La politica di classe: come i burocrati uccidono la democrazia (di “Cosenza in Comune”)

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“Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzioni di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”: citiamo, a memoria, uno degli articoli più belli e significativi della Costituzione Italiana.

Oggi questo articolo non ha valore.

Un nucleo marcescente di burocrati da strapazzo ha messo a nudo il Re, anzi la Regina: la burocrazia. Questa è la storia di come un manipolo di stolti strapagati, alloggiati in una camera della Prefettura di Cosenza, possa decidere chi far partecipare ad una competizione elettorale, sospendendo, in tal modo, l’eguaglianza dinnanzi alla Legge e dimostrando che la fede nel dio denaro è l’unico vero discrimine fra la partecipazione o l’esclusione alla partecipazione alla cittadinanza.

È necessario far chiarezza sulla questione: i componenti della Commissione Elettorale hanno interpretato in maniera restrittiva una sentenza del Consiglio di Stato e, dopo aver comunicato al momento della consegna che tutto era in regola, ha deliberato l’esclusione di Giuliano Ricca, del nostro candidato a consigliere, dalla lista Cosenza in Comune.

Il nocciolo della questione è che Giuliano Ricca non era a Cosenza, al momento dell’accettazione della candidatura, ragione per la quale la sua firma doveva essere autenticata da un Pubblico Ufficiale, a ciò abilitato dalla legge nel luogo in cui Ricca è domiciliato. Ciò che è puntualmente avvenuto.

Afferma la Commissione Elettorale, il Pubblico Ufficiale deve essere non del luogo in cui si trovi il candidato, ma di quello in cui si svolgono le elezioni. L’interpretazione è fuorviante, nel senso che è errata: le disposizioni di legge non sono tali. Per una malintesa interpretazione del presupposto di territorialità’: codesto va inteso come potestà autenticatoria entro i limiti del proprio circondario da parte del Pubblico Ufficiale fidefacente e non già come una sorta di potere esclusivo attribuito ai Pubblici Ufficiali del luogo dove si svolgono le elezioni. Ne consegue che per le Elezioni al Comune di Cosenza può autenticare anche il funzionario di Aosta, se lì si trova il candidato, purché il funzionario di Aosta non pretenda di farlo a Forlì, a Roccacannuccia o Casal Pusterlengo.

Abbiamo presentato un ricorso al TAR, nonostante i significativi costi per una lista non di Partito, di persone che si autofinanziano e non percepiscono finanziamenti pubblici : siamo cittadini volgari! Vedendo respingere la nostra istanza, pur essendo certi della validità delle nostre argomentazioni, abbiamo ritenuto inaccettabile e fuori dalla nostra portata i costi, onerosissimi, dell’impugnativa.

genteIeri ha avuto luogo il colpo di scena: la sentenza del Consiglio di Stato, che ha riammesso tutti i ricorrenti, su questa direttiva: salvo errori “essenziali”, bisogna reintegrare le liste escluse per cavilli formali. Ciò risponderebbe, alla volontà dei Padri Costituenti e della Corte di Giustizia Europea, secondo i quali la partecipazione attiva e passiva al voto va favorita il più possibile.

Una vittoria della Democrazia!

Alla luce della nuova sentenza del Consiglio di Stato, è stata presentata un’istanza di autotutela alla Commissione Elettorale, attraverso la quale è stata chiesta la riammissione del candidato ingiustamente escluso, tutto questo a garanzia del rispetto delle leggi.

Ancora una volta la democrazia si è dovuta sottomettere all’incapacità logica, giuridica e alla sciatta pigrizia culturale e mentale dei componenti la Commissione Elettorale Circondariale.

Per chi non impugna rimane ‘solo’ la sentenza del TAR, per quanto illogica, assurda, ‘fuori tempo massimo’ e ‘inattuale’ possa essere. Quanto alla sentenza del Consiglio di Stato, essa è priva di fondamento e sostanza.

Qualcuno dovrebbe spiegare a chi esercita la dignità e il magistero di un impiego pubblico, a maggior ragione se di così rilevante importanza per la vita democratica del Paese, che l’altissima funzione che è chiamato a svolgere non consiste nell’affermare una volontà personale nei procedimenti. Costoro, in quanto Rappresentanti dello Stato dovrebbero contribuire alla corretta applicazione della Costituzione, rimuovendo gli ostacoli di natura economica e sociale che si sono frapposti fra alcuni candidati e la possibilità di accedere ad un Tribunale, garantendo l’uniformità di trattamento. A causa di ciò, ci sono cittadini che, pur presentando la medesima documentazione per partecipare alla stessa tornata elettorale, si ritrovano ad avere esiti difformi, candidati o meno senza alcuna logica che non sia quella economica.

La situazione poteva essere sanata attraverso un procedimento semplice come quello dell’autotutela. La decisione dell’esclusione poteva e doveva essere rivista alla luce della nuova sentenza e tutti potevano competere democraticamente.

Così non è stato.

La ‘democrazia’ ha dimostrato di non essere tale: il denaro determina, infatti, l’applicazione della Legge, dunque una gerarchia di tipo oligarchico! È stato dato a persone inconsapevoli del proprio ruolo e della delicatezza delle proprie decisioni la possibilità di negare un diritto sacrosanto ed il principio democratico che lo garantisce.

Procederemo, a dispetto di coloro i quali ritengono di poter liquidare con una scrollata di spalle le legittime istanze di partecipazione democratica dei cittadini — lo faremo con idee, denunce e proposte concrete, con l’impegno, la coerenza, l’onestà e la volontà di cambiare e rendere migliore, più bella e più ‘agibile’ la nostra città.

Cosenza in Comune con Formisani Sindaco