La truffa all’Inps di Castrovillari: 615 pensioni “illegittime”

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La Guardia di Finanza ha eseguito 242 decreti di sequestro preventivo di beni ai fini della confisca per un valore di oltre 2,1 milioni di euro a carico di altrettanti soggetti indagati per avere indebitamente intascato indennità Inps e Inail. I provvedimenti sono stati emessi dal Tribunale di Castrovillari su richiesta della Procura. L’operazione, denominata “Easy Allowance 2” e che si ricollega ad una precedente operazione dell’ottobre scorso, ha consentito di apporre i sigilli a beni mobili e immobili, disponibilità finanziarie e quote societarie. In particolare si tratta di 120 terreni, 83 unità abitative, due locali commerciali, 101 autovetture e 13 moto.

“Siamo in presenza – ha detto il procuratore della Repubblica di Castrovillari Eugenio Facciolla nel corso di una conferenza stampa – di uno di quei pochi casi in cui si è riusciti non solo ad accertare i responsabili dei reati ma anche a recuperare o a limitare il danno prodotto alle casse dello Stato”.

LA TRUFFA ALL’INPS DI CASTROVILLARI

I delitti ai danni dell’Istituto di previdenza del cosentino, si riferirebbero 615 pratiche di pensione “illegittime”, e sarebbero caratterizzati dalla fittizia attribuzione ai beneficiari della qualità di erede dell’avente diritto.

Secondo la tesi degli inquirenti, gli indagati avrebbero duplicato pratiche vere o già esistente relative alle rate di pensioni maturate e non riscosse (il cosiddetto R.M.N.R.); il beneficiario in tal senso si sarebbe dichiarato, appunto, come erede del soggetto che ne avrebbe avuto il diritto. In altri casi si sarebbe creata ex novo una pratica di R.M.N.R. che riguardava persone decedute e delle quali non era stata mai accertata alcuna richiesta di invalidità civile. Ed ancora, si sarebbero attribuite le qualità di erede universale predisponendo ed utilizzano dei falsi atti testamentari opportunamente inseriti nei relativi fascicoli cartacei. Infine, si sarebbe direttamente inserito dei dati nel sistema informatico dell’Inps, senza la previa creazione di una pratica cartacea.

In tutte le condotte comunque, l’erogazione indebita delle indennità si sarebbe ottenuto inserendo dei dati nel sistema telematico dell’Istituto di previdenza utilizzando la matricola di accesso dell’indagato principaleresponsabile dell’ufficio liquidazioni dello stesso ente pubblico ed oggi arrestato.

“Le condotte truffaldine – spiegano gli investigatori della Gdf – risultano tutte precedute dalla strumentale falsificazione della documentazione attestante i requisiti legittimanti, rilevata a seguito di accertamenti condotti dai finanzieri presso:

gli uffici anagrafe dei comuni interessati; dove attraverso la documentazione acquisita è stata accertata l’insussistenza dei rapporti di parentela indicati nelle istanze, nonché la falsità della certificazione prodotta a supporto;

i distretti sanitari competenti; dove attraverso l’esame dei verbali di visita medico-legale collegiale, è stata appurata l’inesistenza dello stato di invalidità legittimante l’erogazione delle indennità in argomento, ovvero qualora esistente, l’indicazione del relativo termine di decorrenza artatamente posticipato, al fine di ottenere l’erogazione di una indennità maggiore di quella spettante;

vari studi notarili dove è stata constatata l’inesistenza degli atti testamentari prodotti a corredo delle istanze di erogazione delle indennità”.