La morte del piccolo Giancarlo, oggi riprende il processo. Le manovre di Manna

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Riprende oggi alle ore 14 il processo per la morte del piccolo Giancarlo Esposito, il bimbo di 4 anni morto annegato nella piscina di Campagnano. Saranno ascoltati altri testi, forse anche alcune delle istruttrici imputate. 

Il processo, dopo due anni di inerzia, è stato incardinato e sta facendo registrare testimonianze imbarazzanti nei confronti del titolare della piscina Carmine Manna, assessore fino a qualche mese fa della giunta Occhiuto, e delle sue istruttrici.

In quella stramaledetta piscina non c’erano le benchè minime condizioni di sicurezza per far nuotare bambini, eppure questa struttura continua a rimanere aperta e impunita. Uno dei tanti scandali cosentini che si consuma nel silenzio generale e nell’arroganza di gentaglia che continua a chiedere ai genitori dei bambini di “regalargli” soldi e pericoli a piene mani.

E come se non bastasse, proprio ieri, a 24 ore dall’udienza, il sindaco ha dato vita ad una penosa manifestazione strumentalizzando alcuni Campioni cosentini per cercare di dare una “immagine” pulita a quest’uomo arrogante, spregevole e spietato. Che non ha chiuso neanche per un minuto le sue sporche attività in quella piscina dopo la morte del bambino.

mannaNoi, dal canto nostro, riprendiamo da dove abbiamo lasciato. E dunque vi riproponiamo il racconto dell’ultima udienza del processo, quella del 29 giugno. 

L’ULTIMA UDIENZA

E’ stata una testimonianza drammatica: tensione e commozione si tagliavano a fette all’interno dell’aula 1 della Corte d’Assise di Cosenza.

Il papà del piccolo Giancarlo, Domenico “Mimmo” Esposito, ha raccontato quel maledetto 2 luglio 2014, l’ultimo giorno di vita di suo figlio.

IL PRIMO GIORNO DI PISCINA

“Era la prima volta che Giancarlo andava al “Kinder Garden” della piscina di Campagnano. Ci avevano invogliato i bambini che frequentavano l’asilo di Commenda insieme a lui e i loro genitori. E Giancarlo era contentissimo di andare a divertirsi. Siamo arrivati intorno alle 9,15 e, visto che nostro figlio era un po’ timido, siamo rimasti una ventina di minuti per verificare se fosse tranquillo e si fosse ambientato. C’erano una cinquantina di bambini. Abbiamo chiesto a Francesca Manna, che si occupava dell’accoglienza, se fosse possibile assistere ai giochi nell’acqua ma ci ha risposto che quando i bambini sarebbero entrati in acqua dovevamo andarcene. Senza aggiungere altro e quindi le motivazioni alla base di questo divieto”.

IL MISTERIOSO FRANCESCO

piscina campagnano“Francesca Manna – continua Mimmo Esposito – prima che ce ne andassimo ci ha rassicurato sui giochi che avrebbero fatto i bambini e insieme a lei c’era un uomo, il cui presunto nome era Francesco, che subito dopo ha accompagnato i bambini. Io non so chi sia quest’uomo: so di certo che non è tra gli indagati del processo ma so anche di averlo visto e quindi riconosciuto nelle fotografie del sito della piscina comunale. Mi sembra molto strano che nessuno si sia preoccupato di identificarlo. E’ un uomo giovane, alto, palestrato e con alcuni grandi tatuaggi”.

Le fotografie del signore palestrato di nome “Francesco” sono state prodotte dall’avvocato Ugo Ledonne ed acquisite dal giudice Marco Bilotta nel fascicolo del processo.

L’ULTIMO SALUTO DI GIANCARLO

Mimmo Esposito ha raccontato, quindi, l’ultima volta che ha visto in vita il piccolo Giancarlo.

“Saranno state le 9,30 quando i cinquanta bambini, in fila indiana, si preparavano ad entrare in acqua. Mio figlio era il capofila con un palloncino in mano. Mi ha salutato sorridendo e mi mostrava con orgoglio il palloncino. Era felice e tranquillo prima di entrare in quella maledetta piscina e ad accompagnarli c’erano due donne oltre a questo misterioso Francesco, del quale parlavo prima. Francesco ci ha chiesto se Giancarlo sapesse nuotare e noi gli abbiamo risposto di no”.

GIANCARLO NON AVEVA PROBLEMI DI SALUTE

imgtribIl pm Maria Francesca Cerchiara, che ha rivolto le domande di prassi a Mimmo Esposito, ad un certo punto, ha affrontato l’argomento della salute del piccolo Giancarlo.

