Lettere a Iacchite’: “Cosenza, Guarascio vattene”

Buongiorno presidente Guarascio. Come si é alzato stamattina? Sicuramente bene, come sempre, tanto a lei cosa gliene frega se per l’ennesima volta ha dato un’ altra delusione al popolo cosentino?

Oramai é abitudine, una costante. Cosenza é questa, più di così non può andare, dirá lei, fatevene una ragione… E invece no, caro mio, io non mollo.
Io non sono né un giornalista al suo servizio, né un nostalgico che pur di venire allo stadio la domenica, accetta di tutto, perfino questi squallidi campionati a cui ci fa assistere oramai da anni. Io non la odio perché non vinciamo, io la odio perché non vuole provarci a vincere, che é diverso.

La società del Lecce, tanto per fare un esempio, le ha dato una lezione di come si vincono i campionati… semplicemente provandoci, sempre, ogni anno, comprando il meglio, acquisendo la mentalità vincente, riportando la gente allo stadio e aspettare il momento giusto come é successo a Salerno, a Foggia, a Benevento, a Crotone etc etc… Cosa ci manca a noi per essere come loro ? L’entusiasmo ? Il pubblico ? Lo stadio ? No, questi elementi li abbiamo a Cosenza, nascosti ma li abbiamo… Quello che ci manca é un presidente… un presidente con i coglioni sotto, un presidente che dopo i fatti di Viterbo va in Lega e spacca tutto, un presidente che dopo i 12 mila contro il Pordenone avesse detto alla città “Tranquilli, faremo uno squadrone molto più forte e ci riproveremo”, un presidente che va al Comune e urla contro il sindaco e il suo amichetto promoter dei miei coglioni per un terreno di gioco decente, un presidente che va dai capi storici del tifo e li costringe a fare pace, un presidente che sia innamorato di questa città e di questi colori.

E invece no, a lei non gliene frega niente di tutto questo ! A lei interessava l’appalto della raccolta differenziata a Cosenza e l’ha ottenuto per la seconda volta… Prendersi la squadra é il contentino, farla navigare nella lega dei professionisti il suo obbligo, ma niente di più. L’idea di provarci a entrare nel calcio che conta, no, quello non era nei patti o al massimo, se capita così, senza spendere soldi, che ben venga. E allora caro mio, prima che riuscirà a spegnere la passione degli ultimi irriducibili pazzi che ancora continuano ad essere malati di questa fede, nonostante il male che ci sta procurando, io la maledirò fino all’ultimo dei giorni che starà dietro quella scrivania, e le farò la guerra senza esclusione di colpi, fino a quando abbandonerà per sfinimento e ritornerà a raccogliere spazzatura in quel di Lamezia, da dove quel cazzaro di sindaco che ci ritroviamo l’ha reclutata per rovinarci una passione.

Lettera firmata