La storia di Mehdi Hamil: parla il padre

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Sono le otto e mezza ed Ahmed Berraou mi informa che il contatto con il papà di Mehdi Hamil è stabilito. L’appuntamento è fissato per le 9,30, presso l’ufficio dove Ahmed lavora: Dipartimento Politiche Immigrazione della CGIL, in piazza Autolinee.

Arrivo puntuale. Ahmed è giù ad aspettarmi in compagnia del papà di Mehdi (nome) Hamil (cognome), il signor Bouchaib Hamil, accompagnato da suo fratello, lo zio di Mehdi. Persone che già conosco. E che mi chiedono di non essere fotografati. Sono marocchini “storici”.

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Appartengono ad una delle prime “colonie” di marocchini stabilitasi sul finire degli anni ottanta, a Cosenza e nella sua provincia. Da sempre venditori ambulanti. Mai nessun problema con la giustizia. Una famiglia legata per cultura alle proprie tradizioni religiose.

Gente tranquilla che vive l’emigrazione come elemento necessario per l’economia della propria famiglia. Ma che appena può ritorna in Marocco. Infatti il papà va e viene, così come la mamma.

musulmani in preghiera

Frequenti sono i viaggi con la terra natia. Esattamente come fanno i nostri parenti emigrati: non appena il lavoro glielo permette, non perdono occasione per ritornare a casa. Oltre a Mehdi, che è il primogenito, la famiglia si compone anche di una sorella di 22 anni e di un fratello di 18 anni.

Ogni volta che il padre e la madre partono per il Marocco, è lui che deve badare alla sorella e al fratello. Tutte le responsabilità familiari, sono sulle sue spalle. Così come accade da noi. Un compito che tocca sempre al fratello maggiore in assenza dei genitori.

Da tutto quello che scaturirà come discussione in famiglia, su questo argomento delle responsabilità, gli investigatori trarranno conclusioni forzate e univoche sulla radicalizzazione religiosa di quello che loro definiscono un potenziale jihadista. Discussioni che diventano negli ultimi tempi sempre più frequenti tra Mehdi e il papà.

Perché Mehdi non voleva più restare a Luzzi, voleva andare in Belgio da suo cugino, e questo al padre, proprio perché spesso ritornava in Marocco, non andava bene. A chi avrebbe “affidato” la figlia e il figlio all’epoca ancora minorenne? Chi avrebbe continuato a curare gli affari di famiglia? Perché le soste in Marocco potevano durare anche alcuni mesi.

Soprattutto per volere della mamma, che qui, al di là del rispetto e dell’educazione formale con tutti, di fatto non si era mai abituata agli standard di vita occidentali. Infatti nonostante la sua presenza a Luzzi, da oltre 10 anni, la signora non dice una parola di italiano. Tranne le frasi convenzionali.

All’occorrenza c’è sempre qualcuno dei figli ad aiutarla. Per cui se Mehdi fosse andato via, il padre sarebbe stato costretto a ridurre, se non a cancellare, molti viaggi in Marocco. E la madre costretta a restare in quel di Luzzi tutto l’anno. Più che il papà è la mamma che vuole che Mehdi resti lì a casa con la famiglia. E spesso lo sgrida e lo rimprovera in malo modo ogni volta che parla di voler andar via. Come fanno le nostre mamme. Del tipo: inveci i pensà a tutte ste cavolate vati trova na fatica.

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E’ chiaro che all’interno del loro battibeccare c’era sempre di mezzo l’aspetto religioso. La loro è una famiglia religiosa di tipo tradizionale. Come potevano essere i nostri avi all’inizio del ‘900. Tutto si fa nel nome di Dio e se Dio vuole. Bisogna sempre ascoltare la parola di Dio. E come sappiamo in questa ottica ogni cosa è peccato.

Capite che il problema di lasciare da soli una figlia e un ragazzo, a casa, per una famiglia tradizionale con bassa scolarizzazione, oltre alla legittima preoccupazione dei genitori per la loro sicurezza, è una questione di non poco conto sul piano religioso e culturale. Anche se la ragazza ha 22 anni. Su queste cose si gioca l’onore della famiglia.

Lo so: è una visione maschilista e patriarcale, ma fin quando non si usa violenza e tutto rimane nell’ottica di un “consiglio” familiare, va rispettata se c’è la libertà di scelta.

Del resto, mi scuseranno i signori Hamil se uso questo paragone, ma è necessario per la piena comprensione del concetto, anche noi ci siamo sempre preoccupati della verginità di nostra sorella. Oggi di meno. Ma fino a 20 anni fa era così. Infatti, oltre al consiglio, che può piacere o no, da fratello maggiore alla sorella di non uscire la sera, al fratello di non cambiare sempre fidanzata, non è mai andato. Non ha mai usato violenza. Questo è testimoniato da tutti.

