La morte del piccolo Giancarlo, depone un maresciallo: “In piscina non c’era nessuna sicurezza per i bimbi”

Advertising

Il locale di Primo Soccorso della piscina comunale di Campagnano quel maledetto giorno della morte del piccolo Giancarlo (il 2 luglio 2014) versava in pessime condizioni.

Diciamo pure che non esisteva nulla che potesse far pensare, sia pur lontanamente, a un presidio di soccorso. Eppure in quella piscina si fa attività sportiva oltre che corsi per bambini. Una situazione grottesca ed imbarazzante, a sentirla prospettare da un maresciallo dei carabinieri (Lucia Vanacore della stazione di Cosenza nord) davanti al giudice Bilotta in una delle aule storiche del nostro palazzaccio, quella col busto di Bernardino Alimena.

Il maresciallo Vanacore ha elencato le criticità: il lettino era vecchio e arrugginito, non c’era un defibrillatore, né una bombola d’ossigeno, non c’era l’ombra di un mezzo dispositivo antiannegamento, che so, un giubbino di salvataggio. Niente di niente. Qualche bracciolo ammassato in una stanza. Neanche “apribocca” o “tiralingua”, due meccanismi che qualsiasi piscina del mondo dovrebbe avere per tamponare le sempre possibili emergenze quando si ha a che fare con bambini.

Tanti bambini, perché pare che in quella vasca ce ne fossero una trentina ed altrettanti stavano per entrare dopo il loro turno. Il tutto (60 e più bambini) affidato a 4-5 istruttori.

Eppure ci sono stati tre sopralluoghi, uno dei quali, quello organizzato dai NAS, ha descritto nei minimi particolari e con tanto di documentazione fotografica, l’assenza della benché minima forma di sicurezza all’interno di quella piscina. Ebbene, quella piscina non è mai stata chiusa, neanche un’ora, un giorno. Niente. Tutto è andato avanti come se non fosse accaduto nulla.

L’udienza di oggi è stata dedicata all’escussione del comandante dei carabinieri della stazione di Cosenza nord, Parisi e del maresciallo Vanacore. Fu proprio il maresciallo ad ascoltare, nell’immediatezza dei fatti, Carmine Manna, i suoi dipendenti e le responsabili del corso “Kindergarden” che frequentava anche Giancarlo.

La Vanacore ha finanche allegato al fascicolo una sua bozza planimetrica della piscina riabilitativa, dove Giancarlo è annegato. Una piscina a forma di “elle”, con diverse zone di profondità e una visuale nient’affatto sufficiente, dal momento che il tetto è in legno e si sta quasi in penombra.

Una testimonianza che si avvertiva battagliera dalla voce del maresciallo, ben guidata dal pm Maria Francesca Cerchiara. Per essere una fedelissima di Granieri, dev’essersi scrollata qualche macigno di dosso e, magari anche psicologicamente, ha reagito svolgendo bene il suo lavoro.

Anche l’avvocato dei Manna, Marcello Manna. è rimasto un po’ sorpreso dalla precisione dei ricordi di Lucia Vanacore, alla quale dev’essere fatto un grande plauso per il servizio che ha reso alla comunità. Significativo il suo accorato saluto finale ai genitori di Giancarlo, presenti, come sempre, in aula.