La “Festa della Pecorella” e la doppia morale di Pedace

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I media di regime tacciono, come sempre, sull’incredibile vicenda di Pedace.

Una lettera (firmata) che ci è giunta in redazione ha sancito per l’ennesima volta il ritornello che ripetiamo ormai da più di un anno: scrivono solo quello che fa più comodo. Ma la nuova democrazia informatica ormai li ha relegati al loro ruolo naturale e cioè quello di leccaculo che non vengono più letti o visti da nessuno.

Pedace, muore d’infarto al bar ma la “Festa della Pecorella” e la diretta radio continuano

A Pedace è in corso la popolare “Festa della Madonna della Pecorella”. Un signore, di nome Mario Peluso, è morto d’infarto prima che potessero arrivare i soccorsi davanti al bar della piazza. Ma tutti hanno fatto finta di niente, si sono scansati e la festa è andata avanti, all’insegna del motto “The show must go on”.

Con tanto di banda musicale e di diretta radiofonica su RLB, la radio del potere. O meglio la radio al servizio del signorotto di Pedace ovvero il “solito” Giuseppe Giudiceandrea, consigliere regionale amico degli amici e compare del mio compare.

Simona Gambaro, rampante "direttore" di RLB
Simona Gambaro, rampante “direttore” di RLB

Gli occhi sgomenti e increduli dei pedacesi hanno visto il telo che ricopriva il cadavere: il tempo di sistemarlo nella Chiesa dei Cappuccini, un po’ fuori dal centro della festa, e tutto è ricominciato come se nulla fosse accaduto.

La processione della Madonna Addolorata ha fatto solo una semplice deviazione per evitare il tratto di strada dove è morto il signor Peluso, nulla quaestio sulla funzione religiosa se non fosse per il fatto che l’accompagnamento musicale poteva essere evitato.

Altra cosa è invece il rito civile, che nella giornata di ieri, come specificato dal manifesto relativo alla festa, era “gentilmente” offerto dalla Regione Calabria.

E’ evidente che fare un’offesa a quei damerini della Regione che si impegnano sistematicamente per mandare moneta sonante al paesello della cuccagna – i benemeriti tamarri ‘ncravattati alla riscossa – sarebbe stata un’offesa inaccettabile.

Il giorno della “Festa della Pecorella” a Pedace vengono invitati i signorotti che contano e che possono cambiare il futuro di gente senza né arte e né parte che si trova ad occupare posti di lavoro ragguardevoli, senza titoli specifici.

Non dimentichiamo che Pedace ha dato prova di sé quando ha eletto a sindaco Marco Oliverio, il figlio di quella dipendente comunale che fu arrestata per truffa ai danni dello stato insieme agli altri 10 compari/colleghi, tra cui il fratello e il cognato!

Questo Oliverio ha evidentemente ereditato l’astuzia materna, tanto che trovò anche il modo di lucrare sull’evento fornendo assistenza legale, lautamente retribuita, ai compari/colleghi della madre.

madTornando alla vicenda del signor Peluso, la sua tragica morte durante la festa, nell’indifferenza generale, si scontra violentemente con i continui e ostentati riti alla memoria della sindaca storica Rita Pisano (madre dell’attuale consigliere regionale Giudiceandrea), alternati a cerimonie in memoria di suo marito, che non c’entra niente con Pedace (infatti era originario di Calopezzati) ma che a Pedace è venerato come il santo che faceva passare i concorsi magistrali alle maestrine, che oggi sono sistemate grazie a lui.

Ma si sa: i Giudiceandrea a Pedace non sono solo una famiglia che conta ma sono la famiglia che conta politicamente più di tutte le altre e per questo vanno “stimati”.

Il signor Peluso non era un soggetto politicamente interessante, né un elettore che potesse portare voti alla causa PD, viveva alla giornata e non faceva rumore quando chiedeva aiuto ai furbetti del potere.

La doppia morale di Pedace, ancora una volta, così come succede purtroppo a Cosenza e in tante altre città dilaniate dalla corruzione e ridotte a bande, ha dato prova di sè. E stasera si ricomincia.

The show must go on. 

g. c.