La Sila e il Pollino si tendono la mano: l’immensità della natura

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Dopo una settimana di maltempo, che a tratti già aveva regalato i primi fiocchi di neve alle vette di Pollino e Sila, da sabato mattina ormai, l’ingresso di aria leggermente più fredda, ha favorito nevicate più cospicue.E’ la prima vera nevicata: sulle vette Silane, a circa 1700m si sono raggiunti i 10 cm di accumulo, con imbiancate che si sono spinte fino a 1400m!

E allora lo spettacolo va in scena sui monti del Pollino, distanti dalla Sila solo sulla cartina geografica. Come si può osservare dalle spettacolari immagini, le due montagne sembrano tendersi la mano in un unico scenario mozzafiato! Da dentro lo schermo infinito della natura, il film della Calabria selvaggia non finisce mai di stupirci

di Gianluca Congi- tratto da meteoweb.eu

Sono ben ventuno, le vette principali che compongono il massiccio del Pollino, da taluni, definito come l’Olimpo del Sud o il monte di Apollo. Questa maestosa montagna, tra le più selvagge della catena appenninica italiana, si rende ancor più spettacolare, quando dalla Sila, in determinate giornate si mostra in tutta la sua bellezza, quasi a volersi celebrare.

Dall’antichissimo altipiano granitico silano è possibile ammirare il massiccio, infatti sono diversi punti di nitida osservazione, in ogni caso, occorrono necessariamente dei giorni sereni dall’orizzonte limpido.

Nel tempo, tra i vari siti di veduta, ne ho individuato uno in particolare, da dove, il Pollino sembra quasi a portata di mano, specie d’inverno e quando questo immenso gigante buono si veste di candido bianco.

Cinque cime superano i 2.000 metri di quota (Serra Dolcedorme (2.267 m), Monte Pollino (2.248 m), Serra del Prete (2.181 m), Serra delle Ciavole (2.130 m), Serra di Crispo (2.054 m).

L’attuale territorio, specie nei dintorni di Serra Dolcedorme, appare scolpito grazie all’azione di antichissimi ghiacciai; in questo luogo, nei tempi che furono, era presente un’enorme massa di ghiaccio che componeva il ghiacciaio del Frido.

In altre parti, ancora oggi, si scrutano i detriti morenici, a testimonianza di quello che doveva essere il paesaggio specie alle alte quote.

pollino1 La Sila e il Pollino si tendono la mano, accomunati dalla straordinaria grandiosità che le due montagne mostrano a noi comuni mortali. Le due sorelle, si “abbracciano” spiritualmente e visivamente.

Dal comune di Spezzano della Sila, ecco che è ben servito lo spettacolo che si affaccia sulla montagna degli Dei! Buona è pure la visione che appare da Serra Carlomagno e dal Monte Volpintesta (1.729 mt.), tra i comuni di San Giovanni in Fiore e Serra Pedace, soprattutto nel periodo invernale.

Il pallido sole, illumina le vette, ammantate dalle abbondanti nevi cadute nella nottata. Uno scenario mozzafiato, che il Creatore ci ha donato chiedendo in cambio solo il nostro nobile impegno, indirizzato unicamente al rispetto più assoluto verso l’immensità della natura, espressa in tutte le sue forme e manifestazioni, anche quelle che a noi, ingiustamente, possono apparire insignificanti.

Se qualcuno, con l’ovvietà tipica della corta mente umana, vi dirà che quei sassi sono roba morta, rispondetegli semplicemente, che essi trasudano vita più di quanto la nostra stessa epoca possa generare!

L’ultima cartolina del Pollino innevato è quella immortalata nella freddissima mattinata di ieri, dalle faggete innevate delle Carcarelle, all’interno del Parco Nazionale della Sila, da dove, ho immaginato per un istante, il fiero volo delle aquile e dei grifoni sopra quegli scoscesi contrafforti a cavallo tra la Lucania e la Calabria.