Lettere a Iacchite’: “Bisignano, dite no ai predatori: la figlia di Laqualunque e il figlio di Lo Giudice”

Lo Giudice e Pittella

BISIGNANO DOMANI AL VOTO – A VOLTE VORREBBERO RITORNARE

La campagna elettorale volge al termine e alcune considerazioni sono utili a completare il quadro. Una cosa l’abbiamo capita: la partita si gioca sull’ambiente e sulle linee politiche di governance del territorio per i prossimi anni.
La terra, i fiumi, la macchia mediterranea, il paesaggio, in una parola l’ambiente sono la fonte di ricchezza prevalente di questo territorio e va da se che dovrebbe essere prioritariamente tutelato, protetto e rispettato. La politica dovrebbe guidare lo sviluppo guardando in questa direzione e favorendo l’agricoltura l’allevamento e l’indotto agroalimentare.

A parole sono tutti d’accordo, tutti ambientalisti di giorno. Ma di notte qualcuno rema in altre direzioni. Un territorio come quello di Bisignano ha da sempre fatto gola ai “signori” degli sversamenti, degli interramenti, perché è un territorio vallivo e premontano allo stesso tempo, solcato da fiumi veri dove scorre l’acqua tutto l’anno, vicino all’autostrada e distante (ma non troppo) dal capoluogo.

Mai come questa volta i cittadini di Bisignano sono invitati a fare uno sforzo di memoria per mettere insieme alcuni tasselli di storia degli ultimi trent’anni. Questo richiamo a ricordare le cose del passato potrebbe sciogliere molti nodi e chiarire molti dubbi.
Nel lontano (ma non troppo) 1989, l’allora sindaco comunista Carmelo Lo Giudice, padre dell’odierno candidato a sindaco Francesco, concesse ai privati la gestione della depurazione comunale. Cominciò in quel momento un lungo e travagliato connubio incestuoso, mai del tutto chiarito, tra interessi imprenditoriali privati e la politica locale.

Nei primi anni ’90 il potere politico locale passa nelle mani dello storico portaborse di Lo Giudice, Angelo Rosa, il cui figlio (ne abbiamo parlato in un precedente articolo) è uno dei più attivi promotori della lista Lo Giudice. Durante questi anni, alla chetichella, tra proroghe e ordinanze, viene garantita l’attività di depurazione ai privati che ottengono anche l’autorizzazione a trattare non solo gli scarichi fognari ma i liquami ad alta concentrazione, un eufemismo per chiamare i rifiuti tossici.

Lo Giudice e Rosa: dai padri ai figli

Nel 1999 ritorna al potere Carmelo Lo Giudice e intanto è in scadenza la concessione ai privati per la gestione della depurazione dei liquami fognari e dei rifiuti “particolari”. Carmelo Lo Giudice è affidabile e garantisce certi poteri approfittando della distrazione degli ambientalisti impegnati nella battaglia contro il termovalorizzatore. Infatti la convenzione viene approvata e il depuratore continuò a sversare e a puzzare.

Ma in calce a questa delibera di rinnovo della concessione c’è la firma di un personaggio nuovo che comincia a capire i meccanismi occulti della politica, quelli che i cittadini non devono sapere: Umile Bisignano alias Cetto Laqualunque o meglio ancora Umile Laqualunque. Evidentemente ha capito così bene questi meccanismi che pochi mesi dopo si dimette, insieme ad altri e fa cadere la giunta Lo Giudice. Vuole mettersi in proprio. Diventerà sindaco cinque anni dopo e nel 2006, dopo alterne vicende e colpi al cerchio (imprenditori privati) e alla botte (ambientalisti) concede l’autorizzazione all’ampliamento del depuratore privato.

