Le scatole cinesi di Mario Occhiuto: la genesi

La foto segnaletica di Occhiuto al momento dell'arresto, nel 1994

Siamo nel lontano 1990, ed un giovane Mario Occhiuto muove i primi passi verso quella che sarà la sua folgorante carriera da imprenditore fallito e colluso.

Si è da poco laureato e la voglia di fare è tanta. Insieme ad altri mette in piedi una delle sue prime società: la Se.Co.P srl (1991). Una società che si occupa di progettazione e costruzione di metanodotti, acquedotti, elettrodotti, strade pubbliche, opere pubbliche in genere, sia per conto proprio, che per conto di tutti gli enti pubblici.

E siccome, come sarà da qui in poi, non è suo costume sborsare denaro dalle proprie tasche, da subito si attrezza su come prendere appalti e appaltucci pubblici, magari godendo di qualche favore degli amici degli amici. E’ questa la sua strada: l’intrallazzo.

Mario Occhiuto e il papà in una delle processioni a cui partecipano ogni anno
Mario Occhiuto e il papà in una delle processioni a cui partecipano ogni anno

La sua è una famiglia conosciuta in città. Il papà è titolare di una rivendita di frutta e verdura bene avviata e molto frequentata, in quegli anni. Mario e i suoi fratelli e sorelle hanno studiato. Vogliono emanciparsi dalla frutta e verdura.

Da tempo stringono “amicizie” importanti. A quel tempo, ma anche oggi, era il denaro a contare. Gli amici arrivano solo se hai da offrirgli qualcosa. Mario e famiglia sono degli estimatori del mondo ecclesiastico. Direi dei fans. Questa loro entratura gli permette di conoscere chi all’epoca maniava molto denaro pubblico. Entrano nei salotti che contano.

Si ‘mbruscinianu con tutta la DC che conta. Quella che distribuisce, in quegli anni, agli amici degli amici appalti e favori, dopo aver sistemato i propri uomini nei posti chiave. Oggi come allora l’osso da spolpare è la sanità. Ad accogliere Mario tra le sue braccia, che muove i primi passi verso le nuove frontiere dell’intrallazzo, è l’allora commissario straordinario della USL 4 Franco Petramala.

Un pezzotto della vecchia DC, di cui è stato anche segretario regionale. Petramala è uno abituato ad incorrere in reati contro il patrimonio pubblico. Fedelissimo di Loiero – che sostenne alle regionali del 2005 con una lista di supporto, senza essere eletto – si muove, da tempo, in simbiosi con lui. Fanno il bello e il cattivo tempo in Calabria. Sono pappa e ciccia.

Franco Petramala
Franco Petramala

Infatti, Loiero, per premiarlo per così tanta devozione e fedeltà, nonostante i tanti guai giudiziari, lo promuove mandandolo prima all’’Asp e poi, nel febbraio del 2009, gli affida ad interim la direzione generale dell’’Azienda ospedaliera di Cosenza.

All’epoca Petramala era veramente un pezzotto di quelli che contano. Ne sa qualcosa la Doris Lo Moro, ex assessore regionale alla Sanità fino alla sua inaspettata rimozione: più volte – racconta l’esponente Pd – mi ero rifiutata di nominare Petramala, persona di stretta fiducia di Loiero, perché nel suo curriculum c’era una condanna definitiva per falso con pena sospesa.

Pare che la cosa non sia piaciuta all’ex governatore, sonoramente trombato dalla coalizione del centrodestra nelle elezioni regionali del 2010, e per questo senza troppi convenevoli mise alla porta la Doris. Ma, come dicevo prima, Petramala una ne fa e cento ne pensa.

Sul capo del “direttore generale” pesano diverse inchieste tra cui quella relativa all’autoassunzione di un suo subordinato. Michele Fazzolari, assunto all’’Asp con un contratto di tre anni, riceve infatti l’incarico di stabilizzare 320 precari. Senza perder tempo, il Fazzolari, firma la determina e assume a tempo indeterminato anche se stesso, con l’avallo, e la firma, del potentissimo Petramala.

Risultato: sei avvisi di garanzia per abuso d’ufficio, tentato abuso d’ufficio, truffa e falso e successiva richiesta di rinvio a giudizio e condanna. Ma non basta.

Franco Lucio Petramala pensa bene di mettersi in un altro mmualicu: questa volta si tratta dell’affitto di una palazzina fatiscente, senza impianti tecnici e priva dei solai. Prezzo? 35mila euro al mese, 420mila euro all’anno per sei anni, la bellezza di 2 milioni e mezzo complessivi. Un contratto che secondo la procura non poteva essere firmato perché il palazzo non è di proprietà della società affittatrice.

Secondo gli inquirenti sarebbero state fatte carte false per arrivare alla firma. Da qui la richiesta di rinvio a giudizio per concorso in falso ideologico per Petramala, altri due funzionari dell’’Asp e per Fausto Aquino, rappresentante legale della società «Edera srl».

Persino il cinghiale, che vede in lui un pericoloso concorrente negli intrallazzi dentro la sanità, produce una interrogazione parlamentare in merito all’incompatibilità di Petramala col suo ruolo di direttore generale. Nomina che, secondo il senatore Antonio Gentile, non poteva essere fatta perché Petramala è stato candidato alle regionali del 2005, e la legge dice che per cinque anni non si possono ricoprire incarichi pubblici.

Essendo stato nominato nel 2008, di anni ne erano passati solo tre. Non solo. Gentile ricorda, nell’interrogazione, anche che il 18 gennaio 2008, con atto di protocollo n° 891, Petramala dichiara, mentendo, di non essere mai stato candidato alle elezioni regionali nel collegio di Cosenza. Da qui l’esposto alla procura di Catanzaro che il 25 febbraio 2009 chiede al gip la sospensione cautelare di Petramala. Richiesta respinta dal gip.

Petramala, condannato per falso in atto pubblico e con il rischio di due processi in arrivo, rimase al suo posto. Un personaggio niente male, nel campo degli intrallazzi e delle coperture.

Mario Occhiuto ha stima e ammirazione per questo uomo. Con il quale inizia a collaborare. Nelle funzioni di commissario dell’allora USL n°4, siamo nel 1993, mette a bando per licitazione (chiamata diretta al ribasso) un appalto per lavori di manutenzione e ristrutturazione dell’ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza.

A partecipare sono dieci ditte. La torta è grossa: quasi 3 miliardi delle vecchie lire, nello specifico, ma in generale la truffa si aggira sui 10/12 miliardi di vecchie lire. E qui, stando agli atti giudiziari iniziano i guai.

Bandita la gara, arriva il giorno dell’apertura delle buste da parte della commissione. Di cui presidente è lo stesso Petramala, aiutato dalla dottoressa Wanda Marsico e dal responsabile dell’ufficio tecnico Greco. Dopo una serie di pasticci, la prima gara viene annullata, e ne parte una seconda alla quale partecipano in 5.

E sputa ca nnumini, a vincere è la Se.Co.P. di Occhiuto. L’offerta è considerata la più vantaggiosa. Ma tutto l’appalto è una colossale truffa ai danni dello stato, e dei cittadini. Al punto che Occhiuto e il suo amico Petramala finiscono dritti in galera, è il 14 luglio 1994.

Una beffa del destino, il giorno in cui, le quatorze juillet, i francesi e tutto il mondo occidentale, festeggiano la caduta di una delle prigioni più famose e tremende al mondo, la Bastiglia, loro, Mario e Franco, si trovano ad “edificarne” con il loro ingresso in cella, un’altra.

GdD

1 – continua