Lettere a Iacchite’: “Cosenza, città del Medioevo e dell’apparenza”

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Egregio Signor sindaco, desidero esprimerle con questa lettera tutta la mia protesta e la mia riprovazione per il vergognoso stato in cui mi ritrovo ed in cui si ritrovano la maggior parte dei cittadini cosentini.

Faccio riferimento alla mancanza spesso totale ma sempre più spesso marginale dell’acqua nelle abitazioni su tutta Via Popilia. Ebbene sì, dico “tutta” Via Popilia, perché, confrontandomi con coetanei, parenti e amici, mi sono sentita meno sola nel comprendere che questo è un problema generale, che non colpisce soltanto casa mia, ma nello stesso tempo indignata nell’ascoltare come ognuno di noi ormai, essendosi rassegnato a questa situazione, si organizzi alla meno peggio per far fronte a questa amara realtà.

C’è chi si sveglia all’alba per lavarsi, mettere in funzione la lavatrice e raccogliere l’acqua nelle bottiglie, perché sa già che ad una determinata ora del mattino l’acqua verrà a mancare inevitabilmente. C’è chi, raccolta l’acqua nelle bottiglie, conta su una buona giornata di sole per piazzarle fuori dal balcone o sui davanzali delle finestre, perché? Naturale, per riscaldarle. E c’è ancora chi, raccolta l’acqua in tutti i pentoloni possibili, le mette sul fuoco per avere un po’ d’acqua calda.

Ma io mi chiedo e le chiedo: è possibile che alle soglie del 2017 si debba ascoltare questi arcaici e medioevali racconti? Dico medioevali, ma forse, e ne ho quasi il sospetto, nel Medioevo la situazione era migliore di oggi.

Egregio signor sindaco, ha dimenticato forse le sue stesse promesse fatte a me e ad altri coetanei come me, che l’avevamo contattata già ad inizio 2015 per denunciare questa situazione? Lei rispose a tutti dicendo: “Io non faccio i miracoli, ma entro pochi mesi sarà finita la nuova rete idrica… stiamo completando l’ultimo anello”.

Egregio signor sindaco, ha forse dimenticato che le scrissi che non siamo tutti giovani a Cosenza, e che se io posso sciacquarlo un piatto con un “filo” di acqua gelida, mia madre, così come molte altre donne cosentine, soffre di artrosi reumatoide?

Egregio signor sindaco, la sento spesso esprimere dei pareri sulla nostra città: la sento parlare di modernità, di avanguardia della nostra città, delle nostre nuove piazze. La sento parlare di spazi pedonali ricreativi che fanno bene ai cosentini, che portano benessere a tutti noi… ma mi chiedo e le chiedo: quale benessere? Quello apparente? Quello esteriore?

Oppure forse fa riferimento al suo di benessere, benessere che ha trovato grazie a noi che non abbiamo mai voglia, coraggio e buona volontà di denunciare le cose che non vanno e al contrario sorridere davanti all’inaugurazione di una piazza?

Ebbene, io le scrivo o meglio riscrivo in forma aperta e non più privata, perché non voglio più che si offenda la mia intelligenza e quella dei cittadini cosentini, per dirle che questa situazione reiterata ed inaccettabile non può essere più tollerata e spero vivamente che grazie alla mia protesta e a quella di altri cittadini come me, possa smuoversi qualcosa.. Distinti saluti

Jessica Nappo