L’Emilia è terra di mafia: la figuraccia della malapolitica

L’Emilia è terra di mafia

di ​Sabrina Natali

Lo storico maxi-processo Aemilia si era aperto da pochi giorni e già si assisteva a quello che appariva chiaramente come un dietro-front del partito che da 70 anni ha il monopolio in questa regione.

Stava calando di ora in ora la “presa di coscienza” , in ritardo di diversi decenni, che sulla scia dell’imponente inchiesta Aemilia, pareva aver illuminato la strada a tanti politici che fino ad allora pareva non avessero mai preso in mano i tanti dossier di denuncia sulla criminalità organizzata nella nostra regione. Dossier scritti da autori indipendenti che sono accessibili a tutti.

I primi dietro-front sono arrivati in risposta alle parole dell’allora procuratore nazionale antimafia Franco Roberti e alla relazione della Direzione Nazionale Antimafia. Parole di risentimento ancor più preoccupanti perché pronunciate dallo stesso Enzo Ciconte, che aveva affermato che “è sbagliato dire che l’Emilia è terra di mafia”. Proprio lui, l’autore di diversi dossier sulla presenza della criminalità organizzata nella nostra regione. Queste dichiarazioni lasciano quindi un sapore ancor più amaro. Rimane la speranza che non siano dettate da interessi partitici, ma solo da considerazioni personali.

Sulla stessa scia, abbiamo assistito a un mantra che passava di bocca in bocca agli appartenenti del Partito che, a causa forse del suo monopolio in regione, si è sentito probabilmente attaccato dalla relazione. Il mantra è arrivato sulla bocca della Bursi, segretario provinciale PD di Modena del tempo, per passare poi all’ex presidente della Regione Bonaccini e infine all’ormai stracotto presidente del Consiglio Renzi che in una conferenza stampa ha affermato, riferendosi all’intero Paese, che “la mafia è stata piegata”.

Invece che prendere atto che qualcosa non ha funzionato, che dalla metà degli anni 50 le cosche mafiose hanno avuto tutto il tempo di radicarsi, tessere le loro relazioni e conoscenze intrecciandole anche con le forze politiche in carica, riappariva il letale “negazionismo” che tanti danni ha fatto sull’intero Paese.

A causa di queste considerazioni, dobbiamo quindi ritenere che da parte di alcuni esponenti politici, non si sia preso davvero a cuore la priorità della lotta alla criminalità organizzata e alla corruzione. Nascondere sotto il tappeto gli errori commessi è una strada che porterà inevitabilmente a un vicolo cieco.

Il negazionismo è frutto dell’incapacità di voler vedere e ne consegue l’impossibilità di rimediare. Parole gravissime, di attacco nei confronti della relazione della DNA. E segnali di grande rassicurazione nei confronti delle cosche. Segnali, ne siamo perfettamente coscienti, ben recepiti. La storia dovrebbe insegnare: anche nella Sicilia degli anni 70/80 si abusava di parole simili. E si è visto il prezzo che è stato pagato e ancor oggi si paga.