Le scatole cinesi di Mario Occhiuto

I debiti di Occhiuto. Per carità non ne faccio mica una questione morale. Tutti, chi più chi meno, abbiamo qualche debito. Non ti dico poi a Cosenza. Del resto si sa che la scarsità di pecunia costringe al debito. Che è una pratica che fa parte dell’economia. È contemplato in tutti i manuali economici.

Senza il debito non si va da nessuna parte. Le banche stesse sono state pensate e fondate per questo. Il debito di uno stato, giusto per fare un esempio su come funziona la grande economia mondiale, vale più, paradossalmente, dei suoi beni concreti. Infatti i cinesi, in giro per il mondo, da tempo comprano debiti di tutti gli stati.

Questa cosa di comprare un debito può suonare strana per noi comuni mortali che pratichiamo “l’economia reale”, quella di tutti i giorni; quella che ci costringe al rapporto diretto ed immediato con la nostra sacchetta davanti alla cassa del supermercato. Ma a differenza nostra, i cinesi, e non solo, sanno bene che chi controlla il debito, controlla il mondo, e quindi anche i suoi beni concreti.

E’ questo quello che avviene in questo sistema economico mondiale, che ha le sue regole e le sue leggi, che valgono più della “Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo”. Il diritto a possedere viene prima di qualunque altro diritto. E’ così che gira l’economia, e il sistema. E come si sa, nonostante Bono, nessuno vuole cancellare il debito a nessuno. Poi se qualcuno fa la rivoluzione e cambia tutto questo, va bene, ma fino ad oggi è così.

Del resto è sul debito che si basa il nostro benessere. Non ci sarebbe stato nessun boom economico senza la “cambiale”. E oggi, per meglio comprendere la portata di questa pratica economica, basta solo guardare, come abbiamo già scritto, il proliferare nella nostra città, di finanziarie di ogni ordine e grado.

“Prestatori” che promettono di prestare denaro a tutti, protestati, insolventi, disoccupati, pensionati al minimo, casalinghe. L’importante per il sistema è che anche tu abbia il tuo bel debito. Se sei indebitato sei controllabile. Diventi affidabile, e spesso servile nei confronti di chi ti paga lo stipendio. Non puoi permetterti di essere “schizzinoso” sul lavoro. Perché a fine mese devi saldare la tua “rata”.

Mario Occhiuto
Mario Occhiuto

Lo sanno bene cittadini e imprenditori (quelli veri che investono il proprio denaro, assumendosi in toto il rischio d’impresa) che ogni mese devono saldare i propri debiti col ricavato del loro lavoro. Cosa che non vale per tanti furbetti e marpioni accriccati bene in politica e negli uffici che contano. Nel senso che ci sono gli unti dal Signore che per diritto divino possono pagarsi i debiti con i soldi pubblici. Come ha fatto e continua a fare il sindaco Occhiuto.

Ed è di questo che ci occuperemo. Non dei fatti personali del sindaco. Fuori da ogni moralismo. Vagliando solo quello che è stato amministrato nelle sue società, dall’architetto, anche con la partecipazione del pubblico denaro. Di cui, se permettete (lo dico ai sostenitori del sindaco), vuoi o non vuoi, bisogna dar conto. Ed è il caso di dirlo, perché a fare i conti viene fuori una mole enorme di debiti e di società, da lui aperte, e amministrate all’acqua i rosi.

Società che hanno drenato una notevole massa di denaro pubblico finita chissà dove, e ben nascosta tra i meandri di una “burocrazia” nella quale districarsi in alcuni casi è impossibile. Pratiche che ti rimandano ad altre pratiche, che a loro volta te ne propongono altre.

Una rete fittissima di scatole cinesi dove non fai in tempo ad uscire da una che subito di ritrovi infilato in un’altra. Non vogliamo farci i fatti di Occhiuto, ma vogliamo capire come è possibile che un personaggio che ha amministrato in maniera così disastrosa decine e decine di società quasi sempre messe in piedi e sostenute con denaro pubblico, sia potuto diventare sindaco di Cosenza. Un problema di natura politica. E se preferite di “opportunità politica”.

Una situazione che ha creato un palese conflitto d’interessi grande quanto i suoi debiti. Può un sindaco amministrare la cosa pubblica con equilibrio, serenità ed onestà amministrativa, con un debito di oltre 20 milioni di euro sulle spalle?

chiuso per fallimento

Nella sua odierna condizione economica, quanto c’è di pubblico, e quanto di privato. Cioè, in questi anni i suoi debiti, avendo maneggiato tanti soldi pubblici, sono stati appianati, dimezzati, accresciuti, o sono rimasti sempre gli stessi?

Domande che non hanno niente di personale, anzi sono domande che pone la Legge. Che impone ai sindaci di pubblicare il loro reddito quanto entrano in carica, e di pubblicare il loro reddito quando termina il loro mandato. Ovviamente, la legge si riferisce alla pubblicazione dei dati reali, non quelli farlocchi. Se Occhiuto fosse una persona trasparente, e volesse contribuire a fare chiarezza, questa è l’occasione giusta.

Potrebbe chiarire molte discordanze documentali sul maneggio di soldi pubblici, ma siccome so che ha la coda di paglia, vedrete che si guarderà bene dal rispondere. Lui dice di voler rispondere solo a chi si documenta. E così abbiamo fatto.

Noi vi racconteremo, nonostante l’oscuramento documentale messo in atto da Occhiuto, come questa enorme massa di denaro pubblico è confluita nelle sue società, o in quelle a cui lui ha partecipato, e di cui alla fine si perdono le tracce. Vedremo se risponderà in merito.

Perchè, ripeto, non dei fatti suoi personali chiediamo conto, ma del pubblico denaro. Se parliamo ad esempio di una della sue società, la Oltrestudio srl – che non è un negozio privato messo in piedi con i soldi propri e di cui non deve dare conto a nessuno su come amministrata la sua baracca – lo facciamo in merito al denaro pubblico ricevuto, e su cui abbiamo tutti il diritto di domandare. Specie se sei sindaco. Chiaro.

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Per iniziare questo viaggio nelle scatole cinesi di Occhiuto, vi proponiamo un primo elenco della società da lui partecipate o amministrate (che saranno oggetto del nostro viaggio), giusto per darvi una idea della “quantità” e della fine che hanno fatto:

Agrisud dei fratelli Occhiuto, fallita – Biofin, fallita – Econ, fallita – Geosereco, fallita – Incontro Web, fallita – Laos, fallita – MOA architettura, pignorata – Mostra e servizi di ingegneria, fallita – Ofin, fallita – Oltrestudio, fallita – Pubblietere, fallita – Secop, fallita – Superten , fallita – Teleuropa, in crisi – Ten sas, fallita.

Queste solo le principali, quelle più importanti. Se è dai fallimenti che si misura, come dicono molti suoi sostenitori, il successo di quest’uomo, allora anche io, dall’alto dei miei fallimenti. posso definirmi un uomo di successo. Almeno per questo ringrazio i collaboratori e i sostenitori del sindaco. Anche se bisogna dire per onorare il senso comune, e chi non si ritrova nella definizione sopracitata di “successo”, prendendo in prestito le parole di mia nonna, che dei tipi come me ed Occhiuto, diceva: a chi come voi non ne conclude mai una io non affiderei neanche la gestione du sinali da cucina (dove in genere si mettono le mappine ‘nzivate). Se solo la mia povera nonna, che non c’è più, sapesse che anche io, nonostante il suo pesante giudizio su di me, ho corso il rischio di diventare sindaco, si rivolterebbe nella tomba.

GdD