Le cantate di Adolfo Foggetti: il pizzo lo pagano tutti

La gioielleria Scintille
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Adolfo Foggetti parla di altre estorsioni per certi versi “eccellenti”.

Dopo l’estate del 2010, ho personalmente commesso una intimidazione in danno dell’impresa Grimoli sedente nella zona industriale di Rende.

La decisione era stata presa direttamente da F. P. e da Michele Bruni. Quest’ultimo incaricò me, il primo incaricò P. di fare l’intimidazione. Io decisi di agire da solo. Acquisii disponibilità di una bomba a mano, per il tramite di Michele Bruni che la ricevette, a sua volta, da M. detto malavita.

Eseguimmo l’azione in questo modo: io montavo a bordo di una Clio guidata da D. D. R. e precedevamo una Uno o una Panda rubata con a bordo V. P., il quale lanciò la bomba all’interno del cantiere. La bomba non esplose ma venne rinvenuta allarmando Grimoli, il quale si rivolgeva ad A. F. Quest’ultimo cercò di scongiurare la pretesa estorsiva parlando con F. P. cui ricordava l’amicizia che legava Grimoli al suocero Franchino Perna.

F. P. fu irremovibile sebbene A.F. cercasse di prendere tempo con la scusa di dover notiziare Franchino Perna stesso che a quel tempo, mi pare, era detenuto a Catanzaro all’alta sicurezza. Per quanto ho saputo da Michele Bruni e da F.P. , Grimoli dovette pagare nelle mani di F.P., una tantum, la somma di 30 o 40.000 euro.

Continuando il discorso relativo alle pretese estorsive ricordo nell’estate del 2010, quando sono uscito dal carcere, gli imprenditori Ciardullo, titolari di una serie di negozi di abbigliamento.

Primamoda, Just Collection, Moda Uomo, Just Collection Donna e Special Price erano esentati da pretese estorsive, così come la gioielleria Scintille, dove come venditrice lavora la moglie di +++++++++. Costoro, infatti, erano legatissimi a Michele Bruni, ai quali sostanzialmente non faceva pagare il pizzo.

A Natale del 2010 F.P. decise di far pagare il pizzo anche alla gioielleria Scintille che iniziò a corrispondere 5.000 euro a Natale, Pasqua e Ferragosto, oltre ad uno sconto del 50% su quanto da noi acquistato.

Malgrado le pressioni di F.P., Michele Bruni, anche per mio tramite (io sono molto amico di Ernesto Ciardullo figlio di Fulvio), riuscì ad evitare che i negozi della catena Primamoda fossero soggetti a pretese estorsive. Alla fine del 2012, quando uscì dal carcere L.I., questi, che era parente di Ciardullo, impose loro di pagare l’estorsione.

Io riuscii soltanto a salvare dal pagamento del pizzo il mio amico Ernesto, mentre Fulvio, titolare del negozio Primamoda, Just Collection Uomo e Donna, dovettero pagare 15.000 euro una tantum oltre a 2.000 alle solite scadenze.

Queste somme vennero pagate per tutto il gruppo Ciardullo. Circa la parentela tra L.I. e Fulvio Ciardullo, voglio precisare che la moglie di L.I. che è una D.V. è imparentata coi Ciardullo.

Per quanto concerne l’estorsione in danno ad Enzo Rovere, mi è stato presentato da Mara Bruni, nel corso del 2012, gli ho chiesto un prestito di 2.000 euro. Enzo Rovere acconsentiva e pertanto inviavo, per ritirare il denaro, E. S. e A.C., ai quali Enzo Rovere rifiutava di consegnare il denaro, dicendo loro che lo avrebbe dato solo a me.

Pertanto mi recavo a ritirare il denarao con l’intesa che l’avrei restituito entro una quindicina di giorni. Trascorso questo tempo prelevavo, insieme ad A.G., Enzo Rovere, presso la pizzeria Anema e Cozze e lo portavo al cospetto di Franco Bruzzese che all’epoca era latitante. In presenza di Bruzzese gli restituivo 1.400 euro e contestualmente Franco Bruzzese gli chiedeva un prestito di 40.000 euro che Rovere diceva non essere nelle condizioni di corrisponderci.

Successivamente, insieme a Daniele Lamanna, gli chiedevo un ulteriore “prestito” di 2.000 euro che Rovere ci consegnava. Era evidente che si trattava di una richiesta a titolo estorsivo camuffata da richiesta di prestito. Da allora Rovere si è messo a disposizione nel senso che ogni qualvolta frequentavamo il suo locale non pagavamo il dovuto, ma comunque ha evitato di corrispondere ulteriori somme, avvertendoci del fatto che era stato convocato dalle forze dell’ordine che gli avevano chiesto conto di frequentazioni e telefonate con me. E ci diceva pure che si era limitato a raccontare delle due richieste di prestito che gli avevamo fatto.

(1- continua)