Lavoratori in mobilità: Rende come la Repubblica delle Banane

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Si sono spente le luci della ribalta nella sala consiliare del Comune di Rende. Ancora una volta il dibattito ha visto protagonista il problema dell’ormai noto sfruttamento presso gli uffici comunali del personale in mobilità ordinaria in contrasto con le leggi della Repubblica Italiana ma non con quella delle Banane.

Nella penultima assise la discussione era stata rinviata in attesa di presunte comunicazioni da parte, non era chiaro, di chi. Infatti, benché nessuno avesse comunicato niente a nessuno, questa volta la giunta, bontà sua, si è peritata di discutere anche in assenza delle auspicate comunicazioni.

Questi signori hanno scambiato le istituzioni per la vigna di famiglia.

In questo caso è stato designato il consigliere Iantorno quale relatore delle tesi della giunta. Ha letto un compitino redatto, a suo dire, dalla Dirigente riportando brani della legge abrogata, una cronologia risibile e di spessore giuridico prossimo allo zero, nonché una prosa da ballatoio.

Qualcuno cerchi di fare capire a questa gente che parla del nulla. Ormai lo sanno tutti, qualsiasi lettore di Iacchite’ è diventato espertissimo circa la problematica. Quando una legge è abrogata è cancellata, non esiste, se all’atto del provvedimento amministrativo la legge non c’è, il caso è chiuso, il provvedimento non può essere preso, si buttano le carte nel cestino, ove il provvedimento dovesse essere preso comunque, si commette un abuso, passibile di sanzioni penali. Semplice. Lo hanno appreso decine di migliaia di nostri lettori.

Solo l’amministrazione comunale non lo ha capito. Questa gente o è rimasta indietro o pensa di prendersi gioco delle istituzioni complice una magistratura che ha abdicato ai suoi doveri costituzionali.

Il massimo è stato raggiunto quando l’oratore ignorando ciò che leggeva, si è imbattuto nella citazione della legge 150/2015 “in attesa dei decreti attuativi” . Tutti contenti. Finalmente ci sono arrivati. Pacche sulla spalle sia dei lavoratori presenti che di quelli distanti dall’assise.

Ovviamente il classico “l’avevo detto”, oppure “nun su tantu ciuati“e via discorrendo. Finalmente poteva essere fatta giustizia di un abuso che ha mortificato la dignità delle persone, la loro libertà personale, la loro professionalità eccezion fatta di qualche conoscenza del relatore che, grazie all’iniziativa della giunta, ha avuto la possibilità di socializzare realizzandosi nel lavoro gratuito, trascurando magari di dedicarsi al volontariato ove a beneficiarne sarebbero stati i più deboli non i dirigenti comunali, che ci hanno guadagnato su.

Tutti volevano conoscere il samaritano che ha spiegato il contenuto delle citata normativa.

Il tutto in un’atmosfera surreale, la maggioranza sparsa, chi finalmente si teneva informato leggendo gratis un giornale, chi in giro a chiacchierare, chi sbuffava per il protrarsi della seduta che assottigliava i vantaggi della diaria.

Quasi si trattasse di quisquilie di quattro pezzenti che vanno sopportati, di quattro pellegrini dell’opposizione che vanno dietro a certi giornali irriverenti (un tempo si sarebbe detto sovversivi). Quasi a significare che ci sono cose più importanti della dignità delle persone, del rispetto della legge, del prendersi gioco delle istituzioni.

C’è un rimpasto da fare, assessorati da assegnare, bandi di gara da predisporre, compari da accontentare, somme urgenze da gestire, bilanci partecipati da vendere, greci da lusingare, altro che quattro sfigati mobilitati rompipalle.

L’entusiasmo rapidamente è scemato, quando il lettore, sollecitato dalle opposizioni, ha recitato con enfasi un documento inviato dalla Regione, dove il dipartimento “detta indicazioni operative”, ed il nostro si è esaltato circa l’utilizzo dei lavoratori …. Dubitiamo abbia capito di che si tratti in quanto il riferimento è per quelle attività precedenti all’entrata in vigore della legge e per i soggetti previsti dalla normativa non per i soggetti inquadrabili della categoria D, come previsto dalla delibera contestata.

Infatti il nostro, esaurita la recita, dovendo passare all’incasso, ci ha messo del suo esordendo con un inevitabile “non riesco a capire”. La cosa non ha sorpreso nessuno, anzi la premessa è stata accolta con umana simpatia. Ovviamente il resto del ragionamento è stato conseguente.

Infatti ha fatto riferimento ad “una legittima interrogazione al sindaco” dove “ avreste ottenuto medesime risposte…”.

Fate sapere all’oratore che ha recitato esattamente la risposta all’interrogazione al sindaco ad opera del consigliere pentastellato. Gli elettori di questo signore probabilmente non si spelleranno le mani per applaudirlo, anzi dopo la performance faranno finta di non conoscerlo. Anche le comparse della maggioranza non sono state da meno: sono con il cappello in mano pronti a dire la loro sulle piscine, palestre, parchi acquatici ecc ecc.

Fate sapere ai nostri che il personale in mobilità ordinaria non c’entra niente con i lavori socialmente utili. Perché nessuno rientrava nella casistica dei lavoratori utilizzabili, né tanto meno poteva sostituirsi gli impiegati.

Con la nuova legge in vigore, nel resto della Repubblica italiana (eccezion fatta per quella delle banane):

l’ art. 26, comma 1, del D.Lgs 150/2015 (quello citato dal nostro eroe) individua come lavoratori utilizzabili nelle attività o lavori socialmente utili (LSU) quelli che beneficiano di prestazioni di sostegno del reddito in costanza di rapporto di lavoro.

Queste prestazioni sono:

  • Cassa Integrazione Guadagni;
  • Contratti di Solidarietà;
  • Fondi di Solidarietà.

Di conseguenza i lavoratori in mobilità ordinaria non c’entrano in quanto le aziende di cui erano dipendenti sono fallite per la maggior parte dei casi per bancarotta fraudolenta (hannu fricatu vediamo se capite così) e di conseguenza non possono essere in costanza di un rapporto di lavoro. Queste persone dovevano essere lasciate in pace: non dovevano diventare un mezzo per lucrare incentivi per la realizzazione degli obiettivi. Non potevano essere ricattati con la sospensione dell’indennità di mobilità, perché qualcuno doveva guadagnarci dei soldi.

Purtroppo sono gli effetti collaterali della democrazia dove con l’alibi “su tutt’istessi” si eleggono i meno peggio, i mediocri e di conseguenza la macchina amministrativa rispecchia il vizio di base.

L’impegno editoriale è quello di rimanere con i lavoratori e non trascureremo di informarvi ancora su questa “barzelletta” da Repubblica delle Banane.