Le cantate di Bruzzese: le rapine, l’omicidio di Chiodo e Tucci e la scomparsa di Benincasa

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Ecco la seconda parte dell’interrogatorio di Franco Bruzzese, neo pentito di ‘ndrangheta.

U Scattarusu, così conosciuto nell’ambiente della mala cosentina, nel carcere di Lecce si “apre” al dottor Facciolla. In questo verbale datato 6 aprile del 2016,  racconta la sua ascesa criminale e “rievoca” omicidi e sparizioni avvenute a Cosenza. Una cantata d’eccezione.

Per chiarire: quelli che vi stiamo proponendo sono solo i verbali (di Buzzese e Lamanna) relativi a fatti criminosi avvenuti sul Tirreno cosentino principalmente, di cui, in qualità di PM, si era occupato il dottor Facciolla.

Infatti, le domande del Pm  sono mirate ad accertare responsabilità penali in un periodo ben preciso e a fatti criminali avvenuti nell’allora competenza giurisdizionale del dottor Facciolla, che, ricordiamolo, prestava servizio  presso la procura di Paola.

Dunque, quelle che leggete  non sono la totalità delle dichiarazioni di entrambi i pentiti, ma solo uno “spaccato criminale” della loro vita nel clan. Cioè, oltre a questi verbali, ci sono tantissimi altri verbali che i due collaboratori hanno reso ai PM della DDA di Catanzaro. Dove gli argomenti sono diversi da questi: voto di scambio, politici corrotti, talpe, e l’attività criminale esercitata principalmente in città. Una cosa la dico: fossi in chi ha avuto a che fare con loro non dormirei sonni tranquilli. L’ho detto!

Di seguito la continuazione del racconto di ieri di Bruzzese al Pm Facciolla.

Bruzzese: Sono stato arrestato per la consumazione di diverse rapine. Le armi utilizzate le acquistavamo tramite il gruppo di Nicola Acri. Poi per acquistare le armi ci siamo avvalsi, tramite Bruni Michele, di Tundis Francesco. Incontravo spesso Bruni Michele e Bruni Luca, in via Popilia di Cosenza.

La convivente di Bruni Michele, Edyta, quando il marito non c’era prendeva il comando del gruppo delinquenziale. Ho intravisto Serpa Nella nel 2004 a casa di Attanasio Mario unitamente ad Edyta. Serpa Nella voleva vendicare la morte del fratello Pietro e questo me lo ha riferito in particolare Bruni Luca. Serpa Nella voleva uccidere il Martello perché lo riteneva responsabile della morte del fratello Pietro.

Non ho mai parlato dell’omicidio Martello con mio fratello Giovanni. Non volevo creare fratture e quindi preferivo non parlarne anche perché io all’inizio non volevo stringere rapporti con i Bruni.

Quando siamo stati arrestati nel 2003 per il tentato omicidio di Bevilacqua Vincenzo, nella caserma dei carabinieri di Cosenza, Lamanna Carlo ha rotto la propria scheda telefonica davanti agli stessi carabinieri. So che mio fratello Giovanni è stato controllato a casa del padre di Tundis ma non so il motivo di questo incontro.

A questo punto il PM ferma il racconto per mostrare al Bruzzese decine di foto segnaletiche, chiedendo allo stesso di indicare le generalità dei soggetti raffigurati. Dopo qualche ora riprende il racconto.

Bruzzese: il soprannome Memolo di cui mi chiedete era attribuito a Bruni Michele; mentre l’abbreviazione Dex era attribuita a Daniele Lamanna, e quella Umi era attribuita a Miceli Umile.

Il Pm chiede a Bruzzese di parlargli della loro attività di rapinatori.

Bruzzese: riuscivo a fermare i blindati per rapinarli sparando al differenziale del furgone. Ho perpetrato diverse rapine ed in diverse zone. Ho partecipato personalmente ad una rapina con Bevilacqua Francesco che conoscevo per essere un elemento valido. Bevilacqua Francesco ha partecipato al duplice omicidio Chiodo e Tucci perpetrato nella città di Cosenza. Nell’occasione rimase ferito anche Trinni.

Sono anche a conoscenza delle sparizioni di Iannuzzi Gianfranco, di Benincasa Antonio e di Bevilacqua Sestino, fatti sparire per evitare che questi se collaboravano con la giustizia potevano avallare le dichiarazioni rese da Bevilacqua Francesco.

Tra di noi zingari non c’era una vera e propria gerarchia. Io ad esempio mi occupavo, in particolare, della rapine che organizzavo e perpetravo con altri soggetti. Per quel che riguarda la struttura della cosca Bruni, all’apice c’era Michele e subito dopo suo fratello Luca. Ho conosciuto Luca Sabato affiliato ai Bruni con il quale ho consumato delle rapine.

Lamanna Carlo, invece, ha conosciuto mio fratello Abbruzzese Giovanni, nel carcere di Cosenza. Uscito dal carcere si è avvicinato a me e, quindi, insieme abbiamo iniziato a consumare rapine a partire dal 2001 in poi. Lamanna Carlo si è attivato successivamente per farci legare ai Bruni di comune accordo con mio fratello Giovanni. Mia moglie, ci tengo a dirlo, è stata accusata ingiustamente di alcuni furti di oro consumati a Paola, e voglio precisare che lei non è la vera colpevole. La responsabile è una nipote dei Mango soprannominati i crapari.

2 – (continua)