La fine della sinistra, la mafia e la Democrazia in pericolo

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di Giorgio Bongiovanni

Mentre a Palermo prosegue il processo trattativa stato-mafia, tra i palazzi romani delle Istituzioni si assiste ad un preoccupante scenario politico, che evidenzia tristi presagi per il futuro dell’Italia e della nostra democrazia.
Al processo trattativa, le dichiarazioni di collaboratori di giustizia e dichiaranti hanno aperto squarci importanti su cosa accadde dietro le quinte del biennio stragista, e sui contatti ed accordi intercorsi tra esponenti della mafia e delle Istituzioni. Inutile dire che, sul fronte istituzionale, ben pochi sono stati invece i contributi concessi dalle memorie sbiadite ed i numerosi “non ricordo”.

Anche se, alle udienze del 2016, qualche voce si è levata dal mondo politico ed istituzionale, come nel caso degli esami dell’ex ministro Claudio Martelli e del Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, oltre alla limpida testimonianza del colonnello Massimo Giraudo. Oppure, nel 2015, alla deposizione dell’ex capo dei servizi Francesco Paolo Fulci.

Molti altri personaggi-chiave dell’epoca, invece, sono deceduti senza rivelare ciò che sapevano, come l’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro o l’ex capo della polizia Vincenzo Parisi, mentre altri attori di quel biennio sono già stati condannati per reati di mafia (l’ex senatore Marcello Dell’Utri e l’ex funzionario del Sisde Bruno Contrada).

Sul piano politico invece stiamo assistendo alla miserabile scissione del Partito Democratico, fatta di veleni, odio e divisioni interne.
Si può ormai dichiarare la definitiva morte della sinistra italiana che probabilmente arrancava già da tempo.
Il Pd infatti sembra rappresentare l’ultima “trasformazione”, perché continuazione non si può chiamare, di quella sinistra storica nata con il partito Comunista d’Italia fondato da Antonio Gramsci, il quale probabilmente si sta rivoltando nella tomba nel vedere “l’erede” del suo partito ridotto ad un pugno di gentaglia dove uno combatte contro l’altro (eccezione fatta per qualche politico per bene).
Motivo per cui i cittadini non troveranno più all’interno di un partito storico gli ideali della sinistra ma dovranno andare a cercarli nelle singole persone che ancora possiamo definire politici di sinistra. Uomini e donne che hanno fatto dell’azione politica un impegno etico e morale ma che ora si troveranno senza alcuna bandiera. Qualsiasi schieramento nuovo nasca nel PD infatti, ai nostri occhi non può essere credibile e affidabile soprattutto nella lotta alla mafia.

MONTECATINI TERME, 11/11/2007 – IL PRESIDENTE DI FORZA ITALIA, SILVIO BERLUSCONI INTERVIENE AL CONGRESSO DEI CIRCOLI DEL BUON GOVERNO DI MARCELLO DELL’UTRI
NELLA FOTO MARCELLO DELL’UTRI CON SILVIO BERLUSCONI
FOTO GIUSEPPE MATTEINI/INFOPHOTO

Il panorama politico che si apre è quindi devastante: di fronte alla decadenza della sinistra attendono in agguato i partiti “amici” della mafia come Forza Italia, di cui un fondatore, Marcello Dell’Utri, è in carcere per concorso esterno in associazione mafiosa e l’altro fondatore, Silvio Berlusconi, nonostante ora sia libero, ha alle spalle diverse condanne in primo grado che vanno dalla prostituzione (in appello però è stato assolto) alla corruzione (il cui processo è caduto in prescrizione recentemente). Inoltre emerge chiaramente dalla sentenza del processo contro Dell’Utri che Berlusconi non era certo ignaro dei “contatti” del suo amico siciliano.

C’è però uno spiraglio di speranza che si chiama Movimento 5 stelle guidato dal comico Beppe Grillo. Il quale sul tema mafia non sembra molto preparato ma all’interno del movimento, fortunatamente, ci sono giovani competenti sul tema, come ad esempio alcuni membri della Commissione Parlamentare Antimafia, che stanno facendo un ottimo lavoro.
Nonostante il Movimento 5 stelle abbia avuto alcuni problemi interni (il caso Raggi è l’ultimo ad esempio) sembra stia mantenendo il consenso e le prospettive delineate sembrano buone, però il programma politico manca ancora di chiarezza. Qualora infatti il Movimento 5 stelle dovesse prendere il potere, a nostro avviso dovrebbe mettere la lotta alla mafia tra i primi cinque punti fondamentali del proprio programma di governo.

In altre parole significa finanziare le forze dell’ordine, incentivare l’educazione alla legalità ma soprattutto impegnarsi nella cattura dei latitanti e nello smascherare il rapporto tra mafia, politica ed economia che dura da oltre centocinquant’anni e che ha permesso oggi alla mafia di raggiungere i vertici della finanza.
È però doveroso evidenziare i pericolosi fattori che possono impedire il procedere in questa direzione.

La prima ipotesi è che il vero padrone dell’Italia e delle sue finanze, “il principe” (per citare “Il ritorno del Principe” a firma di Roberto Scarpinato e Saverio Lodato), possa condizionare i nuovi dirigenti politici italiani, siano del M5s o di altri movimenti. E convincerli dell’impossibilità di contrastare la mafia poiché quest’ultima è un potere determinante per quanto riguarda i sistemi criminali integrati.

La seconda, e più tragica, accadrebbe qualora il M5s (o nuove forze politiche) non si facesse condizionare dalle forze in campo: azione alla quale corrisponderebbe, come reazione, un nuovo attacco frontale a suon di bombe contro lo Stato.

Uno scenario determinato da poteri occulti aventi menti raffinatissime che potrebbero essere artefici di un attentato contro il pm Nino Di Matteo e, allo stesso tempo, di una sorta di colpo di stato. Al magistrato, quale simbolo di legalità e giustizia; al Paese intero, per impedire un processo di cambiamento positivo che il M5s o altri giovani movimenti politici potrebbero portare avanti. Ovviamente noi auspichiamo che non accada mai in Italia uno nuova strategia della tensione che causerebbe la morte di innocenti e di uomini e donne giusti.
Saranno capaci, i nuovi movimenti politici e tutti noi cittadini, di resistere e proteggere quei magistrati in prima linea che maneggiano inchieste scottanti e ad alta tensione? Al momento a nostro giudizio la parola d’ordine è, come disse il procuratore Francesco Saverio Borrelli all’epoca: “Resistere, resistere, resistere!”