La ‘Ndrangheta e l’alta finanza: ora gli affari si fanno con i titoli di stato

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La ‘Ndrangheta dentro il Sistema criminale: nomi, storie, strategie

di Giorgio Bongiovanni e Miriam Cuccu

Alta finanza: oggi il business è online

La ‘Ndrangheta cresce, si espande, punta sempre più in alto. E sceglie la via dell’alta finanza, (specialmente quella online) dei titoli dematerializzati e delle banche. Sono le nuove direttive della componente riservata che ordina di dirigere i capitali delle singole mafie sui paradisi fiscali in Svizzera, Lussemburgo, Liechtenstein, non tanto perché ne costituiscono una garanzia, quanto perché rappresentano degli snodi fondamentali senza i quali non è possibile operare in questo campo.
Tutto questo lasciando “in secondo piano” gli investimenti sugli immobili, da sempre una delle assi portanti dell’impero economico delle cosche, ora divenuto sempre di più un “agnello sacrificale” per le indagini patrimoniali degli inquirenti perchè più facili da individuare.

“Quando loro comprano immobili in Italia e all’estero – ha chiarito il magistrato reggino Giuseppe Lombardo – sanno che sono aggredibili, prima o poi qualcuno si chiederà a chi appartengono”. Il contrasto patrimoniale continua a salire di livello ed è più difficile schermare gli investimenti immobiliari e i grandi appalti. Un rischio troppo alto concentrarsi prevalentemente sul mantenimento di enormi depositi bancari perfino in quegli stati il cui controllo risulta essere molto più blando, nonostante il livello di attenzione si sia alzato negli ultimi anni.
Dopo molte valutazioni, ha più volte riflettuto il pm reggino, “hanno capito che per controllare il potere politico non era più necessario comprare il singolo esponente di partito”.

Un rapporto complicato che non sempre oltre ai costi porta anche benefici (ne è un esempio la vicenda palermitana nel ’92, quando si creò un forte contrasto tra la Cosa nostra di Totò Riina ed esponenti politici ad essa vicina). Due o tre politici al soldo erano niente rispetto ad un’assemblea parlamentare, senza contare il rischio che il patto emergesse a seguito di indagini e arresti.

Per questo è stata individuata un’alternativa: l’acquisto di titoli di Stato. Un investimento che ha fatto gola non solo alle mafie ma anche ai paesi emergenti, prima il Medioriente poi l’India e la Cina, che hanno investito i loro capitali acquistando titoli di Stato negli Stati Uniti e nei paesi occidentali più affidabili. Così, anche le mafie hanno riversato gli enormi capitali di cui dispongono nell’acquisto di titoli pubblici, riuscendo oggi a raggiungere un considerevole peso negoziale.

Giuseppe Lombardo

“Significa – ha precisato Lombardo – che se oggi in una situazione come la nostra uno Stato come l’Italia emette titoli che vengono comprati dalle mafie, queste a un certo punto avranno un potere nelle mani sconfinato, perchè portando all’incasso tutto insieme quello che è stato acquistato provocano il default finanziario”.
Oggi il pilastro principale degli affari della ‘Ndrangheta è l’alta finanza. Insieme al traffico di droga e in particolare di cocaina, per il quale la mafia calabrese si qualifica ancora una volta come la regina incontrastata avendo nelle mani il monopolio della polvere bianca in tutto l’Occidente.

La ‘Ndrangheta si trova attualmente in una posizione finanziaria incredibile, tale da far spostare milioni con un click per investire (e così ripulire) il denaro proveniente dalle attività illecite.

Il boss Nicolino Grande Aracri

Uno dei più recenti esempi è l’operazione scattata lo scorso 4 gennaio contro la cosca Grande Aracri e in particolare contro il presunto capo della Locale di Cutro, Nicolino. Oltre ai 16 arresti, gli inquirenti hanno individuato un conto corrente intestato al boss calabrese contenente 200 milioni di euro per aver realizzato ingentissime operazioni finanziarie all’estero.

“Si tratta – è scritto nell’ordinanza – per lo più della realizzazione di cambio valute estere, operazioni di investimento con la formula ‘blocca fondi’, acquisizione di fidejussioni per partecipare ad investimenti edilizi all’estero”.

Nicolino Grande Aracri è finito nel mirino della magistratura già con l’inchiesta Aemilia, che ha messo in luce gli interessi del clan di Crotone in Emilia Romagna. Ora secondo le indagini la cosca stava tentando di entrare in contatto con esponenti del Vaticano e della Cassazione, oltre a curare i già esistenti legami con la massoneria. E nonostante i Grandi Aracri non si configurino tra le famiglie della Reggio Calabria che conta, il loro impero economico si sta considerevolmente espandendo.