La grande bufala dell’attentato a Granata: il “testimone” che prende i soldi del Consorzio Valle Crati

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C’è un altro aspetto sconcertante della vicenda legata al (presunto) attentato al presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata, al quale qualcuno ha incendiato la macchina la sera del 5 maggio scorso. A tre giorni dall’apertura delle buste per la “gara del secolo” per la gestione della depurazione cosentina.

Granata, nella foga di dimostrare che la “mafia” lo vedeva come il fumo negli occhi (sinceramente non si capisce neanche bene perchè), aveva individuato in Francesco Pezzulli (ex dipendente della cooperativa che lavorava alla vigilanza dell’impianto di Coda di Volpe) l’attentatore “ideale” e nella sua autovettura, una Peugeot 106 rossa malandata, la “prova” che tramava ai suoi danni.

Per dimostrare il suo teorema, dunque, aveva trovato un testimone che diceva di aver visto in piazza Europa la macchina di Pezzulli ma soprattutto un altro teste che, a suo parere, avrebbe inchiodato il “colpevole ideale” di Granata.

Lui si chiama Ettore Bruno.

Da sinistra: Ettore Bruno, il solito ex assessore di Occhiuto, Vizza e Maximiliano Granata
Da sinistra: Ettore Bruno, il solito ex assessore di Occhiuto, Vizza e Maximiliano Granata

Nell’ordinanza con la quale il gip Salvatore Carpino rigetta la richiesta di arresto della procura della Repubblica di Cosenza nei confronti di Pezzulli, si legge testualmente.

“… Ettore Bruno, dipendente del Consorzio Valle Crati, riconosceva nella Peugeot 106 di colore rosso, l’autovettura utilizzata da Francesco Pezzulli per raggiungere il posto di lavoro, fino al mese di febbraio 2015, “cioè fino a quando egli ha lavorato presso il depuratore di contrada Coda di Volpe”…”. 

Poichè non ci fermiamo mai davanti alle sole apparenze, siamo andati ad approfondire la conoscenza di questo soggetto.

In realtà, al contrario di quanto hanno dichiarato lo stesso Ettore Bruno e il presidente del Consorzio Valle Crati Maximiliano Granata, il soggetto non è affatto un “dipendente” del Consorzio. Bruno, infatti, risulta essere il titolare di una ditta individuale denominata proprio come lui (“Bruno Ettore”) con sede legale proprio a contrada Coda di Volpe. La sua attività, in particolare, è quella di fabbro. 

Ed è un’attività che viaggia a gonfie vele proprio perchè il Consorzio Valle Crati la foraggia alla grandissima. Per esempio, la ditta individuale di Ettore Bruno è quella che si aggiudica l’avviso pubblico per l’alienazione di materiale ferroso depositato presso l’impianto di depurazione di contrada Coda di Volpe nel corso del 2014. E non dev’essere stata una gara di pochi euro se è vero, com’è vero, che da quelle parti il materiale ferroso abbonda e, chiaramente, dev’essere pur smistato da qualcuno. Ettore Bruno, dunque, smaltisce tutto questo materiale ferroso e viene regolarmente retribuito dal “capo” del Consorzio Valle Crati. Quale miglior alleato per dimostrare che c’è qualcuno che trama alle spalle del suo “padroncino”?

Non solo. Anche il padre di Ettore Bruno (che vediamo in questa foto) lavora all’interno della “grande famiglia” del Consorzio Valle Crati, Ormai ha una certa età e non manca chi profetizza che, alla fine della giostra, il suo figliolo seguirà la sua strada diventando uno dei dipendenti della General “servizi segreti” Construction che gestisce e gestirà la depurazione “alla cosentina”. 

Così vanno le cose a Cosenza. Nei santuari del malaffare che viaggiano a braccetto con la procura della Repubblica di Cosenza. Nel silenzio (quasi) generale della politica e delle istituzioni.

4 – (fine)… per il momento