Le cantate di Marco Massaro: pistole e musica

Marco Massaro
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Marco Massaro oggi ci racconta ancora di estorsioni. Pare che Marco sia tra quelli che più di altri sta riempendo verbali a dire basta. Si sta cantando tutto, ma proprio tutto. Non salva nessuno. Queste che vi stiamo proponendo sono ancora solo le sue “dichiarazioni spontanee”. Marco si conferma, dopo Adolfo, un vero canterino d’eccezione.

“… Sono stato vicino al gruppo di Rango e già nel 2010 lo stesso – pur se era ancora in vita Michele Bruni, seppur in carcere – stava cercando di acquisire una certa supremazia criminale con una squadra di ragazzi tra cui io. Per tali motivi, ricordo che in quel periodo venni incaricato da Rango di porre in essere alcuni atti intimidatori.

Fra questi ricordo di essere stato incaricato, insieme ad A. Z., di incendiare una autovettura Mercedes “M/L” di colore nero, parcheggiata in via degli Stadi di Cosenza nei pressi della pista di “go-kart”. La stessa – secondo Rango – era di proprietà di un soggetto titolare di una ditta che gestisce videogiochi, che non stava pagando l’estorsione.

Sono stato incaricato, tramite M. E. che aveva ricevuto disposizioni da Rango, di effettuare, sempre insieme ad A. Z., un atto intimidatorio ai danni di una sala scommesse di Andreotta di Castrolibero, ubicata in largo degli Aquiloni. Sono ancora visibili i fori di proiettile alla saracinesca. In quell’occasione sparò A. Z. che era in possesso di una pistola cal. 7,65, di cui non conosco la provenienza.

Sempre Rango incaricò me e A. E., fratello di M., di effettuare una telefonata intimidatoria al titolare di una concessionaria di autovetture di Spezzano della Sila. La telefonata venne materialmente fatta da A. E. da una cabina telefonica di via Panebianco posta ad angolo della sopraelevata, nei pressi della “Boutique dei Fiori” .

La telefonata era del tenore di intimargli di pagare altrimenti ci sarebbero state delle conseguenze per la famiglia. In un’altra occasione, sempre nel 2011, io, D. N. e M.G. venimmo incaricati da Rango di recarci in San Fili a prelevare un ragazzo di cui non ricordo il nome che ci aspettava nei pressi del bar ubicato nella piazza di San Fili, poiché doveva consegnare la somma di 3.500 euro per un debito di droga contratto con Rango. Lo stesso, però, non riusciva ad adempiere a ciò e, pertanto, lo caricavamo in macchina, una Toyota Yaris grigia di mia proprietà, e lo portavamo ad Andreotta di Castrolibero – dietro la concessionaria di Ottorino Gualtieri – dove, allo scopo di intimidirlo, M. G. utilizzando una pistola calibro 9, esplodeva alcuni colpi tra i piedi del ragazzo che, ovviamente, non lo attingevano se non solo uno, di striscio, ad un braccio. Lo lasciavamo lì. La pistola in argomento veniva successivamente trovata abbandonata dai carabinieri, custodita all’interno di un borsello rinvenuto nei pressi dell’abitazione dello stesso M. G. in Andreotta di Castrolibero.

sottosopra

Posso aggiungere che nel 2011 lavoravo per conto di una agenzia di buttafuori per conto di G. E. Un giorno io, Giuseppe Montemurro e C. C., venimmo incaricati da G. E. di recarci presso il gestore della discoteca SottoSopra di Diamante per acquisire la somma di 14.000 euro a titolo di estorsione che lo stesso doveva pagare e ciò oltre a quanto doveva corrispondere per il pagamento di servizi di buttafuori fornito dalla stessa agenzia di G. E.

Ci siamo recati direttamente al locale anzidetto. Il gestore, però si rifiutava di pagare detta somma anche in mia presenza. Giuseppe Montemurro riferiva detta circostanza a G. E., telefonicamente e sempre in mia presenza. Tornavamo presso la sede dell’agenzia ubicata in prossimità dell’ex Automeccanica Cosentina, e qui G. E. apprendeva da Montemurro e in mia presenza i particolari del diniego da parte dell’imprenditore. Conseguentemente G. E. convocava alcuni dipendenti, 7/8 persone, che giungevano poco dopo a bordo di due macchine, e dava incarico agli stessi di recarsi a Diamante al fine di mettere in atto quanto necessario per ottenere il denaro anzidetto.

Non so come si sia conclusa la vicenda ma sta di fatto che la settimana successiva venni mandato, per una serata, presso il SottoSopra e notai uno dei titolari, quello dove ci eravamo recati una settimana prima con Montemurro, con delle vistose fasciature alla testa e un cerotto sotto l’occhio destro che lasciavano presupporre il fatto che era stato vittima di un atto violento…”.