La “legge” di certi giudici: il caso Francesco Gangemi

Francesco Gangemi

Il giornalista Francesco Gangemi è un professionista discusso. E’ il direttore de “Il Dibattito”, che ha grande diffusione nelle carceri e ha sostenuto la campagna di stampa che voleva coinvolgere i pm Enzo Macrì e Francesco Mollace (e che ve lo diciamo a fare?) nel processo di Messina sul conto di Lembo e Alfano e sulle connivenze tra Cosa Nostra e la magistratura messinese.

Lo scorso anno si è parlato di lui per una grottesca vicenda: lo avevano arrestato per un cumulo di pene per diffamazione, roba che anche farisei come Parisi e Sidda (giornalisti “sindacalisti”, gran brutta razza) l’hanno sostenuto. Gangemi ha 82 anni e ha recentemente subito un delicato intervento chirurgico al cuore. Ma non lascia “Il Dibattito”, anche on line, e alcuni dei suoi documenti sono straordinari. Soprattutto perché fanno girare le palle ai servizi, che malsopportano la scomoda verità.

Questo che vi proponiamo è un suo articolo recente, nel quale scrive di altre incredibili e clamorose ingiustizie. 

di Francesco Gangemi

Non solo sono i dottori del diritto, vanno oltre. Sono, diciamo, onniscienti. Perché sono finanche i dottori delle scienze mediche. In questa veste incontestabile, stabiliscono se l’imputato, nonostante sia stato dichiarato da medici, specialisti e cardiochirurghi e strutture pubbliche non idoneo a viaggiare e malgrado i medici legali delegati dagli stessi onniscienti alla visita fiscale confermino l’idoneità, gli onniscienti, in modo sbrigativo e discutibile sotto il profilo giuridico, tout court, così si pronunciano: non riconosciamo il legittimo impedimento.

Altri loro colleghi, invece giustificano il legittimo impedimento. Non essendo io un giurista, non so se il legittimo impedimento rientri nella discrezionalità di chi debba giudicare. Addirittura, un giudice di Salerno s’è a tal punto “intestonato” da spedire al mio domicilio due galantuomini: un cardiochirurgo e un espertissimo in medicina legale. Ove dovessero decidere che io sia nelle condizioni di viaggiare, il giudice baderà a farmi prelevare dai Carabinieri e trasportarmi scortato in autoambulanza all’udienza del “Presidentissimo”.

A quel punto, io mi potrei avvalere della facoltà a rinunciare alla presenza nell’udienza. Per privacy, tralascio la pubblicazione delle mie dolorose patologie peraltro documentate da certificazioni specialistiche, da ricoveri, da interventi chirurgici, da sessantacinque trattamenti radioterapici e da sei chemioterapici eseguiti, questi ultimi nel 1990 quando ancora la chemioterapia non si era scientificamente evoluta.

Faccio presente, con grande umiltà, che fin quando stavo discretamente bene non ho mai fatto mancare la mia presenza nelle udienze nel corso delle quali non mi sottraevo alle dichiarazioni spontanee molto sgradite a chi mi giudicava. In quanto al dottor Ingroia, difensore della corrotta e corruttrice famiglia Basile di Palermo, fino a quando non è pdrstato indagato perché assieme a un rappresentante della paramafiosa famiglia palermitana s’é presentato da tale CROCETTA presidente della Giunta Siciliana incassando pare circa centoventimila euro, mormorava nell’aula (Tribunale di Cosenza) che io ero stato condannato otto volte dai giudici monocratici di Catania. Dottor Ingroia, le faccio presente che, pagando il bollo dovuto, ho già acquisito le sentenze a mio sfavore emesse dalla Corte d’Appello e dai monocratici del Tribunale di Reggio Calabria.

Presto acquisirò per delega, le otto sentenze di condanna pronunciate amorevolmente dal Tribunale di Catania e sarò in grado di dimostrare l’acredine viscerale nei miei confronti sol perché sono e sarò sempre un uomo libero, non al servizio di padroni e padrini, e orgoglioso della mia dignità di uomo e di giornalista senza remore nel denunciare chiunque commetta reati, magistrati inclusi. Buon lavoro dottor Ingrogia e la mia disistima, la più ampia possibile, nei confronti dei tre Basile che si sono presentati con la faccia di marmo che si ritrovano all’udienza presso il Tribunale di Cosenza.

Dimenticando di informare il Giudice, che giorni prima dell’udienza un figlio della troika, è andato a trovare il signor Mattiolo Gioacchino per proporgli: se mi dici chi ti ha fornito le trascrizioni, mio padre ti assumerà. Ha capito. Dr INGROIA? La risposta è stata secca: no!