Lettere a Iacchite’: “Vi spiego il sistema Farmaeko”

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Inizia circa un anno e mezzo fa la storia di un’azienda calabrese che voleva combattere la disoccupazione tra i giovani, ma non è stata altro che l’ennesima riprova che quando qualcuno si fa avanti dicendo di voler aiutare il prossimo, in realtà sta già salvaguardando i propri interessi mascherandosi da buon samaritano o Robin Hood de noantri.

La mission di FarmaEko SRL è tutta una serie di paradossi, giochi del contrario o per meglio dire prese per il culo; poiché di ogni suo punto possiamo fare più e più esempi in cui l’azienda nei confronti dei lavoratori si è comportata in maniera opposta ai suoi obiettivi. FarmaEko, a loro dire, ha come punto di forza la dignità del lavoro e del lavoratore citando peraltro il primo articolo della Costituzione Italiana tanto che verrebbe da mettersi la mano sul cuore e cantare l’inno nazionale.

Tutto bellissimo se non fosse che di dignitoso in questa azienda non c’è davvero niente. Ma come si ottiene il “privilegio” (sì, perché siamo arrivati a chiamare privilegio un lavoro e non un diritto di ogni cittadino) di lavorare per FarmaEko? Per entrare a far parte della “famiglia” FarmaEko, almeno fino a qualche mese fa, bisognava partecipare ad un corso di formazione con annesso concorso interno che prevedeva, tra le tante, una vera e propria prova promozionale o meglio dire “prova vendita”.

Ogni candidato che si accingeva a partecipare al concorso aveva a disposizione un elenco di prodotti da poter vendere per dimostrare quelle che erano le proprie attitudini commerciali. Conseguenza immediata aumenti esponenziali del fatturato dei punti vendita dove ogni candidato si appoggiava per la prova vendita. I candidati, soprattutto nei primi mesi di nascita dell’azienda, erano numerosi e allettati dal contratto a tempo indeterminato e dallo stipendio di 800 euro per 4 ore di lavoro al giorno. Più persone partecipavano al concorso, più persone contribuivano all’aumento del fatturato dell’azienda. Tutto ciò a costo zero… sì, a costo zero in quanto il “corsista” ritirava i prodotti dal punto vendita e li consegnava direttamente al cliente a sue spese proprio perché stava partecipando al concorso di selezione per l’ambito posto di lavoro.

Ogni “corsista” rappresentava circa 1500 euro di guadagno per l’azienda. Molti sono i giovani calabresi in cerca di un’occupazione concreta e molti di questi hanno partecipato al percorso selettivo nonostante fosse davvero antipatico dimostrare le proprie attitudini commerciali come se fossero venditori porta a porta con amici e parenti in soli 10 giorni di tempo. Armati di volontà e intraprendenza molti si sono messi alla prova. Passarono i primi mesi, e i corsi di formazione con annesso concorso continuavano. Si ricercava continuamente personale che in realtà l’azienda non poteva più permettersi. Ma perché? Perché ogni persona che partecipava alle selezioni contribuiva a riempire le tasche degli ideatori di questo progetto. Giovani pieni di voglia di fare usati per riempire le casse dei punti vendita e successivamente scaricati da chi cercava continuamente del personale nonostante non avesse soldi per mantenere quelli che erano i dipendenti già assunti.

In concomitanza al periodo di declino dell’azienda la pensata geniale di Robin Hood fu l’espansione del progetto in altre regioni italiane. Saturato il territorio calabrese quindi, Robin Hood and company decisero di sposarsi in territori ancora vergini: la Puglia, la Basilicata, l’Emilia Romagna e ora anche il Lazio. E la catena di Sant’Antonio con l’apertura e la repentina chiusura di punti vendita continua come la compulsiva ricerca di personale con l’assunzione di chi riesce a superare il concorso che, dopo qualche settimana di effettivo lavoro (finalmente regolare) all’interno del punto vendita, viene prontamente licenziato per mancato superamento del periodo di prova previsto da contratto.

FarmaEko SRL ha fatto tabula rasa nei giovani calabresi disoccupati sfruttandoli per i propri interessi. Molti dei punti vendita aperti sono andati incontro a chiusura poiché non ci sono soldi per pagare l’affitto ai proprietari dei locali commerciali, ma ciò che non si è mai fermato sono i corsi di formazione. Non interessa quante persone superano il concorso, ciò che importa è che il maggior numero di candidati partecipino al percorso di selezione e concludano la “prova vendita”.

Al momento non si parla più di concorso, ma si parla di “stage retribuito di 3 mesi” in seguito al quale, se superato, è possibile firmare il contratto a tempo indeterminato. Intanto “lo stagista” lavora per 3 mesi con una minima retribuzione del 20% sul fatturato (in 3 mesi deve essere di almeno 4500 euro) e intanto ci si prende del tempo per far firmare un contratto lavorativo. Ma stage retribuito quando? La domanda sorge spontanea visto e considerato che FARMAEKO SRL ha creato buchi dappertutto e ha ancora da pagare dipendenti, ex dipendenti, fornitori e affitti dei locali. Questa nuova metodica di ricerca di personale, a loro dire, serve per creare un portafoglio clienti tale da poter mantenere vivi gli obiettivi dati ai dipendenti, ma in realtà serve solo per assicurarsi un tot di vendite al mese nel punto vendita. Vendite di prodotti che altrimenti, se non sfruttando persone bisognose di un posto di lavoro, non avverrebbero con questa facilità.

Avete capito che furbi? Fanno azienda a spese di chi ha bisogno e vuole lavorare. Il direttore commerciale di FarmaEko SRL è l’artefice di altre truffe in altri settori. Nel 2014 un consorzio farmaceutico con sede a Roma dichiarava fallimento e anche in quel caso lui faceva parte del direttivo. Per i problemi avuti in precedenza, nel direttivo dell’azienda FarmaEko non compare, ma compare il cugino crotonese e il proprietario dell’azienda, figlio di un politico facente parte del Consiglio Regionale della Calabria.

Fanno lavorare gli altri a costo zero e loro si arricchiscono. Molti di chi ha deciso di ribellarsi a questo mondo di soprusi, di prepotenza e di inganni continui ha agito per vie legali e tramite l’Ispettorato del Lavoro ma, a quanto pare, nessuno dei malcapitati ha recuperato ciò che avanza, anzi, l’autodimettersi da questo posto di lavoro consente all’azienda stessa di ricercare nuovo personale e quindi sfruttare nuova gente per il proprio tornaconto. Sempre grazie alla povera gente che si è imbattuta in quest’azienda, il gruppo e la pagina FarmaEko su Facebook è cresciuto esponenzialmente…ma non è tutto oro ció che luccica!

Lettera firmata