La guerra per la sigla DP: i cazzari al potere

Palla Palla e il comunista col culo degli altri
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Un tempo era DP: Democrazia Proletaria. Erano gli anni della contestazione politica per le strade, nelle piazze, e dai cortei spuntavano le prime P38.

Seppur contestati, per via della loro scelta di “presentarsi alle elezioni”, dalle altre organizzazioni dell’allora variegata sinistra extraparlamentare, quella di Democrazia Proletaria resta un primo tentativo istituzionale di fantasia al potere.

Una sigla, DP, che ha una sua storia ed una identità politica ben precisa. Un simbolo che ha rappresentato per oltre 15 anni (1975/1991) insieme ad altri, le istanze di una classe sociale che viveva e vive ai margini della società. Un partito di ispirazione Comunista. Una “idea di partito” dismessa oramai dal 1991.

Ma qualcuno a distanza di 23 anni ha pensato bene di resuscitare l’acronimo DP mantenendo la Democrazia, ma cambiando classe sociale di riferimento, dai proletari ai progressisti. E così nelle regionali del 2014 fa il suo rientro nelle istituzioni la sigla DP, ovvero Democratici Progressisti. A sponsorizzare l’operazione quel ciaone di Carbone e Ferdinando Aiello. I due vogliono costruire un gruppo autonomo alla Regione, per aver maggior peso contrattuale con Palla Palla con il quale, all’epoca, ma anche oggi, i rapporti non erano sereni. Un modo per tutelare i propri interessi politici e clientelari. Un esordio che si consolida con la vittoria di Oliverio e l’elezione di ben 3 consiglieri: Bova, Neri, Giudiceandrea.

Dalla fantasia al potere ai cazzari al potere.

Oltre a costituire un gruppo che significa prendere bei soldoni per attività fantasma giustificate con l’azione politica che non sanno neanche cos’è. Il trio di più non ha fatto. Su tutti Giudiceandrea, il comunista con il culo degli altri. Dalla sua elezione ad oggi ha prodotto solo brutte figure e sgami. A cominciare dalle offese rivolte ai disoccupati e senza reddito, derisi dallo stesso per la loro condizione, seduto comodamente sul divano mentre si gode lo stipendione alla faccia nostra. Per poi passare alle insolenze rivolte a tutta la categoria degli insegnanti che lui reputa mediocre ed incapace. Fino alla strafottenza di voler istituire di nuovo il vitalizio per i consiglieri regionali, ovviamente ara mmucciuna dei cittadini.

La nuova battaglia intrapresa da questo soggetto che definirlo politico è un’offesa alla storia, è quella di rivendicare la paternità della sigla DP. Perché nelle vicissitudini di questi giorni del PD, i fuorisciti (bersaniani, speranziani, e compari), hanno deciso di costituire una nuova formazione politica chiamandola proprio DP, Democratici Progressisti.

Un’offesa che uno come Giudiceandrea non può sopportare. Lui che è sempre stato un fedele renziano per interposta persona, non può permettere che proprio degli anti renziani di ferro come Bersani, si approprino della sua sigla DP  generando confusione negli elettori. Non gliene frega niente di fare battaglia per i disoccupati, per i senza reddito, per i giovani, per lo sviluppo del territorio, il suo problema è che Bersani gli ha scippato l’idea. La sua battaglia è quella di garantire la sopravvivenza della sigla DP che in questa fase serve ad Oliverio e Aiello per formare un gruppo autonomo, tutto calabrese, per innestarsi all’interno della corrente Dem, dentro al PD.

Tutto roba che serve alla gente per andare avanti. Un problema, quello del gruppo di Giudiceandrea, che merita tutto l’impegno politico possibile e immaginabile. E annuncia barricate. Non per chi non arriva alla terza settimana, non per chi viene lasciato per terra nelle corsie degli ospedali, non per i giovani che non hanno preso un euro dai progetti regionali, non per l’assistenza agli anziani, per la sigla. La Calabria va a scatafascio, la giunta regionale è incapace di produrre azioni politiche a favore dei cittadini, e lui pensa alla sigla.

Che poi questa sigla di chi è realmente? Non certo di Giudiceandrea che è stato solo chiamato a partecipare alla lista da Aiello come suo prestanome. La domanda è semplice: Giudiceadrè, hai depositato tu alle elezioni regionali il simbolo e la sigla DP? Hai fondato un partito o un movimento politico che si chiama DP?

Come gruppo regionale puoi chiamarti come vuoi, ma questo non significa che la dicitura ti appartenga. Comunque, al di là di tutto, capite ancora una volta quali sono gli interessi di questi squallidi personaggi che stanno in politica solo per tornaconto personale.

E questa storia della sigla lo dimostra ancora una volta.

GdD