Lettere a Iacchite’: “Vi spiego il vero volto dell’apparato poliziesco di Minniti”

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di Giuseppe Tiano

USB Unione Sindacale di Base Federazione di Cosenza

Non è la prima volta che ricevo “strane visite” a domicilio, da quando svolgo attività sindacale nell’USB e nei movimenti antiliberisti. Sabato mattina, a Roma, mentre mi apprestavo a fare colazione nell’albergo dove ho pernottato in attesa di partecipare al corteo pomeridiano indetto da Eurostop, all’improvviso sono stato sollecitato dal personale della struttura ricettiva a recarmi alla reception. Pensavo si trattasse di qualche vecchio compagno che sapeva della mia presenza nella capitale e fosse venuto a trovarmi.

Invece, mi sono ritrovato di fronte a due agenti di Polizia in divisa che provvedevano a chiedermi nel pieno esercizio delle “loro funzioni” non solo i documenti ma anche l’ora di arrivo a Roma, l’ora di partenza dalla Calabria, il luogo di partenza e, visto il troppo tempo impiegato per raggiungere la capitale romana, anche dove e perché mi ero fermato. Ho provveduto non solo a consegnare i documenti, sebbene li avessi già consegnati al mio arrivo in albergo. Non sarei stato obbligato a fornire risposte alle domande postemi dai poliziotti. Gli interrogatori sono disposti o effettuati dall’autorità giudiziaria. Eppure, siccome non ho nulla da nascondere, ho fornito tutte le spiegazioni richiestemi alle forze dell’ordine.

È chiaro, comunque, che nei miei confronti come verso tanti altri attivisti nelle stesse ore, è stata attuata una strategia intimidatoria che svela il vero volto “democratico” dell’apparato poliziesco allestito dal ministro Minniti. Un’altra cosa è certa: questa è la terza volta che a Roma una situazione simile si ripete a mio danno. Perché è chiaro che risulta dannoso, lesivo della dignità, essere costantemente pedinato e identificato. Mi è successo anche in occasione dello Sciopero Generale indetto da USB il 21 ottobre 2016, quando sono venuti a trovarmi altri due agenti, stavolta in “borghese”.

È risuccesso il 10 novembre 2016 all’aeroporto di Fiumicino, non appena atterrato al rientro da una missione di volontariato in Tanzania con l’associazione “Terra di Piero”. Sabato scorso ho richiesto agli agenti le loro generalità che non mi hanno assolutamente voluto fornire, invitandomi a rivolgermi alle strutture di polizia competenti. In Egitto come in Italia, le forze dell’ordine non recano visibile un numero di matricola.

Non voglio commettere l’errore di rifugiarmi nel vittimismo. In questo preciso momento, in Italia, centinaia di attivisti politici sono privati della libertà, costretti a subire misure restrittive. Le “attenzioni” a me riservate sono “carezze” in confronto a ben altre pressioni esercitate su tanti compagni e compagne. Mi preme però segnalare quest’ultimo episodio che evidenzia il clima inquisitorio serpeggiante in questo Paese. E ribadire che con maggiore vigore e indignazione continuerò a svolgere la mia attività a sostegno dei più deboli, contro padroni e nuovi fascismi.