Lettere a Iacchite’: “Rossano, perché nessuno vuole fare luce sul delitto Converso?”

Buonasera, ciò che mi spinge a scriverVi è il fatto che siete l’unico giornale che scrivete seriamente le varie problematiche dei Calabresi.

Io ero un amico del noto imprenditore rossanese Luciano Converso che nel 2007 perse la vita a colpi di arma da fuoco. Sono stati condannati all’epoca 3 pregiudicati del posto e poi assolti in secondo grado e anche in Cassazione.
Mi domando: ma il Converso è o non è morto per omicidio e se sì, perché il caso è stato CHIUSO?
Oppure, Converso è morto per un “MALORE”?
Luciano Converso voleva andar via, voleva lasciare Rossano per sempre e l’onorata società alla quale aveva aderito qualche anno prima diventando imprenditore di riferimento nel settore delle forniture edilizie. E’ stato proprio questo suo desiderio di affrancarsi dalla cosca la sua condanna a morte, decretata da Nicola Acri, all’epoca ancora giovane, alias Occhi di Ghiaccio.
A Rossano lo sanno tutti eppure chi ha ucciso Converso non è stato punito.
Vedete, il mio pensiero è che in Italia oggi andrebbe fatta una seria riforma sulla giustizia perché è impensabile che persone che si sono fatte 3/4 anni di carcere per errore oggi comunque li dobbiamo risarcire noi (CITTADINI) e che poi, cosa ancora più grave, non si sia dato un volto al killer che in quella sera del 2007 ha sparato contro il Converso.
Tutto questo è davvero assurdo, sembra quasi che gli inquirenti e i magistrati siano appagati, anche se non si capisce di cosa. E poi come è possibile che si sia chiuso un caso che sembrava risolto? Ma non è che la MAGISTRATURA sia corrotta?
Lascio a voi un libero pensiero e alla magistratura, Gratteri e Company, una bella RIFLESSIONE.
Lettera firmata
Fin qui il nostro lettore.
Nicola Acri, alias Occhi di Ghiaccio
Nicola Acri, alias Occhi di Ghiaccio

I giudici della Corte di Cassazione hanno confermato il verdetto di assoluzione nei confronti di Nicola Acri, di suo fratello Gennarino e di Massimo Esposito, finiti alla sbarra come mandante ed esecutori materiali dell’omicidio di Luciano Converso nel gennaio del 2013.

L’imprenditore di Rossano venne ammazzato il 12 gennaio 2007, in contrada Momena. L’imprenditore venne ucciso con cinque colpi di pistola semiautomatica, 9×21, sparati in sequenza e  distanza ravvicinata.
Il verdetto degli “ermellini” chiude definitivamente la storia su questo omicidio, che verrà archiviato tra i fascicoli dei delitti impuniti.
Il verdetto d’Appello aveva ribaltato la sentenza di primo grado. I giudici della corte d’Assise di Cosenza, infatti avevano emesso un verdetto di condanna pesantissimo nei confronti degli imputati.
Le fasi processuali sono state, come sempre dalle nostre parti, una sorta di farsa.
Una giovane barista Maria Rosaria Oliverio, all’epoca dei fatti compagna dell’imprenditore Converso, arrestata per favoreggiamento, prima accusò i tre, e poi ritrattò.
E ancora: cosa sapeva del delitto don Antonio Oliverio? Il prete, infatti, fratello della barista, aveva confermato le accuse ma nel frattempo è deceduto.
E così questo delitto ormai è stato dimenticato da tutti.
E bene ha fatto il nostro lettore a sollecitarci di ritornare sull’argomento. Anche solo per esprimere dei dubbi e, magari, per spronare la DDA di Catanzaro (di questo delitto si era occupato il magistrato Vincenzo Luberto) a riaprire in qualche modo le indagini.
Ora, a distanza di tempo, questa operazione che ha portato all’arresto di molti affiliati del clan, potrebbe aprire uno spiraglio anche per questo Cold Case del territorio rossanese.