Ascesa e discesa del clan degli zingari

Dopo la fine della seconda guerra di mafia, al comando della ‘ndrangheta cosentina si forma una cosca emergente che era riuscita a coagulare il clan Bella Bella, perdente su Cosenza, ma legato al clan dei nomadi, e gli stessi zingari utilizzando anche i rapporti personali ovvero i matrimoni.

Insomma, una ‘ndrangheta capace di innovarsi.

Gli “zingari” sono gli eredi d’un potente ceppo di nomadi. Figli, cugini, amici e amici degli amici del più noto casato di via Popilia, la famiglia Abbruzzese, che all’anagrafe qualche volta diventa Abruzzese (con una sola “b”), qualche altra Bruzzese oppure Bevilacqua. Ma sono sempre loro, sono i padroni di Cosenza. Comandano su tutto, impongono il “pizzo” e hanno le mani in pasta nei traffici di droga e nel malaffare in genere. Lavorano tutti per loro. Anche quelli che un tempo stavano dall’altra parte, combattendo sul fronte “nemico”.

Da quando è stato ucciso Luca Bruni (3 gennaio 2012), i rom sono saliti definitivamente al vertice di quella ’ndrangheta potentissima che, in fondo, è un impasto genetico tra nomadi e italiani. Il capo era Maurizio Rango, spedito al 41-bis per l’omicidio di Bruni. Lui non è un nomade ma lo è diventato sposando la figlia di Giovanni Abbruzzese, che è anche nipote di Franco Bruzzese.

Maurizio Rango e Franco Bruzzese
Maurizio Rango e Franco Bruzzese

“Maurizio Rango – diceva poco tempo fa il procuratore della DDA di Catanzaro Antonio Vincenzo Lombardo – ha sposato la nipote del boss degli zingari Franco Bruzzese, trovando cosi una perfetta sintesi tra interessi degli italiani e dei nomadi, ha riunito i Bruni non esitando ad eliminare Luca Bruni, il giovane rampollo dello storico clan di Cosenza scomparso il 3 gennaio del 2012 pochi giorni dopo la scarcerazione e che stava tentando di prendere le redini dell’organizzazione allo sbando dopo la morte del fratello Michele”.

Una organizzazione che aveva di fatto scalzato i gruppi storici della ndrangheta cosentina acquisendo la leadership nelle attività illecite. Come sottolineava Lombardo “gli imprenditori e i commercianti venivano minacciati e vessati. Uno è stato portato, per fargli capire che non poteva scherzare, al cospetto di Franco Bruzzese, boss dei nomadi, qualche tempo fa, quando era ancora libero. Un altro a Paola si è visto rubare l’auto che poi gli è stata portata davanti al negozio e incendiata sotto i suoi occhi”.

Ma è singolare anche la gestione delle case popolari dell’Aterp. Vendevano appartamenti occupati abusivamente o costringevano i proprietari a consegnarglieli per rivenderli…

Taglieggiavano persino i parcheggiatori abusivi. E proprio le indagini sull’omicidio di un parcheggiatore, Messinetti, a Cosenza, hanno consentito di ricostruire organigramma e attività del nuovo gruppo criminale. Fondamentali ovviamente le dichiarazioni dei pentiti.

L’offensiva della DDA e in particolare del pm Pierpaolo Bruni disarticola il clan. Gli arresti di Bruzzese, Rango e Lamanna e il pentimento di Adolfo Foggetti sanciscono l’inizio della fine.

IL LIVELLO POLITICO

Lo strapotere degli zingari nelle case popolari, del quale accennavamo prima, era possibile grazie a una serie di figure-chiave. Oscar Fuoco, il dominus del sistema delle case popolari, era il referente degli zingari mentre non è certo molto difficile capire che sono gli intoccabili Cinghiali i referenti politici.

Alle elezioni del 2011 gli zingari, però, non sono dalla parte dei Gentile (alleati con Occhiuto), almeno in un primo tempo, perché stanno dalla parte di Enzo Paolini, almeno al primo turno.

Il pentimento di Franco Bruzzese, che è stato arrestato soltanto il 27 agosto 2012 dopo una latitanza che perdurava dal mese di gennaio, sarà determinante per farci capire come andarono le cose al ballottaggio. E perché Paolini non si ritrovò quei 2mila voti circa che risultarono determinanti per la vittoria di Occhiuto.

Adolfo Foggetti
Adolfo Foggetti

Bruzzese prima e Lamanna poi seguiranno Adolfo Foggetti nella strada verso la collaborazione.

Il declino del clan degli zingari è cominciato ormai da tempo. Chi aveva compiuto una irresistibile ascesa, adesso non può più fermare la deriva.

Nuovi equilibri si profilano nello scenario della malavita cosentina.