Umile Bisignano

Passa qualche anno, molta acqua sotto i ponti e molti milioni di litri di scorie di depurazione sversate nel Crati che Umile Bisignano, forse insoddisfatto dalle relazioni con gli imprenditori della depurazione pensa in grande e decide di entrare in un enorme affare di settanta milioni di euro: la piattaforma tecnologica dei rifiuti. Quando ci sono tanti soldi in gioco si muovono interessi e trame che ai comuni cittadini non è dato di sapere. Una cosa certa è che quei poteri occulti si fidavano di Umile Bisignano come si erano fidati di Carmelo Lo Giudice nel garantire la disponibilità del territorio a loro piacimento e contro la vocazione vera di questa terra.
Purtroppo per loro non avevano fatto i conti con i cittadini che hanno capito e si sono organizzati per scongiurare questa svendita del territorio. In quel momento Umile Bisignano ha perso credibilità nei confronti verso coloro i quali aveva promesso il territorio. Non garantiva più l’affare. Questa è la verità.

Questi predatori del territorio hanno quindi rivolto il loro interesse e si sono adoperati per mettere insieme una compagine “affidabile” e che possa garantire i loro interessi che non sono quelli dei cittadini evidentemente. Questi personaggi oscuri e ambigui legati a congreghe e logge vorranno gestire operazioni predatorie sul territorio guidando le scelte sull’ambiente e sul PSC (ex piano regolatore) garantiranno appoggio alla lista di Francesco Lo Giudice.

Francesco Rosa, il nuovo ronzino di Nicola Adamo

Non a caso è pronto un progetto di una centrale a biomasse da costruire in c.da Imperatore e sponsorizzata da Francesco Rosa e lo stesso Francesco Lo Giudice. Per inciso ricordiamo che è ormai dimostrato che le centrali a biomasse sono inquinanti, antieconomiche e inutili e soprattutto vanno contro la vocazione agricola del territorio. Considerano Lo Giudice figlio affidabile come lo è stato in passato Lo Giudice padre: compiacente a scelte che hanno arricchito pochi e messo in ginocchio la comunità.

La figlia di Cetto

Da questa sintetica analisi storica (ovviamente documentata) emerge uno scenario inquietante in cui Stefania Bisignano e Francesco Lo Giudice sono due facce della stessa medaglia, due figure prone ai poteri forti e disposte ad andare contro la comunità pur di compiacere a chi vuole mettere le mani sul territorio come lo sono stati i genitori sindaci nel recente passato. Affidabili per tutti tranne che per i cittadini. I fatti sono questi. Con Lo Giudice si tornerebbe indietro di trent’anni, all’origine dei problemi della Bisignano attuale quando Carmelo Lo Giudice e Angelo Rosa erano insieme come lo sono oggi i loro figli. Con la Bisignano che ve lo dico a fare!

Resta la terza lista. Pur tra qualche contraddizione, presunte infiltrazioni cinghialesche (per la verità a Bisignano in questo periodo cinghiali non se ne sono visti, piuttosto abbiamo visto qualche pitt(ell)a) e presenze di candidati provenienti da esperienze diverse la lista di Francesco Fucile sembra mantenere un certo margine di libertà e autonomia rispetto a questi poteri occulti e interessi inconfessabili che tramano ovviamente a scapito della comunità.

Francesco Fucile

Non a caso Fucile è l’unico che ha dichiarato che se dovesse vincere, il suo primo atto politico sarà di fare una delibera nella quale mettere al bando impianti di ogni genere sul territorio che possano essere in contrasto con la vocazione agricola del territorio.
Attenzione amici ambientalisti a non cadere nelle trappole del nuovismo e del buonismo. Ai cittadini la scelta.

Ma che sia scelta libera, consapevole e soprattutto informata. Mettetevi una mano sulla coscienza e votate. Un errore oggi, in quella cabina, significherebbe consegnare il paese a gente di fuori, a qualcuno che non conosciamo, a qualcuno potente e cinico, che trama nell’ombra per mettere le mani sul territorio. E statene certi, non lo faranno per il bene comune.

Lettera firmata