Le truffe di Mimmo Barile: come inizia la dura “guerra” col fratello Ercole

Barile
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RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

Stiamo raccontando la parabola di Mimmo Barile, imprenditore e politico in bassa fortuna dopo aver conosciuto i fasti degli anni Novanta con il centrodestra di berlusconiana e “cinghialesca” memoria. Barile ha pagato, in particolare, la sua sfrenata brama di potere e denaro, che lo ha portato a scontrarsi frontalmente anche con suo fratello Ercole, che si è fieramente opposto alle sue logiche.

Siamo partiti dalla clamorosa truffa ai danni del calciatore Ciccio Modesto (poi arrestato dal cognato di Barile, il magistrato Vincenzo Luberto) e abbiamo rivelato l’incredibile trasformazione di una fabbrica di ceramiche artistiche in argento in un… call center gestito, tra gli altri, da una stretta congiunta di un cancelliere del Tribunale di Cosenza e dalla moglie di Barile, la sorella della moglie del “solito” magistrato Luberto.

IL RUOLO DEL RAGIONIERE MARRELLO

Mimmo Barile e i suoi complici riescono a concludere l’audace operazione di trasformazione del moderno opificio di ceramiche artistiche con argento in uno squallido call center con un semplice “movimento”. Ed è a questo punto che entra nel gioco la triste figura di Lucio Marrello.

Chi è costui?  E’ un ragioniere qualunque che entra nel circuito del gruppo Barile perché chiamato da Ercole a dargli una mano nella divisione del patrimonio con il fratello Mimmo, dal momento che Ercole non era abilitato ad utilizzare la nutrita schiera dei consulenti delle società del gruppo di famiglia, perché tutti al soldo di Mimmo.

Ma è questione di poco tempo perché anche il “fido” Marrello si butta con il più forte, facendo il doppio gioco con Ercole, ovviamente contrario alla trasformazione della sua fabbrica in un call center per “ingrassare” i parenti del supercancelliere del Tribunale Fernando Bruno e del magistrato Luberto.

Intanto Ercole si ammala di tumore. Mimmo lo alletta con la promessa (non mantenuta) di un accordo e gli chiede come prima mossa di dimettersi da amministratore della società EBI (quella titolare della fabbrica di Piano Lago) e di nominare al suo posto Marrello, che era già passato alla corte del truffaldino.

Marrello, poi, viene addirittura premiato da Mimmo Barile per i servizi svolti e diventerà direttore amministrativo della Fondazione Field, dove il politico cosentino è stato mominato grazie ai buoini uffici del Cinghiale, al secolo Tonino Gentile, dalla giunta Scopelliti. Ed è proprio lui, Marrello, che curerà personalmente e materialmente i passaggi dei soldi della Field sui conti personali di Mimmo Barile. Sapete tutti com’è andata a finire: Barile arrestato per un ammanco di 500mila euro!!!

ERCOLE BARILE SCOPRE IL GIOCHINO: IL RUOLO DEL TRIBUNALE DI COSENZA

Ma come viene “sgamato” il doppio gioco del ragioniere Marrello? Più che sgamato è lui che, con la faccia di bronzo che si ritrova, diventa responsabile amministrativo del gruppo Barile su incarico di Mimmo all’indomani dell’esautorazione di Ercole dal ruolo di amministratore della società (che gestisce, tra gli altri, anche l’Hotel Centrale), con una manovra delinquenziale avallata dal giudice Carmelo Copani, ex presidente del Tribunale di Cosenza.

Ercole Barile viene sollevato dal l’incarico di amministratore con un’assemblea illegittima, fatta a casa del dottore Mario Gimigliano, il quale viene poi nominato amministratore al posto di Ercole (il Gimigliano è quello stesso personaggio che fu arrestato negli anni 90 insieme all’ allora senatore Franco Covello).

L’assemblea viene fatta con un collegio dei sindaci dimissionato, costituito dal dottore Franco Quaranta, dal ragioniere Franco Mauro e dallo stesso Gimigliano. Costoro erano stati costretti da Ercole Barile a dimettersi una volta che aveva scoperto che coprivano le malefatte di Mimmo ai danni delle società e dello stesso Ercole.

L’assemblea era inoltre illegale perché poteva essere convocata solo dall’amministratore, adempimento che invece in quel caso fu effettuato su preciso ordine di Mimmo Barile, che era un semplice socio.

C’erano quindi tutti gli elementi per richiedere un provvedimento d’ urgenza e un annullamento dell’assemblea con un articolo 700. Ercole Barile, nonostante i problemi di salute, si muove tempestivamente on questo senso ma trova davanti a se un muro di gomma con le sembianze di un giudice, che si chiama Carmelo Copani.

4 – (continua)