La prossima mossa dei malandrini di stato sarà il trasferimento del pm Bruni

Pierpaolo Bruni
Advertising

Azzardo una ipotesi che qualora si verificasse confermerebbe la mia teoria sul boicottaggio dell’inchiesta sul voto di scambio politico/mafioso a Cosenza.

Una inchiesta in piedi da quasi due anni condotta dal sostituto procuratore della DDA di Catanzaro Pierpaolo Bruni. L’inchiesta nasce dalle dichiarazioni di alcuni pentiti della ‘ndrangheta cosentina, Foggetti per primo – i cui verbali furono oggetto di una fuga di notizie su cui la DDA aprì una inchiesta che come altre inchieste che riguardano i potenti risulta sparita –  Lamanna, Bruzzese, ed un altro di cui non si può fare il nome, dopo.

Pentiti che tirano in ballo Occhiuto, Manna, Paolini, Greco, Principe ed altri in vicende relative all’acquisto di voti in cambio di denaro e favori. Dichiarazioni che portarono il PM Bruni ad avvisare il consigliere Greco e ad arrestare Sandro Principe e l’ispettore Ciciarello.

Da giorni va avanti una sottile guerra all’interno della procura antimafia di Catanzaro, dove qualcosa tra i Pm deve essersi rotta. L’armonia di prima non c’è più. La sinergia nello scovare i ladroni di stato è una pratica, a guardare quello che succede adesso, che appartiene al passato.

Noi pensiamo che all’origine di questa “rottura” ci sia l’interferenza di qualche magistrato (sempre della DDA) su inchieste che fanno capo ad altri suoi colleghi. Una guerra condotta a suon di colpi bassi. Su tutto la grave fuga  di notizie, a cui nessuno vuole porre rimedio, Gratteri compreso, di atti secretati di indagini ancora in corso.

Chi vuole boicottare l’inchiesta, abbiamo più volte scritto, non può che essere un magistrato dello stesso ufficio, coperto da malandrini di stato e sgherri al soldo di politici corrotti. Il cui scopo deve essere quello di coprire amici degli amici, apparsi in qualche inchiesta di cui non è titolare, da un anno a questa parte. E che c’è di meglio per inquinare una inchiesta sputtanandola con continue e gravi fughe di notizie?

Infatti l’operazione condotta dal malandrini di stato serve proprio a questo, ad inquinare le acque e mettere in difficoltà il magistrato titolare dell’inchiesta che si trova, suo malgrado, a dover dare spiegazioni ai superiori sul perché i suoi verbali svolazzano sempre nella stessa redazione. E a conferma di ciò vi è il fatto che per la seconda volta si verifica, sempre nello stesso ufficio, e sempre in merito all’inchiesta su Cosenza (che è l’unica città calabrese a non essere stata mai toccata dalla DDA), un’altra clamorosa fuga di notizie.

Quella del parlamentare del PD affiliato alla cosca Muto. L’obiettivo è senz’altro quello di levare dalle mani di questo magistrato l’inchiesta su Cosenza, puntando sull’incapacità di controllare il suo ufficio, e portando come prova proprio la fuga di notizie.  Una classica operazione dello stato deviato.

Perché tali verbali che scappano dai cassetti la notte, non possono che avere una sola provenienza: gli uffici della DDA. O è stato il magistrato titolare dell’inchiesta, oppure qualcuno dei suoi collaboratori che lavorano alle intercettazioni. I quali possono aver fatto una copia dei verbali facendola arrivare a chi di “dovere”, all’insaputa del magistrato stesso.

Da qui non si scappa. Insomma la solita storia:  quando qualche magistrato si avvicina troppo alla cupola di Cosenza e la sua intenzione è quella di andare avanti, se non si ferma con le buone scatta subito il trappolone.

Di queste porcherie in Calabria ne abbiamo viste tante. Vi ricordate Agostino Cordova, De Magistris, Facciolla (anche se adesso si è adeguato anche lui)? Giusto per ricordarne qualcuno. Niente di nuovo, dunque, sotto il sole, una storia che si ripete uguale a se stessa. E nonostante ciò nessuno interviene.

Ora tocca al PM Bruni. Il quale di sicuro a breve avrà una proposta che sa di promozione, e che è meglio per lui che accetti: un bel trasferimento. Lasciando tutti gli scottanti faldoni dell’inchiesta su Cosenza a qualcun altro che in combutta col potere politico/mafioso, e nel silenzio del procuratore capo, metteranno  tutto a tacere. E ciò che per altri è valso, vedi l’arresto di Principe, non varrà per altri. E ancora una volta i veri mafiosi l’avranno fatta franca. Con buona pace di chi sperava in una rinascita della legalità e della Giustizia anche a Cosenza.

Scommettiamo che finisce così?

GdD