Lettera aperta a Tropea (di Dante Freddi)

Dalla villetta del Cannone si scende alla Marina di Tropea
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Questa lettera è stata inviata da un turista che villeggia a Tropea da una vita al sindaco o comunque (visto che è decaduto qualche giorno fa) a chi amministra la città. 

E’ una lettera che, partendo da un problema, descrive la storia di Tropea e per chi conosce questa città magica e speciale è stata un’emozione leggerla. Impossibile non condividerla dal sito di CN24. 

Gentile signor sindaco di Tropea, scrivo a Lei perché ovviamente è il più interessato, per ruolo, a che la sua stupenda città funzioni al meglio e che i cittadini che l’hanno eletta siano soddisfatti, che gli ospiti siano appagati della loro vacanza, che il lavoro aumenti, che domani sia meglio di oggi”.

“Non conosco – continua la missiva – il target su cui punta la politica turistica della città e di conseguenza quale visione guidi le azioni della sua amministrazione in àmbito turistico, ma so con certezza che un consistente gruppo di turisti non la riguarda. Quello a cui appartengo io. La sua città è alta sul mare, bellissima, e chi viene a soggiornarvi, sia che risieda giù alla marina sia che affitti un appartamento o un B&b o risieda in albergo in città, dovrebbe avere la possibilità di muoversi tra mare e centro storico con agilità, per godere di entrambi, per far vivere e animare sia mare che mercato.

La prima volta che sono stato a Tropea avevo in affitto un bell’appartamento proprio adiacente al corso, le auto erano poche, era oltre vent’anni fa, e le gambe erano buone. Allora quei cento scalini tra mare e città mi pesavano un po’ a mezzogiorno, ma certamente non le avrei scritto per una stupidata del genere. Oggi ho sessantasette anni, le ginocchia sono vecchie, le forze cedono e i turisti che ho visto in giro molti hanno i capelli bianchi o, all’opposto, carrozzini o un paio di bambini.

Ma per unire la città ci sono sempre quei cento gradini o un “apetto” che passa saltuariamente.

tropea-tramonto-Mirko-PignataroNeppure uno straccio di piccolo autobus pubblico, tanto per raccogliere chi ha bisogno di spendere e vivere Tropea nel migliore dei modi, magari emozionandosi alla vista di un tramonto o di una luce sul mare o di uno spettacolo. Io e mia moglie non abbiamo mangiato neppure un gelato seduti sulle accoglienti poltroncine del corso né siamo stati ospiti di un ristorante in città: troppo caldo di giorno troppo scomodo la sera.

A Tropea ho capito quanto pesa una confezione di acqua minerale se si risiede alla marina e se il turismo moderno tende a creare emozioni per conquistare il mercato, questa non è delle migliori.

Spero che il prossimo anno possa trovare risorse per attivare un mezzo che unisca la sua città divisa.

Io comunque ci sarò, ma per sicurezza mi porterò da casa acqua minerale e vettovaglie, dato che Lei mette soltanto il Mare. Con simpatia”.