Lettere a Iacchite’: “Se siamo al punto in cui siamo, la colpa è anche nostra”

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L’estate è alle spalle e la gente tende a dimenticare in fretta. Un’estate disastrosa per l’eccessivo caldo e le condizioni del mare, un mare sporco in condizioni davvero penose lungo la costa tirrenica cosentina.
Scaricano di tutto lungo la costa, nemmeno nei Paesi del terzo mondo credo si arrivi a tanto, assenza di depuratori, assenza di ogni più elementare controllo, solo scarica barile, come da copione.

In quel di Torremezzo di Falconara è andato a fuoco persino il sito preposto alla depurazione delle acque, che di fatto è stato una meteora, visto che è andato in funzione forse una stagione se non erro. Frutto anche del salasso dei villeggianti che tengono casa in un posto che ‘pretende’ tasse non di certo basse, dando in cambio cosa, il mare inquinato?
Ma la situazione è disperata lungo tutto il tratto di costa. Tra l’altro la gente si illude che a Fiumefreddo sia per esempio più pulita l’acqua e si riversa lì, a San Lucido piuttosto che a Paola, grottesco, come se la distanza tra Paola e San Lucido fosse delimitata almeno da una barriera corallina.
L’altro giorno guardando canale 33, ho sentito nel corso di una trasmissione, sull’acquisto di case da parte di stranieri in Italia, quanto segue: “Vogliono acquistare in Calabria, una regione del sud Italia poco conosciuta nel mondo e nella stessa penisola, una regione repressa”, che ha poco da offrire.

Ci sono rimasta male, mortificata. E’ possibile che a noi calabresi niente ci smuova, dov’è finito l’orgoglio, se mai c’è stato? Non basta rivestire a festa qualche città, la verità è che siamo dietro a tutti, siamo zero.
La Puglia ci ha stracciato, fanno a gara per andare in Puglia da ogni parte del mondo, onore a loro da questo punto di vista. Ma cosa abbiamo di meno noi dal punto di vista paesaggistico e costiero?
Siamo ricchi di storia, di reperti e siti archeologici che i più non conoscono e lasciati al proprio destino. Ci conoscono giusto per i bronzi di Riace, non di certo per tutto il resto. Abbiamo prodotti della terra che non ha nessuno, un olio aromatico, poco valorizzato, Abbiamo tutto e non abbiamo niente, perché tutto questo è in mano a persone incapaci di rivalutare un territorio che ha un potenziale altissimo.

Ma la colpa è anche nostra, un popolo quello calabrese dalla memoria corta, che dimentica, dimentica al punto tale da tuffarsi nell’acqua dove galleggia la merda senza colpo ferire, incapace di lottare e rivendicare un territorio che potrebbe incrementare il turismo e nuovi posti di lavoro.
No, invece fugge, chi può va altrove a trascorrere le vacanze e fitta o vende le case ai poveretti che ignorano o che sono afflitti da masochismo.

Perché non si vogliono potenziare i doni immeritati che abbiamo? Sappiamo solo lamentarci, coltivare la nostra sovranità individuale a scapito dei nostri figli, del nostro futuro, della nostra terra sempre più massacrata.

Anna S.