“La Perla” di Cetraro, il crocevia del patto di potere tra mafia e stato

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Francesco Muto di Cetraro (Cs) detto il “re del pesce”,  monopolizza da oltre 30 anni le risorse economiche del territorio, curando fino al dettaglio la commercializzazione dei prodotti ittici, in un’area a forte impatto turistico, dei servizi di lavanderia industriale delle strutture alberghiere e della vigilanza in favore dei locali d’intrattenimento della fascia tirrenica cosentina e del basso Cilento.

Lo scrive la DDA di Catanzaro nelle motivazioni alla base dell’operazione Frontiera che ha determinato 58 arresti nello scorso mese di luglio. Dunque, sono oltre 30 anni che Franco Muto, più o meno indisturbato, governa sul suo territorio tutte le attività illecite. Tutto comincia dagli anni Ottanta, anzi proprio dal 1980 ovvero dall’omicidio di Giannino Losardo, ex vicesindaco di Cetraro del PCI ma soprattutto segretario capo alla procura di Paola, la procura che è sempre stata in mano a Franco Muto. Vi riproponiamo un documento dell’epoca.

E’ il 3 luglio 1980: Giannino Losardo è stato ucciso da una decina di giorni. L’Unità, organo del Pci (il partito di Losardo), avvia un serio lavoro di inchiesta. Losardo era comunista, è stato vicesindaco e assessore all’Urbanistica di Cetraro e ha lasciato una traccia.

Il giornale comunista manda a Cetraro Gianfranco Manfredi, all’epoca giovane cronista in rampa di lancio, oggi finito anche lui nel tritacarne degli incarichi professionali chiacchierati. Ma quei suoi articoli erano veramente ben forti e calibrati.

CETRARO – Nel primo pomeriggio, sotto un sole accecante, il porto è quasi deserto. Solo una sessantina di imbarcazioni. Cetraro è l’unico approdo sul Tirreno in un tratto di costa lungo oltre 200 chilometri, tra i porti di Maratea in Basilicata e quello di Vibo, più a sud….

Attorno al porto è tutto un brulicare di costruzioni abusive. Decine e decine di case e palazzine a diversi piani con l’intonaco cotto dal sole e dalla salsedine, l’una attaccata all’altra, con balconi e ballatoi che si affacciano disordinatamente sull’unica strada di accesso al porto.

Tra tutti, spiccano due edifici: l’albergo-night-ristorante “La Perla”, biancheggiante, come impone il cosiddetto stile mediterraneo e una grossa pescheria grigia con annesso un capannone deposito. 

“La Perla” è chiusa da qualche giorno. Alle porte e alle finestre sono visibili i sigilli posti per ordine del pretore di Cetraro. Il decreto parla di violazione della distanza dell’edificio dalla battigia e di occupazione di suolo demaniale.

I giornali locali danno molto rilievo all’episodio: notano che “La Perla” è considerato il ritrovo della malavita della zona e di quella cosentina; dicono che ci sarebbe anche “puzza” di contrabbando di sigarette e di droga e ricordano che il proprietario del locale è il fratello di un alto magistrato della procura di Cosenza (i giornalisti all’epoca non lo scrivevano ma tutti sapevano che il magistrato in questione era Oreste Nicastro, prima sostituto e poi addirittura procuratore della Repubblica nella città dei Bruzi, ndr). 

Oreste Nicastro (terzo da sinistra)
Oreste Nicastro (terzo da sinistra)

Qualche cronista azzarda anche l’ipotesi di un collegamento tra la chiusura del locale e il feroce agguato mafioso che appena una settimana fa è costato la vita del compagno Giannino Losardo, assessore al Comune di Cetraro e segretario capo della procura di Paola.

Anche l’altro edificio, la pescheria che dista pochi metri dal molo è stato citato dopo l’assassinio di Losardo. Adesso nel silenzio pomeridiano è l’unico posto che mostra segni di vita…

Spaccio, deposito e camion sono tutti di Franco Muto, elemento di spicco della nuova mafia del Tirreno cosentino e boss di Cetraro. La pescheria e il capannone sono stati costruiti abusivamente. In base a denunce dei carabinieri di Cetraro, della guardia di finanza e dei vigili urbani, Giannino Losardo, assessore ai Lavori pubblici, si era impegnato a farli demolire.

Muto si è dato alla latitanza qualche mese fa, poche ore prima che lo raggiungesse un ordine di cattura per l’omicidio di un commerciante di Diamante. Al centro di un grosso giro di affari, il boss viene comunque ritenuto soprattutto il “re del pesce” del porto di Cetraro…

Gianfranco Manfredi

(da L’Unità del 3 luglio 1980)