Ci accomodiamo nell’ufficio di Ahmed. La chiacchierata può iniziare. Seppur il papà di Mehdi parla l’italiano ci avvaliamo della traduzione di Ahmed, vista la presenza anche dello zio.

Signor Hamil, chi è Mehdi?

Mehdi è un ragazzo come gli altri. E’ arrivato in Italia il 2004 quando aveva 13 anni. Da subito si è iscritto alla scuola media di Luzzi, dove ha conseguito la terza media. A 16 anni si è iscritto ad un corso per tornitori ad Acri, che ha frequentato per due anni. A 18 ha deciso che non voleva più continuare gli studi ed ha iniziato a lavorare con me. Io giro le fiere e i mercati di tutta la Calabria. Il giorno lavoravamo e la sera a casa. Una vita normale. Mehdi ha abitato per un periodo con suo cugino con il quale ha avuto qualche screzio. Per il resto è un ragazzo che non ha mai avuto problemi. E’ sempre stato religioso. Ogni buon musulmano prega. Ultimamente si sentiva spesso con suo cugino in Belgio che gli diceva: ma vieni qui, che ci stai a fare lì, qui si guadagna bene. E questo era un motivo di lite tra di noi. Gli ho sempre detto che la sua presenza qui è importante. Per la famiglia e per gli affari. Infatti fui io a non farlo partire per il Belgio. Nonostante lui avesse già prenotato il viaggio.

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I giornali hanno riportato alcune frasi che sua moglie avrebbe detto sulla personalità di suo figlio: che era un vagabondo, che non voleva fare niente, ed altro.

Può essere, sono frasi che ogni mamma può dire al figlio. Spesso lo sgrida per il suo modo di fare. Qualche volta saltava il lavoro. Ma stiamo parlando di un ragazzo di 24 anni. Può succedere.

Che cosa è andato a fare Mehdi ad Istanbul?

Così come per il viaggio in Belgio, Mehdi mi aveva parlato della sua volontà di fare un viaggio alla Moschea Blu, in occasione dell’ultima settima del Ramadan (iniziato il 18 giugno e terminato il 18 luglio 2015) che per noi è la settimana più importante, dove è contenuta anche la festività della “notte del destino” (il 26° giorno del Ramadan). Periodo di preghiera che iniziava il 10 luglio e sarebbe terminato il 18 luglio, con la fine del Ramadan, sempre del 2015. In quella occasione dissi a Mehdi che, nonostante le buone intenzioni religiose, il periodo non era adatto per via del fatto che l’estate lavoriamo di più, ci sono tantissime fiere e mercati, e poi perché la mamma era in procinto di partire per il Marocco. Cosa che è avvenuta ai primi di settembre. Ricordo che la prese male. E anche in quella occasione litigammo. Così ha deciso, senza dire niente a nessuno, di partire lo stesso e, per farlo di nascosto, non venne neanche a casa. Si è organizzato con uno zainetto e con l’intento, secondo me, visto che si era portato 800 euro, di comprarsi qualche tunica appena arrivato ad Istanbul. Il suo scopo era quello di restare lì per tutta la settimana santa.

Gli investigatori dicono che voi quella sera lo aspettavate a cena.

Certo. Non potevamo immaginare che, nonostante la lite, sarebbe partito ugualmente. Ha avuto il classico colpo di testa come un qualsiasi ragazzo di 24 anni.

Durante la perquisizione cosa è stato sequestrato?

Hanno sequestrato il telefono di Mehdi, quello del fratello e il computer portatile, l’unico che abbiamo a casa. Lo usiamo tutti.

Le è mai capitato di trovare Mehdi che guardava video di matrice jihadista?

No. Ma non lo escludo. Questo tipo di video si vedono anche in tv. Dappertutto. Se fosse capitato non l’ho mai letto come segno di radicalizzazione, ma più come curiosità.

Ultimamente Mehdi si comportava in modo strano?

No. Faceva le cose di sempre. Pregava, studiava. Ogni tanto andava a Cosenza.

Gli investigatori dicono che Mehdi si sentiva al telefono con pericolosi terroristi. Sul suo telefono sono stati trovati numeri riconducibili ad alcuni di loro.

Io che posso dire, ho fiducia nella giustizia, se così è, quando li avrò ascoltati con le mie orecchie non potrò che prenderne atto.

Grazie

Grazie a voi.

GdD