La morte del piccolo Giancarlo: Marcello Manna, sei solo un quaquaraquà

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Marcello Manna si atteggia a “principe” del foro. Ormai ha una certa età e dopo aver fatto apprendistato dietro a “don” Luigi Gullo e “don” Luigi Cribari, è da tempo uno degli avvocati penalisti più in vista nel porto delle nebbie.

Vent’anni fa, quando cominciava a camminare da solo, gli hanno commissionato il “colpaccio” dei pentiti del clan Perna da consegnare alla DDA di Catanzaro per inquinare le prove del processo Garden. Una manovra di bassa lega così pacchiana e grossolana che non se l’è bevuta nessuno. Se Manna avesse avuto davvero coraggio, all’epoca, o lo avrebbero gambizzato o si sarebbe fatto arrestare. Ma in realtà Manna i coglioni non ce li ha mai avuti. Eseguiva solo gli ordini dei poteri forti e grazie a quelli è riuscito ad arricchirsi e a prosperare. Fino a diventare il sindaco prestanome del Cinghiale nel Comune di Rende.

Non è la prima volta che tracciamo il profilo di Manna e non sarà neanche l’ultima. Tutti sanno quanto Manna sia trasversale, bugiardo, squallido e anche viscido per emulare in tutto e per tutto il suo caro amico Occhiuto.

Oggi scriviamo di Marcello Manna non perché gli hanno consegnato il foglietto con gli assessori da nominare o perché continua a dilapidare tutto il patrimonio di Rende o perché è stato eletto con i voti della mafia, come presto dimostrerà la DDA di Catanzaro, ma per la sua professione di avvocato.

Marcello il pentito si è messo in testa un’idea fantastica: dimostrare che il piccolo Giancarlo, morto annegato per colpa dei gestori della piscina di Campagnano, è morto per un’altra causa, in maniera tale da scagionare il delinquente che difende ovvero l’ex assessore della giunta Occhiuto, nonché suo cugino Carmine Manna. 

Quei quattro giornalisti raccomandati del Tg3 Rai si sono prestati a mettergli un microfono sotto quello sguardo da ebete che si ritrova e gli hanno fatto dire che i suoi periti, tra qualche mese, racconteranno tutta un’altra storia a proposito della morte del piccolo Giancarlo.

Tutto questo davanti ai genitori del bambino, agli amici ed agli altri familiari della coppia e a tanti cosentini onesti che vorrebbero giustizia per la morte assurda di un bambino lasciato colpevolmente annegare da Carmine Manna e dai suoi collaboratori e che invece si ritrovano questo buffone seduto davanti al giudice per difendere (come diciamo a Cusenza) a peste ca li mbacchia. 

Sarebbe bello mettere le mani su questa maschera di plastica ma almeno fino alla fine del processo bisogna stare calmi e allora, giusto per rispedire al mittente le farneticazioni di quest’uomo di merda, gli ricordiamo la divisione degli uomini in categorie secondo Leonardo Sciascia, mandandogli a dire con tutto il fiato che abbiamo in corpo che lui, Marcello Manna, appartiene di diritto a quella dei quaquaraquà. Non lo batte nessuno.

Io ho una certa pratica del mondo; e quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà

Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, ché mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini… E invece no, scende ancor più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi…E ancora più giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito… E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere come le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre…