La storia di tre palestinesi: in fuga da un campo profughi a Cosenza

Vi raccontiamo una storia, fatta di sofferenza, coraggio e tanta volontà di vivere, per scappare dalle persecuzioni e dalla paura e approdare in un sogno, che si chiama Italia.

Una di quelle storie che vediamo quotidianamente in tv, leggiamo sui giornali, ma che non scrutiamo mai nel suo senso profondo, scavando nell’animo di chi la vive in prima persona.

E’ la storia di tre ragazzi, Mahmoud, Bahaa e Mohsen del campo profughi di (Tulkarem) in Palestina, che hanno scelto di scappare da quella buia realtà per recarsi proprio a Cosenza. Una scelta dettata dal cuore e indirizzata volutamente verso una città che da sempre si è contraddistinta per il suo spirito d’accoglienza, di lotta sociale e antirazzismo.

palestinesiMahmoud 27 anni è un elettricista; Bahha 28 anni falegname e Mohsen 25 anni ingegnere informatico. Da due anni a questa parte, maturavano l’idea di andarsene dalla Palestina, ma il disagio economico non gliel’ha permesso. Attraverso sacrifici le famiglie sono riuscite a mettere da parte, in 7 anni di risparmi, 4mila dollari quasi 3.500 euro, per far affrontare il viaggio ai propri figli. Un lungo viaggio, purtroppo sulla via della clandestinità, senza alcuna alternativa possibile. Dalla Cisgiordania alla Grecia, fino all’Italia. Sbarcati a Brindisi, in una piccola barca, ammassati con altre 82 persone, sono giunti l’11 febbraio a Cosenza.

Un amico in comune, li ha indirizzati verso Ahmed Berraou, responsabile della Cgil Dipartimento politiche immigrazione, che li ha accolti nella sede sede cgiled ha avviato le procedure per l’inserimento, facendo immediatamente richiesta per la protezione internazionale.

Stanchi e disperati dal viaggio, il primo giorno non hanno trovato un luogo dove trascorrere la notte e si sono riversati per strada. Tutte le strutture alle quali si sono rivolte non avevano posti liberi, al fine hanno trovato rifugio in una casa parcheggio presso Cosenza vecchia.

Con la buona volontà e il supporto di Ahmed, sono riusciti ad ottenere dalla questura di Cosenza un permesso umanitario di 6 mesi, in attesa che venga riconosciuto loro lo stato di asilo politico.

 “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo Paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica secondo le condizioni stabilite dalla legge” Cost. Art. 10 Co. 3

L’inserimento nel Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR), è un diritto istituzionalizzato dalla legge n. 189/2002. Tuttavia nelle realtà locali di Cosenza, che si occupano di ciò (tipo la Kasbah) i posti attualmente sono tutti esauriti.

Da qui l’appello alle istituzioni affinché riconoscano i loro diritti e diano loro un inserimento sociale e lavorativo, qui a Cosenza; dove hanno fatto enorme fatica ad arrivare e dove vogliono rimanere.

Per capire meglio chi sono Mahmoud, Bahaa e Mohsen, ci siamo fatti raccontare in redazione la loro storia e ciò da cui sono scappati:

ognuno di noi – ha dichiarato Mohsen, ing.informatico – porta dietro la storia di un popolo di quasi più di 70 anni di nakba (catastrofe). Vogliamo far conoscere il dramma del nostro paese. Vivevamo in un campo profughi, di circa 2Km per 40mila abitanti. Uno spazio ristrettissimo per così tante persone. La luce nel campo arriva solo due ore al giorno; non c’è acqua, bisogna prelevarla altrove. Il cibo e qualsiasi cosa per la sopravvivenza ci viene inviato dagli aiuti umanitari Unrwa. Impossibile trovare un lavoro. In Palestina chi abita in un campo è agli ultimi posti nella possibilità di trovare un lavoro rispetto la città. Siamo profughi nel nostro stesso paese. Io ho frequentato l’università per ottenere la laurea in ingegneria, per recarmi lì ogni giorno dal campo camminavo 4 ore. Più volte ho rischiato la vita, sono stato soggetto ad umiliazioni ed attentati, mi hanno sparato 9 volte, porto ancora i segni. Siamo venuti qui per raccontare il nostro dramma e ritornare a vivere.”

11216800_10207782649149195_2554325854952707919_nE per i nostri tre amici, l’augurio è proprio questo: che vengano riconosciuti i loro diritti e che possano rifarsi una vita, supportati ed aiutati da una città che non è mai rimasta indifferente a tali tematiche.

Per qualsiasi contatto è possibile rivolgersi ad Ahmed Berraou, Resp.Dipartimento politiche immigrazione, presso Cgil Cosenza via T. Arnoni.

[email protected]

Valentina Mollica