelli… 

Non volevo ancora rassegnarmi a smettere di giocare. Mi ha chiamato mister Patania e sono andato con lui ad Andria. Un bel campionato di C2 e poi uno di C1 a Martina Franca, ma sempre con i soliti infortuni in mezzo. Poi ho provato ad andare a Roma con la Lodigiani ma è stata una parentesi da dimenticare. E’ stato allora che mi ha chiamato Massimo Mirabelli a Rende, ho accettato con entusiasmo e persino la jella ha smesso di perseguitarmi: due anni ottimi e con tante soddisfazioni. Undici gol in Serie D e promozione e poi ancora 7 gol in C2. Ero diventato il capitano a furor di popolo (segnò anche due gol nel derby al San Vito contro il Cosenza, ndr), Mirabelli era bravissimo già da allora e sfiorammo addirittura il salto in C1 ma gli infortuni tornarono a bussare alla mia porta e questa volta, nel 2005, a 31 anni, con il contratto in scadenza, la prospettiva era davvero quella di smettere. Giocai ancora un paio d’anni, tra Paola e Amantea, e alla fine appesi le scarpe al fatidico chiodo.

Ed eccoci alla carriera di allenatore.

Quando smisi di giocare, decisi di occuparmi a tempo pieno all’azienda edile della mia famiglia. Nel 2012 dopo 7 anni dal mio ritiro, però, una mattina lessi il mio nome sul giornale: ‘Bruno Trocini potrebbe allenare la Juniores del Cosenza, titolava l’articolo. Giuro che ancora nessuno mi aveva contattato, però leggendo il mio nome mi chiesi: ‘E se davvero mi arrivasse questa chiamata, cosa rispondo?’ Due giorni dopo squillò il telefono…risposta affermativa e addio azienda di famiglia. Mi affascinava allenare i giovani, gli under 18 o Juniores come si dice in gergo. Al primo anno stravinsi il campionato.

La telefonata gliel’aveva fatta Francesco Candelieri, responsabile del settore giovanile del Cosenza Calcio della prima era Guarascio che cercava un sostituto per Luca Altomare, che aveva vinto il campionato l’anno precedente e aveva seguito Mimmo Toscano nella sua avventura di Terni. Era il secondo anno di Serie D e la convivenza del patron Guarascio con i responsabili dell’area tecnica Stefano Fiore e Aristide Leonetti diventava sempre più precaria, al punto che nel pieno della faida tra le due fazioni, la società decise di allontanare Trocini nelle ultime due partite del campionato a livello di prova di forza. Ma Brunello quel campionato l’aveva stravinto davvero. Numeri eccezionali per i ragazzi allenati da Trocini. 69 punti frutto di 22 vittorie, tre pareggi e sole tre sconfitte. 68 i gol segnati e appena 19 quelli subiti.

Il Cosenza Juniores 2012-13 ha stabilito un piccolo record: 14 vittorie su 14 partite giocate in casa al Centro Sportivo Real Cosenza. Un vero rullo compressore davanti all’affezionato pubblico amico. Fuori casa, di conseguenza, 8 vittorie (che sono comunque tante), 3 pareggi e 3 sconfitte. Ciccio Reda è il capocannoniere con 9 gol, seguito a ruota da Gigi Le Piane con 8 reti, da Michele Volpe con 6, il fantasista Magarò, Perna ed Ettore Morelli con 4. In quella squadra giocavano il portiere Fabiano, i difensori Buffon e Rocca, il mediano Rino, l’esterno sinistro Pellegrino e spesso – visto che non giocavano in prima squadra – arrivavano anche Franzese, Marchio e Naccarato. Quella squadra, poi, con Franco Florio in panchina, sarebbe stata eliminata ai quarti di finale dal Bisceglie. 

A questo punto ritorna il Rende. 

Dopo la stagione alla Juniores del Cosenza, la mia prima da allenatore, ricevetti una chiamata da Rende: ‘Ti va di occuparti del nostro settore giovanile?’. Accettai e quattro mesi più tardi mi ritrovai a guidare la Prima Squadra in Serie D (dopo l’esonero di De Angelis, ndr) che era ultima in classifica e praticamente già retrocessa….

Il resto della storia lo completiamo noi: Rende che in 12 giornate con Trocini in panchina colleziona 27 punti e ottiene la salvezza senza nemmeno passare dai playout. L’inizio di un’avventura che porta fino ai giorni nostri: perché da allora, stagione 2013/2014, le strade del Rende e di Bruno Trocini non si sono mai separate.

Nel campionato 2014-15 il Rende sfiora la promozione, arriva secondo e perde il quarto turno dei playoff nazionali contro il Taranto, già affrontato nel 2006 in occasione dello spareggio valido per la promozione in Serie C1; proprio come allora, saranno gli ionici a prevalere. Il piazzamento nella stagione 2014-2015 qualifica il Rende al primo turno di Coppa Italia Professionisti, la seconda della storia della società. L’avversario designato è la Spal, che vincerà di stretta misura (1-0). L’annata successiva sarà deludente e ad un certo punto del campionato, dopo la sconfitta di Lamezia, Trocini firma addirittura le dimissioni, che però saranno respinte dal presidente Coscarella, che mai come in questa circostanza ha visto lontano. La consacrazione arriverà dalla stagione 2015-16 con il secondo posto alle spalle della Sicula Leonzio e il successo nei playoff contro Gela e Cavese. 

Il finale, tutto dedicato al Rende dei miracoli che sta per centrare il traguardo dei playoff per la Serie B, lo racconta Brunello Trocini a gianlucadimarzio.com

Il segreto di questa squadra? I ragazzi stanno giocando questo campionato sapendo che per loro potrebbe rappresentare l’occasione della vita, in molti non avevano mai giocato in Serie C prima di quest’anno. E’ un gruppo che conosco bene, alcuni di loro li alleno da 4/5 anni: si è creato il giusto mix tra giovani di valore, gente in cerca di riscatto, calciatori più esperti. La compattezza del gruppo, eccolo il nostro segreto.

Le strade del Rende e di Trocini si divideranno. Ovunque andrai, buona fortuna Brunello.

3 – (fine)