L’Altra Cosenza: dalla Curva Sud alla città

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La città di Cosenza è la metafora ideale delle tante province del meridione che seguono un orologio storico diverso da quello delle grandi città. Per questo motivo esse sono spesso difficili da comprendere, visto che appaiono in controtendenza rispetto al corso generale degli eventi.

E’ proprio quanto accadeva a Cosenza a metà degli anni Ottanta e per quasi tutti gli anni Novanta.

In quel decennio dominato dal riflusso, dal ritiro nel privato, dall’esaurimento dell’impegno collettivo e dal solito dominio dei poteri forti (come spieghiamo nella sezione cronaca), nasceva nella nostra realtà una nuova forma di partecipazione e di protesta al cui centro c’era la squadra di calcio cittadina e i suoi ultrà che dietro gli striscioni della Curva Sud davano vita a nuovi fermenti nella città. L’obiettivo era quello di portare la curva fuori dagli stadi, creare coesione sociale utilizzando il tifo, dare identità e valori per eliminare le tremende forme di esclusione sociale tipiche del Mezzogiorno.

“Nel 1983 nella Curva Sud di Cosenza appariva uno striscione destinato a fare scuola nel panorama del tifo organizzato italiano. Nuclei Sconvolti era una specie di sottotitolo, un corollario da affiancare alla denominazione Ultrà Cosenza”.

“Ns – scrivono gli ultrà rossoblu – nasceva come sfida alla concezione classica del sostegno ai colori sociali di una squadra di calcio attraverso l’incursione sulle gradinate degli stadi di un immaginario giovanile impregnato di ribellione. E’ difficile ricostruire la reale genesi di quella sigla. Certamente, il 9 ottobre 1983, in occasione della gara Cosenza-Salernitana, sulle palizzate della Sud veniva affisso il disegno di una grossa foglia di marijuana… Pipe ai vecchi, acidi ai bambini, Nuclei Sconvolti clandestini era uno degli slogan di un’ala eretica di Lotta Continua. Quella, per capirci, che faceva capo alla figura di Mauro Rostagno, uno dei primi, nel movimento degli anni Settanta, a rendersi conto che la marijuana non avrebbe mai potuto avere sui giovani il tragico impatto che hanno avuto altre sostanze, come per esempio l’eroina. Ma ‘Zu Ciccio Conforti, vero fondatore degli Sconvolti cosentini, probabilmente non era consapevole di tutto ciò quando decise di rigare un enorme striscione blu con una simile frase. Ns recupera i miti dello sballo e dell’energia contaminando i pilastri fossili del calcio con una ventata di brio creativo. Impegno nel sociale, tifo spettacolare, coreografie basate sulla ricerca del colore, invenzione degli stendardi, allergia per le forze dell’ordine, scontro solo con i gruppi nemici: queste le caratteristiche della mentalità dei Nuclei Sconvolti. Da quel lontano 1983 la frase ha contrassegnato la tifoseria cosentina, diventando un vero e proprio urlo di battaglia”.

(Tam Tam e segnali di fumo)

ns

I grandi politologi e sociologi americani che avevano osservato con attenzione il carattere civico del Sud d’Italia, da Banfield a Putnam, avevano colto nella scarsa presenza di capitale sociale uno dei vizi antichi di questo mondo che si traduceva nel “familismo amorale”. L’esperienza degli ultrà del Cosenza provò a sfatare questa lettura. Lo fece con la rabbia del punk, ma senza derive nichilistiche. Il suo obiettivo era costruire spazi politici e sociali, luoghi di critica e confronto, azioni di solidarietà e protesta.

E per una fase ciò riuscì perché da quell’esperienza nacque, per esempio, il primo vero centro sociale della città e della Calabria, il Gramna.