Laratta e la fuga di notizie dalla DDA: “Qualche “manina” vuole infangarmi”

Franco Laratta
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Il giornale di Paolo Guzzanti, il pensionato d’oro che viene a svernare in Calabria dietro cortese invito della banda del PD che fa capo a Madame Fifì ha già individuato il primo bersaglio.

Magicamente, dai “brogliacci” della DDA di Catanzaro è uscita fuori un’intercettazione che coinvolge l’ex deputato del PD Franco Laratta, oggi subcommissario all’Ismea, e uno dei capibastone del clan Marrazzo.

E’ evidente che si tratta di materiale che arriva dall’operazione “Six Towns” e ci dev’essere qualcuno che ispira queste “soffiate”. Sia a livello politico (e qui sappiamo bene che Madame Fifì controlla la linea editoriale insieme ai suoi faccendieri di fiducia) sia a livello giudiziario.

“Nel suo primo numero – afferma Franco Laratta -, forse nella ricerca di un fatto clamoroso che potesse portare gratuità pubblicità, questo giornale ha ritenuto di pubblicare alcune presunte intercettazioni, che non ho avuto modo di leggere, ma che per quello che viene riportato nell’articolo pubblicato, ritengo siano intercettazioni telefoniche di nessuna rilevanza penale e morale.

eccol Il titolo dell’articolo: “un boss del Crotonese mette in imbarazzo Laratta”, presume un qualche coinvolgimento del sottoscritto in fatti criminali o moralmente discutibili.  E per avvalorare il presunto coinvolgimento, nell’articolo vengo indicato, con macroscopica inesattezza, quale “presidente della commissione che dovrà effettuare le stime” e che avrei incontrato un certo Marrazzo il giorno in cui sarebbe avvenuta la verifica sui terreni dell’azienda per i contributi Ismea.

agostino“Non ho mai presieduto alcuna commissione di valutazione – aggiunge Laratta -, né mi sono mai occupato di verifiche per contributi, peraltro l’Ismea, di cui sono stato Consigliere di Amministrazione, ed oggi sub Commissario, non elargisce contributi. Quindi una costruzione assolutamente falsa, del tutto costruita.

È noto a tutti come nella mia attività politica incontri centinaia di persone. Oggi nel mio ruolo in Ismea svolgo attività di divulgazione, al di far conoscere gli strumenti e le funzioni dell’Istituto. In quest’ottica ho incontrato tantissimi agricoltori che mi chiedevano informazioni e delucidazioni.

Ritengo di vivere in un’area della Calabria finora immune da qualsiasi tipo di infiltrazione criminale, non avevo quindi conoscenza che una persona che porta un cognome che a San Giovanni in Fiore identifica normali imprenditori agricoli, provenisse da altri comuni e avesse altre storie.

Del resto, nessuno, al di là degli investigatori, aveva conoscenza o sospetto del fatto che San Giovanni in Fiore, territorio famoso per le lotte operaie e per l’operosità dei suoi abitanti, avesse potuto subire infiltrazioni criminali così gravi e devastanti.

I fatti e le ricostruzioni degli inquirenti non possono però bollare con il marchio di mafiosi un’intera comunità che come me è rimasta sgomenta e incredula nel venire a conoscenza dei gravi fatti contestati dalla magistratura ad alcuni cittadini.

La cosa più grave che sta accadendo è un clima di caccia alle streghe del quale ritengo di essere vittima. Persone che come me hanno sempre combattuto ogni tipo di mafia, non possono in alcun modo essere coinvolte in scenari criminali, nemmeno lontanamente. Il mio numero di cellulare è pubblico, apparendo addirittura sui miei profili Facebook che contano oltre 10 mila amici e migliaia di contatti.

Ho lo stesso numero di cellulare da 15 anni, rispondo sempre a tutti personalmente, incontro tutte le persone che chiedono notizie e chiarimenti”.

madame fifìFin qui il Laratta ufficiale, quello che replica alla fuga di notizie pilotata e si difende nel merito delle accuse che gli vengono rivolte.

Ma il giornalista ha bisogno di chiedergli chi pensa che sia stato il regista politico dell’operazione e Franco Laratta non si sottrae alla domanda, anzi se la fa da solo.

“E’ una domanda che mi pongo anch’io: dietro a questa carognata, chi c’è? Di chi è la manina? Qualche idea ce l’avrei ma, al di là della sua identità, è palese che qualcuno vuole infangarmi”.