“Prima di portare Giancarlo al “Kinder Garden” della piscina, così come ci era stato richiesto, siamo andati dal pediatra Rovella, che ci ha rilasciato un certificato di sana e robusta costituzione. Lo avevamo dato a Francesca Manna, ma ci ha detto che non era urgente e che avremmo potuto portarlo in un’altra occasione”.

“Giancarlo non ha mai avuto problemi di salute – ha puntualizzato il papà – e non era certo la prima volta che andava in acqua. Già da quando aveva un anno e mezzo, due anni lo abbiamo sempre portato al mare e, con i braccioli, ha sempre fatto il bagno senza nessun tipo di problema. Stava a galla, si divertiva e quando andava al mare era sempre una festa.

Ho portato qui con me centinaia di fotografie che lo testimoniano (l’avvocato Ledonne ha passato tutte le foto al giudice, che le ha acquisite al fascicolo, ndr). Ma, proprio per essere scrupolosi, avevamo portato Giancarlo anche dal cardiologo Gianfranco Misuraca. Il professionista ci ha spiegato che aveva un forame ovale pervio ovvero un piccolo foro tra le camere destra e sinistra in alto del cuore.

La maggior parte delle persone con un forame ovale pervio non sanno di averlo e comunque non c’è bisogno di cure per questa condizione, in quanto o non dà problemi oppure si chiude da sola. E il dottore Misuraca (che poi è stato anche ascoltato come teste, ndr) ci ha confermato che non dovevamo preoccuparci e che Giancarlo poteva svolgere qualsiasi tipo di attività sportiva”.

LA NOTIZIA DELLA MORTE

Mimmo Esposito ha appreso che Giancarlo era stato male alle 11,15 del 2 luglio 2014.

“Ho ricevuto una telefonata sul mio cellulare. Era un uomo che mi annunciava che Giancarlo aveva avuto un malore in acqua, che in piscina non erano riusciti a rianimarlo e che era stato portato in pronto soccorso. L’interlocutore non mi ha dato il tempo di fargli nessuna domanda perché ha chiuso subito la comunicazione.

Ho richiamato allo stesso numero che mi aveva contattato e questa volta mi ha risposto Francesca Manna. Aveva la voce agitata, mi ha detto che Giancarlo era in ospedale da una decina di minuti e poi, in preda al panico, ha affermato in dialetto: s’avissa ciangiutu (se avesse pianto, ndr) v’avissati portato e non sarebbe rimasto qui… Nessuno dei due mi ha fatto intendere però che Giancarlo era già morto. Perché Giancarlo è morto in piscina e non al pronto soccorso”. 

L’ARRIVO AL PRONTO SOCCORSO

pronto“Quando sono arrivato al pronto soccorso – ha continuato Mimmo Esposito – c’era un subbuglio generale. Piangevano tutti. E quando mi avvicinavo e chiedevo allargavano le braccia. Poi ho visto Giancarlo intubato, col viso e le labbra viola: il macchinario segnalava “corpo senza vita”. Nessuno degli istruttori della piscina aveva accompagnato Giancarlo in ospedale. Fuori dal pronto soccorso c’era Francesco Manna, il fratello del responsabile della piscina, Carmine Manna, ma appena mi sono avvicinato ha abbassato la testa e non ha avuto il coraggio di guardarmi in faccia. Poi mi ha chiamato il dottore Misuraca e mi ha confermato che Giancarlo era morto”.

LA TESTIMONIANZA DI FRANCA GUZZO

Oggi ha testimoniato anche Franca Guzzo, l’operatrice del 118 che ha ricevuto la telefonata di richiesta di soccorso dalla piscina. La Guzzo ha detto con estrema chiarezza che il suo interolocutore le ha detto: “Un bambino è annegato. Ha schiuma alla bocca, è cianotico e ha defecato”. Dunque, anche dalla piscina, nell’immediatezza dei fatti, non c’era alcun dubbio sul fatto che Giancarlo fosse annegato. E tutti i sintomi erano quelli da annegamento. Poi ha dato istruzioni sul massaggio cardiaco ma si è fermata quando ha saputo che c’era un medico sul posto, con il quale ha precisato di non aver mai parlato.

CONSIDERAZIONI

Nessuno ricorda di aver visto Giancarlo con i braccioli. Il terribile sospetto è che sia stato buttato in acqua insieme a bambini che stavano a galla e sia stato abbandonato al suo destino da gentaglia senza scrupoli e senza nessuna competenza per fare il mestiere di istruttore, al servizio di gentaglia ancora peggiore che non aveva previsto nessun tipo di sicurezza e di soccorso per bambini indifesi.

Il processo, come scritto in premessa, riprende oggi alle ore 14.