La mia odissea all’ospedale: niente bagno, nuda e senza una coperta! E il diritto alla salute?

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Spett.le redazione,

scrivo nel mio interesse ed in quello di tutti i cittadini onesti la cui dignità spesso viene calpestata, soprattutto in occasione di situazioni ed ambienti in cui, invece, dovrebbe essere maggiormente tutelata come nei luoghi di cura, dove l’essere umano è più esposto a possibili e temporanee fragilità dovute al suo stato di malattia.

Vorrei infatti segnalarvi ciò che è accaduto in data 15 dicembre 2015 presso il pronto soccorso dell’ospedale di Cosenza e che mi ha vista, mio malgrado, protagonista.

Arrivata presso la struttura vengo “catalogata” come codice rosso e immediatamente portata nella stanza al fine di praticare le prime cure.

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Dopo circa mezz’ora chiedo di poter andare in bagno all’infermiera che in quel momento si trovava in stanza con me ma mi viene negato con giustificazioni a parere di chi scrive assurde.

Ovviamente, dopo aver ricevuto il diniego, la sottoscritta insisteva sul proprio diritto anche perché non avevo necessità alcuna di essere accompagnata né dall’infermiera stessa né dagli operatori socio sanitari in quanto insieme a me era presente la persona che mi aveva accompagnata presso il pronto soccorso e che si era resa immediatamente disponibile ad accompagnarmi in carrozzina.

Ciononostante, l’infermiera rispondeva testualmente “fattela addosso” …

Purtroppo, sono stata “costretta” a seguire le indicazioni dell’infermiera visto che non vi era altra possibilità. Successivamente all’accaduto, sono stata ovviamente denudata e senza essere in alcun modo pulita, sono stata avvolta in un pannetto e coperta con un lenzuolo.

Ma non finisce qui!

La stanza in cui sono stata posizionata era dotata di aria condizionata centralizzata ovviamente non funzionante. Infatti, piuttosto che emanare aria calda emanava aria fredda. Poiché ero stata precedentemente denudata chiedevo quantomeno una coperta ma anche qui la risposta è stata negativa.

Difatti, il pronto soccorso non era munito di coperte poiché la ditta che si occupa del lavaggio non aveva provveduto ancora a restituire i panni puliti…

Io mi chiedo e lo chiedo a tutti i cittadini se si può ancora accettare che il diritto alla salute venga calpestato in questo modo.

Se gli orari dei medici e degli stessi infermieri sono massacranti, le conseguenze non possono certo ricadere sui pazienti. Se medici e infermieri ce l’hanno con i signorotti della politica locale, lo dicano pubblicamente senza giri di parole e non se la prendano con gente che va in ospedale per essere curata con umanità.

Ma è chiaro che l’obiettivo è quello di sfasciare la sanità pubblica per favorire quella privata e dei soliti amici degli amici. Ormai lo abbiamo capito tutti.

Ritengo che i fatti accaduti, appena narrati, siano di una gravità inaudita e, quindi, meritano da parte mia una denuncia pubblica che affido alle vostre pagine, certa della vostra attenzione e del vostro interesse a farvi portavoce dei diritti dei cittadini come compete ad una testata seria e libera.

Isabella Cimino