Le cantate di Adolfo Foggetti: le origini

Adolfo Foggetti e Maurizio Rango
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Adolfo Foggetti canta diffusamente delle fasi successive all’omicidio di Luca Bruni e ricorda com’è stato “battezzato” nel clan.

Dopo aver ferito mortalmente Luca Bruni, per come già riferito nell’interrogatorio di due giorni or sono, dopo il sopraggiungere di Maurizio Rango ed E. S., io e Daniele Lamanna ci siamo allontanati a bordo della Ford Ka, di colore grigio con la quale eravamo giunti a Saporito. Lamanna mi ha accompagnato a casa, poi non so dove si è diretto. Io, dopo essermi cambiato, a piedi, mi sono diretto nello spiazzo antistante l’abitazione di Franco Bruzzese, all’ultimo lotto di via Popilia.

Ivi trovavo Franco Bruzzese cui dicevo che tutto era andato secondo i nostri programmi. Dopo un po’, sopraggiungeva la Lancia Y di colore blu, guidata da E. S., che aveva a fianco Maurizio Rango. Dopo un po’ di tempo montavo su quest’ultima auto e, insieme a Rango ed E. S., andavamo a Rende paese, dove Rango prendeva dall’auto la 7.65 e la 38 utilizzate per uccidere Luca Bruni. Tutti e tre pulivamo le armi con dell’alcool e delle pezze, al fine di eliminare le impronte digitali e i residui biologici, quindi le gettavamo in una scarpata che nella giornata di ieri ho indicato, nel corso di un’ispezione, ai carabinieri.

Dopo aver gettato le armi, Rango ed E. S. mi hanno riaccompagnato a casa. Voglio precisare che abbiamo pulito le armi davanti a un’abitazione al piano terra, ribadisco in Rende paese e nella disponibilità di un parente o di un amico di Maurizio Rango. Rango è entrato nel portone d’ingresso di questa casa, non ha chiuso il portone dietro di sé, pertanto potevo scorgere la presenza di un uomo di 35-40 anni, di una donna della quale non ricordo le fattezze fisiche e uno o due bambini. Rango prendeva in questa casa le pezze e l’alcool, cioè l’occorrente per pulire le armi.

… Sono stato fidelizzato-battezzato nelle celle del Tribunale di Bari, tra il 2006 e il 2007, nel mentre era in corso il processo di primo o di secondo grado, non ricordo, in cui ero imputato per le rapine consumate in danno dei furgoni portavalori. Sono stato battezzato da Luca Bruni, alla presenza di Lamanna Daniele e C. L. Mi pare vi fosse presente una quarta persona della quale non riesco a ricordare il nome. Mi venne attribuita la seconda, portavo come capo Bruni Michele, come contabile G. B., come favorevole Luca Bruni e come sfavorevole Lamanna Daniele. In copiata avevo anche un forestiere, cioè A. P..

Dopo l’omicidio di Luca Bruni mi venne riconosciuto lo sgarro, in un garage nella disponibilità di Maurizio Rango, sito nei pressi dello stadio di Cosenza. Erano presenti, oltre a me, Rango, E.S. e Lamanna Daniele, in copiata portavo G. A. come capo e E. S. come contabile. Fin dal 2002, mi sono avvicinato a Michele Bruni che, in quell’epoca, aveva stretto alleanza con gli zingari ed in particolare, con G. A. e F. B.

Michele Bruni odiava M. G., Ettore Lanzino e Franco Marincola detto “u biondu” che additava quali responsabili dell’assassinio del proprio padre. Proprio per questa ragione è stato consumato l’omicidio di Marincola. Quest’omicidio serviva a Michele soprattutto per affermare l’esistenza e il peso della cosca Bruni che si era alleata con gli zingari, tanto che lo stesso Luca Bruni ha ammesso a G. B., detto “u T.”, che Marincola era stato ucciso da loro. Conosco questa circostanza perché Luca Bruni mi ha detto che sarebbe andato da “u T.” per prendersi la responsabilità dell’omicidio Marincola.

Nel 2005, io, insieme a Luca Bruni, ai fratelli Lamanna, ai fratelli A. G. e F. siamo stati arrestati per gli assalti ai furgoni portavalori. Nel 2006, Michele Bruni, invece, veniva scarcerato usufruendo dell’indulto. Quando sono stato trasferito presso il carcere di Lecce e allocato nella stessa cella di Luca Bruni quest’ultimo mi riferiva che il fratello Michele aveva fatto pace con gli italiani. Infatti immediatamente dopo l’omicidio Marincola, i rapporti fra il clan Bruni-Zingari e gli italiani continuavano ad essere tesi seppur v’era una sorta di rispetto per evitare nuovi omicidi. Dopo la pace, da parte di Michele Bruni si era stabilita l’esistenza di un’unica bacinella ove dovevano confluire i proventi di ogni tipo di illecito che doveva essere gestito insieme dagli zingari, dai Bruni e dagli italiani.

Quando sono uscito, nel 2010, Michele Bruni mi confermava quanto mi aveva anticipato, presso il carcere di Lecce, Luca Bruni. Ricordo che, subito dopo la scarcerazione, Michele mi ha presentato a F. P. nei pressi del bar Phoenix di via Panebianco.

F.P. era il capo libero degli italiani, in rappresentanza di Presta e Lanzino che erano latitanti, Michele lo era dei Bruni e degli zingari. La bacinella era diventato unica, noi eravamo di meno perché avevamo meno carcerati quindi ci spettava il 40% dei proventi mentre il 60% spettava agli italiani. Per quanto attiene al traffico di stupefacenti l’eroina proveniva da Cassano e cioè da L. A., figlio di “Dentuzzu” e da F. S.

Lo stesso Michele mi spiegava che la cocaina arrivava a Cosenza per il tramite di R. P. che si riforniva dalle parti di Gioia Tauro. Naturalmente non erano tollerate ingerenze di altri nel senso che gli zingari erano i monopolisti degli acquisti di eroina mentre gli italiani monopolizzavano gli acquisti di cocaina. Naturalmente, sia gli zingari-Bruni che gli italiani avevano una fitta rete di spacciatori sia di eroina che di cocaina. L’eroina veniva consegnata a L. A. figlio di “Banana” ed a A. A. figlio di G..

Per quanto concerne, invece, le estorsioni, sia gli italiani che gli zingari-Bruni si davano conto reciprocamente delle vittime e quindi i proventi parimenti confluivano in un’unica cassa. Quando Michele Bruni, mi pare nel 2010, veniva tratto in arresto per violazione della sorveglianza speciale, io ne prendevo il posto, affiancando costantemente F. P.. Quando cominciava a spargersi la notizia della malattia di Michele Bruni, iniziava ad imporsi la figura di Maurizio Rango.

Rango era spalleggiato da F. B. del quale aveva sposato la nipote, F. B.. Inoltre, cominciava a spargersi la voce dell’esistenza di un’intercettazione tra i fratelli Luca e Michele Bruni, registrata presso la casa circondariale di Lecce, da cui si evinceva il proposito collaborativo di Michele e della quale ho già riferito alla S.V.

In seguito alla carcerazione di Maurizio Rango per l’omicidio Messinetti, il capo della fazione Bruni-Zingari diveniva Daniele Lamanna.