La magistratura radical chic, la politica, i gessi di cartone e l’informazione “a pagamento”

di Francesca Lagatta

Fonte: La Lince (http://www.francescalagatta.it/2018/08/05/calabria-la-magistratura-radical-chic-la-politica-i-gessi-di-cartone-e-linformazione-a-piacimento/)

Roberto Saviano una volta raccontò che Benigni gli riferì una frase che lo toccò profondamente e lo fece riflettere: quando un uomo con la pistola incontra un uomo con la penna, quello con la pistola è un uomo morto. Non è un caso che in Calabria la politica e la criminalità, che sono a volte è la stessa cosa, siano vive e vegete. Perché di calabresi con la penna in mano ce ne sono parecchi, più di duemila quelli iscritti all’Ordine dei Giornalisti, ma poi quelli disposti ad usarla sono pochi e semmai la usano per tirare a campare, per ottenere favori e privilegi. Tante penne illuminate d’improvviso smettono di emanare luce e te le ritrovi nell’ufficio stampa di Tizio e di Caio. Ma non c’è niente da biasimare, benché sia immorale. Il giornalismo è stato ridotto volutamente alla fame per soffocare la voglia di scrivere a chi mai gli venisse, così da rendere i giornalisti acquistabili come merce in esposizione. Tanti sono padri e madri con dei figli da sfamare, tanti altri si ritrovano sbattuti fuori da un giornale dalla sera alla mattina con le rate dell’auto o il mutuo da pagare. E i ricchi potenti in questa situazione ci sguazzano.

Due giorni fa a Paola il magistrato Nicola Gratteri ha detto che bisogna fare pulizia tra magistrati e giornalisti, ma non si è soffermato sul problema reale che affligge il giornalismo, ossia l’informazione manipolata, creata ad arte, pagata a tanto al chilo come i pesci al mercato, ma sui «cronisti con una pagina e mezzo di reati giudicati che continuano a esercitare la professione, così come quelli che scrivono per screditarmi. Ho disposto 169 arresti, il Riesame ne libera 5 e alcuni giornali dicono che l’operazione sia stata un flop». Ora, sorvolando sui flop della magistratura che meritano un capitolo a parte, il punto qual è? Che Gratteri, proprio come un politico qualunque, non si preoccupa di capire se chi ha una pagina e mezza di reati passati in giudicato scriva il vero oppure no, ma si preoccupa perché costoro lo screditerebbero, laddove per screditare si intende insinuare il dubbio, porsi le domande, non prendere per oro colato la verità che ci viene raccontata, fare da cane da guardia della democrazia, portare alla luce le controversie, mettere tutto in discussione, creare il dibattito. Insomma, quello che dovrebbe fare un giornalista.
E vabbè, anche per Gratteri il problema della Calabria sono diventati i giornalisti fuori dal coro e non quelli belli allineati sul filo del politicamente corretto e contrattino in tasca, quei giornalisti incensurati che invece storpiano la realtà, si mettono proni ai potenti e ai loro bei soldoni, di quelle redazioni diventate vere e proprie aziende che “commerciano” notizie in virtù dei bonifici pervenuti sul conto corrente sotto la voce “banner pubblicitario” di o donazione da parte di fondazioni, ditte e associazioni riconducibili a politici e politicanti.

D’altro canto in questa terra i giornalisti-giornalisti non sono ben visti, mai, da nessuno. Qui i giornalisti, sono considerati “bravi” quando le notizie le insabbiano, come per le indagini, come per i veleni, come per i rifiuti, come per tutto ciò che deve rimanere nascosto perché portarlo a galla non conviene.

Peccato  davvero che le dichiarazioni di Gratteri arrivino nel modo sbagliato, nel momento più sbagliato dell’anno. La Calabria è reduce da un polverone mediatico di quelli che non si dimenticano facilmente, di quelli che per chi crede ancora in questo strampalato e bistrattato mestiere, è un pugno allo stomaco. Ci saremmo aspettati che accanto alle dichiarazioni di “pulizia” di certi giornalisti, il procuratore antimafia chiedesse anche la tutela per quei cronisti messi alla berlina dal potere, spinti giù dal grattacielo delle verità senza paracadute, solo perché, come detto poc’anzi, rei di non piegarsi alle leggi non scritte del potere e di certa informazione. Su questo nemmeno una parola.

