Le cantate di Ernesto Foggetti/6. Imprenditoria, malavita e politica

Katya Gentile

Continuiamo a pubblicare le cantate di Ernesto Foggetti. Oggi ci occupiamo di imprenditori e malavita. Con un’appendice dedicata a Katya Gentile e all’Aterp.

… Aggiungo con riferimento ai fatti di cui sono a conoscenza con riguardo alla posizione di A. I. quanto segue: A. I. era originariamente un imprenditore contiguo e a disposizione del clan Lanzino e segnatamente di F. P., W. G. M. e G. B. alias T.

Tale situazione risale a poco meno di dieci anni fa. Tale circostanza della contiguità se non dell’organicità dell’ A. I. al predetto gruppo di ‘ndrangheta, oltre ad essere all’epoca notoria nell’ambito delle organizzazioni criminali, è stata da me vissuta in prima persona allorquando ho avuto modo di verificare che l’allora imprenditore A. I. utilizzava, nell’ambito delle proprie attività imprenditoriali, somme di denaro e provviste finanziarie che gli provenivano da F. P.

Io stesso, come detto, ho assistito ad una conversazione avvenuta presso un bar di p.zza Europa di tale C. L., allorquando A. I., lamentava al F. P. che i soldi che il F. P. aveva investito nelle attività imprenditoriali formalmente riconducibili all’A. I., non ritornavano, nel senso che gli acquirenti degli immobili costruiti dalle società di A. I. tardavano a pagare e quindi le casse della società di A. I. languivano e il F. P. non poteva vedere remunerato il proprio investimento.

Il F. P. sollecitava con tono perentorio A. I. ad attivarsi per ottenere il pagamento degli immobili e quindi la restituzione dell’investimento, ovviamente col relativo guadagno, posto in essere dal F. P., il quale, rappresentava all’A. I. che ove quest’ultimo non fosse stato sufficientemente convincente, sarebbe intervenuto il F. P. medesimo per riscuotere il dovuto. Tale incontro si colloca circa 5/6 anni fa.

Sono a conoscenza altresì del fatto che sempre per la medesima ragione, e cioè perché l’investimento del F. P. nella società di A. I. non vedeva una adeguata remunerazione attraverso la vendita degli immobili, fu W. G. M. ad indurre F. R. ad acquistare uno degli immobili della società di A. I. costruiti in Mendicino affinchè le casse della società di A. I. venissero rimpinguate e l’investimento del F. P. parzialmente remunerato.

Anche W. G. M. si annoverava tra i finanziatori della società di A. I. e poiché come detto questo investimento stava rischiando di non essere remunerativo, W. G. M. si prese una villetta a schiera sempre in Mendicino della società di A. I. Quanto al fatto che A. I. sia stato fino ad un certo periodo storico uomo del clan Lanzino e segnatamente di F. P., riferisco di una vicenda per effetto della quale io e mio zio Giuseppe Foggetti ci siamo recati in Marano presso il ristorante già gestito da A. I.

La ragione dell’incontro riposava nel fatto che mio zio Giuseppe Foggetti era debitore nei confronti di A. I. di 3.000 euro. A. I. più volte lo aveva minacciato di far intervenire F. P., sicchè, attesi i miei ottimi rapporti col F. P., ci recammo io e mio zio Giuseppe Foggetti al ristorante di A. I. affinchè questi temporeggiasse. L’A. I. pretendeva il pagamento di tale somma di denaro riferendo a zio Giuseppe che i soldi richiesti erano di F. P. e l’A. I. precisò in quella occasione che si trattava di un prestito di somme di denaro che l’A. I. aveva preso dalla cassa del ristorante, il quale era di fatto, anche se non formalmente, di proprietà di F. P.

Dopo la morte di Michele Bruni ho avuto modo di verificare che il Rango Maurizio frequentasse molto assiduamente tale ristorante coi suoi gregari, ovvero con G. P., Daniele Lamanna, Adolfo Foggetti ed altri e si percepiva un avvicinamento molto evidente dell’A. I. al gruppo Rango-Zingari. In una occasione ebbi a parlare con G. P., il quale cercava di convincermi affinchè io, che nel frattempo vivevo nel nord Italia, ritornassi in Cosenza e mi avvicinassi ancor di più al loro gruppo.

Il G. P. nel prospettarmi un vantaggio in ordine a questo mio ritorno in Cosenza, mi riferiva che anche Intrieri era entrato a far parte del loro gruppo così come il di lui genero D. M. e mi rappresentava che il Rango Maurizio, tramite i suoi sodali ed egli personalmente, era quasi “entrato” nella politica, nel senso in cui si erano impegnati nella campagna elettorale delle ultime elezioni del comune di Marano, il loro gruppo aveva procacciato voti ai candidati presso il comune di Marano e tali candidati si erano impegnati a fronte dei voti promessi e ricevuti che avrebbero “sistemato” e procacciato attività lavorative a familiari o congiunti degli appartenenti al clan Rango-Zingari attraverso delle intercessioni o raccomandazioni rispetto ai proprietari del centro commerciale Metropolis, i quali proprietari avevano collegamenti con gli amministratori pubblici del comune di Marano, che erano stati votati dagli appartenenti al clan di Rango.

Ignoro se le promesse siano state mantenute perché io poi ho iniziato a collaborare. G. P. peraltro nel cercare di convincermi a tornare in Cosenza, mi riferiva altresì che ormai Maurizio Rango aveva “preso il volo” dal punto di vista della sua ascesa criminale anche perché, a dire del G. P., egli aveva ormai stretto rapporti con Katya Gentile oltre che con Oscar Fuoco all’Aterp il quale gli consentiva di acquistare o comunque avere la disponibilità delle case popolari del comune e di fare quello che voleva, ovvero anche di venderle.

Tale circostanza riferitami dal G. P., in ordine ai rapporti di cui Rango poteva vantare con Katya Gentile, ho avuto modo di apprenderli direttamente anche dal Rango medesimo, al quale io ebbi a rappresentare una problematica riguardante la casa popolare di cui io sono assegnatario ed egli mi rassicurò che tramite Katya Gentile avrebbe risolto il problema.

Tuttavia il Rango non risolse il problema e ciò evidentemente in quanto vi erano, come già riferito, una serie di attriti tra me e il Rango medesimo. La mia richiesta era soltanto finalizzata e strumentale a sondare il terreno e vedere come Rango mi avrebbe risposto.