La moglie del giudice del TAR dirigente alla Regione: tutti colpevoli, tutti in silenzio

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Chissà se a Kiev, durante il comunismo, un alto magistrato del partito poteva avere la moglie alto dirigente burocratico.
In Calabria, però, è possibile senza neanche che sì alzi un deputato di Forza Italia e nemmeno di Cinquestelle a denunciare il conflitto di interessi.

Lo scrivevamo già ieri sera che, nella nuova infornata di dirigenti generali, ce n’erano due “accriccati”. Uno è il nipote di Natuzza, tale Fortunato Varone, nominato dirigente al Dipartimento Lavoro e Sviluppo economico e che ormai è destinato ad una carriera “miracolosa” e l’altra è la signora Roberta Porcelli, che dirigerà l’Autorità di Audit.

L’Autorità di Audit, per chi non lo sapesse, è l’organismo che pianifica, gestisce e coordina le attività di controllo lungo tutto il periodo di programmazione, al fine di garantire l’efficacia dei sistemi di gestione/controllo e la correttezza delle operazioni, in modo funzionalmente indipendente sia dall’Autorità di Gestione che dall’Autorità di Certificazione.
E’ attribuita al Ministero dello Sviluppo Economico (MISE).

Roberta Porcelli è figlia di magistrato ma soprattutto è la moglie di Nicola Durante, potente e preparato magistrato del TAR Calabria.

tar-calabria-02E il guaio è che non è nemmeno una novità. Durante fece lo stesso con Loiero e la coppia Scopelliti-Talarico voleva nominarlo addirittura segretario generale del consiglio regionale.

Il problema, però, è gravissimo. Perché la nomina della signora Porcelli in Durante è stata fortemente voluta dal Partito Democratico. Quindi, se tra un mese la Regione o gli uomini del PD dovessero vincere una causa al TAR oppure ottenere una sospensiva tutti penseremmo male.

Per risolvere la questione, che sfugge finanche a quei grillini attenti come la Nesci, la Dieni o Parentela, e per tutelare la stessa Porcelli non rimane che una soluzione: trasferire il marito in un’altra sede.

È una cosa che il Consiglio della Giustizia Amministrativa dovrebbe fare subito. Senza tentennamenti. Per non dare ancora una volta ragione al vecchio Giulio che ricordava come il pensar male fosse un peccato ma raramente era un errore.