È successo che nei giorni un giornalista, Pietro Bellantoni, abbia provato a denunciare l’ennesimo scempio della sanità calabrese dalle colonne del Corriere della Calabria, mentre un presidente di Regione, nel nostro caso Mario Oliverio, anziché indignarsi bolli come fake news una notizia più che documentata. La notizia in questione è quella che riguarda le ingessature di cartone all’ospedale di Reggio Calabria, mentre a sostenere la tesi del governatore (e non il contrario) ci ha pensato il Sole 24 Ore, grazie alla penna della solita giornalista che, bontà sua, descrive spesso e volentieri la Calabria come il paradiso terrestre, vede 9 milioni di turisti e una svolta epocale nei trasporti e nei collegamenti. Chiaramente tutte questioni per cui il merito, è sottolineato mediamente ogni dieci righe, va all’intransigente Presidente e alla sua squadra di governo.

Per carità, un giornalista non deve per forza parlare male delle istituzioni e alla fine i 9 milioni di turisti sono un incoraggiamento, magari la cronista avrà visto le strade di cui parla in fotografia e i collegamenti tra 50 anni almeno ci saranno davvero, ma ciò che incuriosisce della vicenda è che non solo chi di dovere non chieda prove e spiegazioni in merito, ma che tra la Regione di Oliverio e l’azienda della redattrice che parla di notizie false basandosi sulla solo difesa dei dirigenti sanitari, c’è un rapporto consolidato e duraturo. Da diverse migliaia di euro. Lo rivela Emiliano Morrone, addetto stampa pentastellato, che con Oliverio condivide l’appartenenza a San Giovanni in Fiore: «Come ripete il governatore, “la Regione deve essere una casa di vetro”. E noi diamo il nostro (veramente) umile contributo alla causa, assicurandovi che NON È UNA BUFALA.

Facciamo, dunque, un po’ di TRASPARENZA sulle spese della Regione per attività di comunicazione su “Il Sole 24 Ore”. Stando al Bollettino ufficiale della Regione Calabria, da quando Oliverio è governatore le riferite spese ammontano a 14.640 euro: 1) 9.760 euro per la “Guida alle regioni italiane” di” Il Sole 24 Ore”, con pagamento alla società B-Side Communication srl (dello stesso gruppo del giornale), mediante decreto dell’allora dg della Programmazione comunitaria, Paolo Praticò, del 17 ottobre 2016, prot. n. 161; 2) 4.880 euro per “specifiche informazioni attraverso l’uso della stampa e, in particolare, attraverso la pubblicazione di una pagina dedicata alla Regione Calabria, su ‘Programmi e Progetti’ ne ‘Il Sole 24 Ore/Eventi Nazionali’, concordando il servizio, come da mail del 23.10.2025 in atto presso gli uffici, con la società B-Side Communication Srl”, per come risulta dal decreto dell’allora dirigente del Settore 1 della Programmazione comunitaria, Luigi Zinno, assunto il giorno 11 dicembre, prot. n. 1164».Questo potrebbe non voler dire assolutamente nulla, ma a pensarci bene fa riflettere che Il Sole 24 Ore sia stato l’unico giornale di stampa nazionale a smentire una notizia dalle evidenze, mi si scusi il gioco di parole, piuttosto evidenti. E a pensarci ancora meglio il giornale sostiene che si tratti di fake news basandosi sulle dichiarazioni dei dirigenti dell’ospedale e sulle dichiarazioni di uno dei pazienti che ammetterebbe di essere stato cartonato sul luogo dell’incidente e non in ospedale. Un clamorosissimo caso di coincidenze tali da mandare in frantumi ogni regola matematica, dal momento che quelli che si sarebbero ingessati da soli con il cartone, e non in ospedale, sarebbero 4 in poche ore, di cui di 3 vi è prova fotografica.

Ah, poi ci sarebbero anche l’ammissione parziale nel comunicato stampa dell’azienda in cui si parla chiaramente di ingessature di cartone come pratica d’emergenza e le dichiarazioni di un medico che per ovvie ragioni è rimasto anonimo: “Gli infermieri, a cui spetta il compito di immobilizzare le parti fratturate a volte non sono in grado di svolgere quel compito, visto che nessuno ha mai pensato di far seguire loro un corso di aggiornamento. Il Pronto soccorso non procede con l’approvvigionamento del materiale perché la farmacia dell’ospedale impone precisi limiti di spesa, in ossequio alle direttive del direttore generale, Frank Benedetto, ed alla necessità di raggiungere il pareggio di bilancio”.

Ma questo non fa testo. Altrimenti i 9 milioni di turisti immaginari che solitamente affollano la Calabria potrebbero ripensarci.

Grazie a questa storia si è avuta un’ennesima conferma: che il problema della Calabria continuano a essere i giornalisti che denunciano e che criticano l’operato della magistratura. Se non ci fossero loro la Calabria sarebbe certamente un posto migliore di quello che descrivono.