L’audizione di Gratteri all’Antimafia del 2014: la formazione delle liste – seconda parte –

Nicola Gratteri
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Nel primo articolo di Roberto Galullo sull’audizione di Gratteri all’Antimafia del 2014 abbiamo analizzato il suo pensiero sulla politica calabrese, ritenuta debole, e il perenne dilemma della politica locale se ceder o meno al voto di scambio.

di Roberto Galullo

Oggi continuiamo su questo filone, con riferimento alla formazione delle liste. Il ragionamento di Gratteri è stato indotto da una domanda della parlamentare del Pd Enza Bruno Bossio, che ha introdotto il discorso delle liste con il caso di Limbadi (Vibo Valentia), comune che deve andare al voto e dove anche i sassi sanno che la cosca Mancuso controlla pure i respiri.

Madame Fifì alias Enza Bruno Bossio
Madame Fifì alias Enza Bruno Bossio

«Il vero problema è come fare in modo che le liste di tutti i partiti di coloro che saranno nominati nelle prossime elezioni a Limbadi – ha affermato Bruno Bossio – siano assolutamente a prova di antimafia. Questo, secondo me, dovrà essere il vero problema che ci dovremo porre, in maniera tale che chi entra nel comune democraticamente, non come commissario, chiunque vinca, sia in grado di fare effettivamente quella bonifica.
Ripeto, io sono convinta che la maggioranza della popolazione abbia tutt’al più paura, ma non sia coinvolta. Occorre, quindi, controllare le liste. Il vero problema sarà non solo fare in modo che questo non sia semplicemente un problema deontologico ed etico di ciascun partito, ma come effettivamente impedire che nelle liste ci siano degli elementi in collegamento con la mafia, com’era esplicitamente indicato nella relazione della Commissione d’accesso a proposito di questa giunta comunale.
Non entro nel merito del 416-bis e del 416-ter. Non ho le competenze che ha lei e che avete voi, ma sicuramente un problema me lo pongo. Io sono stata tra coloro che hanno fatto una battaglia perché nell’Italicum ci fossero le preferenze, ma vedo molto difficile il voto di scambio con le liste bloccate. È così. Il tema non può riguardare il singolo parlamentare
».

Un ragionamento concreto che pone quesiti di non poco conto, dalla enorme difficoltà. Ed infatti Gratteri lo affronta con misura, senza però farsi mancare le stoccate alle ipocrisie di una classe politica (tutta) che fa finta di non vedere in Calabria come nel resto d’Italia.

«Lei parlava delle liste – dice rivolgendosi a Bruno Bossio e alla Commissione tutta – . La storia è molto delicata. Quando si fanno le liste, non si può dire che in un Paese di 5.000 abitanti non si conoscono le persone. Si inserisce nella lista scientificamente un rappresentante della famiglia di ’ndrangheta.

Gli ’ndranghetisti sono molto prolifici. Ognuno di loro fa sei figli, che a loro volta fanno altri sei figli. Un locale di ’ndrangheta è composto da due o tre famiglie patriarcali, cioè da 500-600 persone. In un posto in cui ci sono 5.000 abitanti ci sono 2.500 elettori.

Quando io ti presento, ti metto in una lista un rappresentante, un cugino alla lontana. Lì siamo tutti i cugini. Ci sono paesi in cui ci sono quattro cognomi. Nel Novecento c’erano due famiglie che si sono sposate tra di loro quattro volte. Basta mettere un elemento: la lista è fatta e le elezioni sono vinte. Noi lo mettiamo, poi, se ci scoprono, va bene, ma intanto abbiamo governato due o tre anni. Poi cadiamo dalle nuvole e diciamo che non sapevamo chi fosse questa persona. Non è possibile.

Questo è un problema di etica, di morale e di deontologia dei politici e di chi fa le liste, perché non può dire che non sa. Non siamo a Pordenone, anche se questo è vero anche a Pordenone. L’altro giorno io ero in Friuli Venezia Giulia. Sono sempre paesi piccoli, dove ci si conosce tutti. Il politico non può dire che non sapeva chi fosse questa famiglia mafiosa o che non sapeva che quell’altra fosse mafiosa. Stiamo scherzando? Scientificamente, si opera così. Le liste vengono fatte con questi criteri, non in base alla competenza o all’amore per la politica, ma al numero di voti che uno porta. Questo è un problema che riguarda tutta Italia, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia. Quanto al discorso della lista, normativamente come faccio io a un incensurato a dire che non si può candidare, solo perché è cugino del capomafia? Non posso creare una norma su questo punto.
Il problema è la politica. Non vi lamentate poi che sono i magistrati che si sostituiscono alla politica. Su queste cose non può intervenire la magistratura. Ricordate sempre che la magistratura interviene sempre dopo, non fa prevenzione. Interviene dopo che c’è il reato
».

Insomma, un richiamo bello e buono ad una piena assunzione di responsabilità da parte di chi “non può non sapere”, vale a dire la politica. Più semplice (e vero) di così si muore.

2 – (Fine)