Le cantate di Adolfo Foggetti: pentimento, estorsioni e movida

La discoteca Loft
Advertising

Adolfo racconta i motivi del suo pentimento, le solite estorsioni e la movida cosentina.

L’ufficio chiede spiegazioni al Foggetti di come è maturato il suo proposito collaborativo anche in considerazione del fatto che il giudice delle indagini preliminari non solo non aveva convalidato il fermo per l’omicidio Bruni ma non aveva emesso l’ordinanza disconoscendo la sussistenza della gravità indiziaria. Foggetti risponde…

… Sin dall’epoca in cui ero libero mi ero convinto del fatto di essere inviso a Rango che pensavo avesse maturato il proposito di uccidermi sulla scorta delle seguenti ragioni:

Mi venivano consegnati molto meno soldi quali proventi delle attività illecite: in seno al gruppo vi erano dei dissidi che avevano determinato l’allontanamento di L.I. e Daniele Lamanna, i quali, parimenti, lamentavano di avere poco denaro ed erano in disaccordo con Rango specie in relazione alla gestione di talune estorsioni. Immediatamente dopo il fermo per l’omicidio, Rango, sollecitato da me, mi confidava che effettivamente in seno al gruppo qualcuno mi accusava di aver sottratto denaro proveniente dalle attività illecite consumate in Paola. Rango non mi dava spiegazioni ma mi diceva che avremmo dovuto chiarire questa vicenda una volta usciti dal carcere. In questo modo i miei dubbi trovavano conferma e quindi ho deciso di salvarmi la vita collaborando con la giustizia.

Per quanto concerne l’estorsione consumata in danno alla pizzeria le Magnolie è stato Daniele Lamanna, nel corso del 2013, a segnalare a Rango, me, E.S. e a L.I. quanto lavorasse questa pizzeria. Lamanna abitava vicino alla pizzeria medesima. Pertanto io, insieme alle altre persone sopra nominate, gli demmo incarico di intimidire il proprietario. Daniele Lamanna incaricò di intimidire il titolare della pizzeria a P.B. che o direttamente o per il tramite di altra persona ha posizionato all’ingresso del locale una bottiglia di benzina. L’intimidazione non ha sortito effetto alcuno, pertanto le stesse persone sopra menzionate incaricarono di muovere una pretesa estorsiva. M.P. di Casali si rivolse al titolare della pizzeria chiedendo denaro per gli amici. Il proprietario della pizzeria rispose che era apposto.

pizzeria

Chiedemmo anche agli italiani i quali negarono di prendere denaro dal titolare de le Magnolie. Avuta questa notizia, P.B. ricevette l’ordine di dare una seria lezione al titolare della pizzeria. Da qui l’episodio degli spari dall’esterno della pizzeria in esito ai quali rimase ferito un cameriere. Non so chi sia stato incaricato degli spari sebbene fra gli uomini più fedeli a P.B. v’è un ragazzo che si chiama F.D.R. Dopo gli spari il proprietario della pizzeria ha avvicinato L. I. cui ha corrisposto 10.000 euro una tantum e duemila euro a Natale, Pasqua e Ferragosto.

Accennavo prima ai dissidi che ci sono stati tra Rango e Lamanna Daniele, che erano relativi all’estorsione consumata in danno di Gianfranco Cundari, titolare delle discoteche Loft e Live di Cosenza, e del Mamaeli in località Pietrabianca di Sangineto. Fra il 2012, e il 2013, Daniele Lamanna richiese il pagamento di una somma oscillante tra i trenta e i cinquantamila euro una tantum e poi il pagamento di una somma di denaro, che non so quantificare, alle solite scadenze.

Quando Lamanna stava trattando l’estorsione interveniva Rango che rinunciava alla somma da ricevere una tantum accontentandosi di ricevere denaro, in misura che non so quantificare, a Natale, Pasqua e Ferragosto. A Cundari venne imposto anche di assumere i buttafuori di un’agenzia amministrata non so in che forma da G. P. Questa persona fa lavorare una serie di buttafuori dei quali non ricordo il nome ma che saprei riconoscere. Fra questi ricordo il figlio di G. E. ed una persona che parimenti si chiama G. ed è molto corpulento. Non so se G.E. abbia una impresa regolare, posso solo riferire che unitamente a W. R., titolare insieme ad un’altra persona della quale non ricordo il nome, della discoteca Akropolis sedente in Rende, ebbe a lamentarsi con Rango del fatto che, facendo lavorare gli uomini di G.E., erano in corso numerose sanzioni da parte delle forze dell’ordine che gli contestavano il fatto che i buttafuori non erano in regola.

(1 – Continua)