Le cantate di Franco Bruzzese: dalla strage di via Popilia all’accordo con Occhiuto e Potestio

Da due anni e mezzo si è pentito Franco Bruzzese, che ha seguito a ruota Daniele Lamanna e le dichiarazioni di Francu u zingaru, al secolo Franco Bruzzese, sono particolarmente pesanti ed importanti. Racconta tutto quello che sa, “u zingaru”.

A partire da “vecchi omicidi” come la cosiddetta strage di via Popilia, per poi passare ai tanti casi di lupara bianca avvenuti nella nostra provincia, come quello del “brasiliano”, ovvero Massimino Speranza 21 anni di Cosenza, sparito l’11 settembre del 2001 a via Popilia e quello di Antonio Benincasa alias “Vallanzasca”, scomparso il 22 maggio del 2003.

E’ una fonte inesauribile Franco che, ricordiamolo, insieme al fratello Giovanni, e ai “Banana”, è stato tra i promotori dell’ascesa criminale del clan degli zingari a Cosenza. E tali scomparse sono da ricondursi proprio a questioni legate “all’espansione” del clan degli zingari.

Franco Bruzzese
Franco Bruzzese

Dichiarazioni, quelle di Francu u zingaru che seguono la scia del suo illustre predecessore: Franco i Mafalda. E di sua sorella, anche lei pentita.

Bruzzese racconta la nascita del “locale di via Popilia”, e come, da “emarginati”, si sono fatti largo tra la criminalità cosentina a colpi di kalashnikov, fino ad arrivare a sedersi con i boss che veramente contavano e contano.

Infatti, la vecchia mala cosentina, e non solo, non ha mai visto di buon occhio gli zingari. Nessun clan li affiliava, e nessun “grado” poteva essere attribuito agli zingari. Nessuno voleva in “copiata” nu zingaru. Ma sono le loro azioni a farli entrare di diritto nella ’ndrangheta che conta.

strage di strongoli

Quali, per esempio, la partecipazione di esponenti del clan degli zingari di Cassano alla strage di Strongoli, avvenuta il 26 febbraio 2000, dove vennero uccise 4 persone (un pensionato, Ferdinando Chiarotti, 73 anni, raggiunto da una pallottola vagante destinata a una delle vittime dell’ agguato mafioso; Salvatore Valente, 39 anni, Massimiliano Greco, 24 anni e Otello Ciarratano, anche lui di 24 anni, tutti di Strongoli).

franco-abbruzzese

Partecipazione in un primo momento affibbiata, da diversi pentiti, a Franco Abbruzzese alias “Dentuzzo”. Il quale sarà assolto definitivamente da questa accusa dalla Cassazione. Si narra che dopo questa azione, dove Franco spiega lo scambio di favori che esisteva tra le cosche del tipo: tu mi presti un killer a me ed io ti do il “titolo” a te, gli zingari furono autorizzati dai cirotani ad aprire “il locale” a Cassano.

E molti zingari iniziarono a portare in copiata esponenti delle potenti cosche di Cirò. Una sorta di sdoganamento degli zingari verso l’agognata mafiosità che sul campo si erano conquistati.

Da allora nessuno ha più osato negare il loro spessore criminale e la partecipazione alle attività delle cosche. Fino a diventare autonomi come “locale”, anche a Cosenza.

Canta Francu u zingaru, ma questa volta gli investigatori si sono bene attrezzati onde evitare fughe di notizie come nell’affaire Foggetti. Ma qualcosa trapela. Per come vi stiamo raccontando.

Franco spiega ai PM il piano per prendersi Cosenza e gli inevitabili contatti con la politica. Dice che per via delle sue caratteristiche somatiche, non era il caso di farsi vedere in giro con politici e affini, perché nu zingaru si nota di più, a suo dire.

Perciò aveva incaricato Daniele Lamanna di seguire la questione “Comune”. Sia perché “italiano”, sia perché capace. Dichiarazioni che, se mai ce ne fosse bisogno, confermano il ruolo di Daniele oltre a confermare l’interlocuzione tra la cosca e l’amministrazione comunale.

spazzamento

Parla anche di un progetto importante Franco, fallito causa arresto. Quello di prendersi tutto lo spazzamento di Cosenza, sottraendolo ad Ecologia Oggi (solo lo spazzamento delle vie cittadine) per affidarlo alle cooperative sociali (aumentando così notevolmente il fatturato delle stesse). Che, come si sa, il gruppo Bruzzese/Rango/Lamanna aveva acquisito dopo l’accordo al ballottaggio con il duo Occhiuto/Potestio, con il favore del prefetto Cannizzaro attraverso il famoso imbroglio del rilascio dei certificati antimafia a chi dicevano loro.

Oltre alle minacce e agli attentati ai rivali del loro gruppo, di cui vi abbiamo già parlato. Espone particolari che solo chi era dentro i loro loschi affari può sapere. Insomma Franco si presenta come un pentito di alto “rango”.

Ed è per questo che è stato ammesso al programma di protezione dei pentiti, principalmente per confermare gli intrecci tra politica e malavita a Cosenza e non solo per raccontare gli aspetti criminali.

Anche perché di gente che gli racconta di spaccio, strozzo, rapine e traffici vari, la DDA ne ha quanti ne vuole. Cosa che vale anche per l’omicidio di Luca Bruni. Sanno già tutto.

Un pentimento, quello di Francu u zingaru, che fa veramente tremare i palazzi della Cosenza che conta. Specie quelli che si comportano come il professore di “faberiana” memoria. Quelli che di giorno chiamano con disprezzo “pubblica moglie” la mafia, e poi di sera si cci ‘mbruscinianu assieme, dopo aver stabilito il prezzo per soddisfare le loro voglie.  

E si sa che le voglie costano caro.

GdD