Lettere a Iacchite’: “Cosenza, alcune proposte concrete per il rilancio del centro storico”

Foto di ERCOLE SCORZA
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Ieri sera si è tenuto un convegno sul “centro storico” in piazza Duomo nel corso del quale le associazioni “Calabriattiva”, “COS.S.A. – Cosenza Storica Attiva”, “G. Dossetti – Per una nuova etica pubblica”, “Pensiero Laico” e “Rinascimento Meridionale”, riunite in “Prima che tutto crolli”, hanno fatto un bilancio delle attività svolte, di sensibilizzazione e proposta, mirate alla rinascita di Cosenza Vecchia. Ha partecipato anche il vicesindaco Jole Santelli con delega al centro storico.

Il dibattito si è snodato ripercorrendo lo stato di abbandono in cui versa attualmente Cosenza Vecchia, e l’assenza di interventi che negli ultimi anni ha generato alcuni crolli di palazzi che non sono stati messi in sicurezza, pur sapendo che versavano in condizioni di assoluta instabilità.

Qualificante è stato l’intervento dell’architetto Domenico Passarelli, docente di Urbanistica all’UNICAL, che ha messo in risalto come l’approvazione del nuovo PSC da parte del Comune di Cosenza, vada ancora una volta nella direzione sbagliata, incentivando lo sviluppo di nuove aree edificabili e non puntando in maniera evidente al recupero dell’esistente, soprattutto per quanto riguarda il centro storico.

Anche dal punto di vista legislativo, a livello regionale i centri storici non sono trattati nel dovuto modo per cui manca un riferimento normativo che imponga alle Amministrazioni locali di introdurre nei loro piani, interventi obbligatori che possano farli rinascere, considerandoli prioritari rispetto all’intero tessuto urbano.

Il vicesindaco Jole Santelli con la solita retorica da serie D ha proposto l’altrettanto solita “task force” che con gli ordini professionali ed il contributo dell’Università, porti avanti un progetto di recupero e di sostenibilità di Cosenza Vecchia, facendo fronte con le ridotte risorse che attualmente si dispongono. La Santelli ha poi affermato che nei giorni scorsi l’amministrazione comunale ha inoltrato ai proprietari e alla procura di Cosenza 100 diffide a procedere negli interventi di messa in sicurezza delle proprie abitazioni.

Ha evidenziato che molti proprietari di case di Cosenza Vecchia versano nell’indigenza, per cui diventa insostenibile per queste persone poter effettuare lavori di ristrutturazione e messa in sicurezza delle proprie abitazioni. Infine si è soffermata sul fatto che il recupero di Cosenza Vecchia debba passare anche per un recupero socio-culturale, ridando vita a quegli spazi che storicamente rappresentavano la Cosenza sociale e culturale del tempo. “Non si può pensare di recuperare la parte vecchia della città – ha detto scoprendo l’acqua calda – se non la si rivitalizza anche dal punto di vista economico-commerciale”. La sua proposta è quella di creare dei laboratori artigianali che coniughino oltre l’aspetto puro commerciale anche l’aspetto di laboratorio dei mestieri che fungano da attrattiva anche turistica.

Come al solito emerge che per potere recuperare la parte vecchia della città necessitano ingenti risorse, però in tutti questi anni abbiamo assistito ad un’assenza totale da parte delle amministrazioni che si sono succedute dopo il periodo di rinascita messo in atto dal sindaco Mancini con tutti i suoi limiti “di facciata”.

Si è assistito al lento abbandono del centro storico, anche da parte dei giovani che nei primi anni del duemila avevano affollato le aree del centro storico in parte rivitalizzandolo e rendendolo parte attiva della città. Si sono interrotti e sospesi lavori di recuperi di importanti palazzi del quartiere Santa Lucia, non si è fatto nessun programma di manutenzione ordinaria, lasciando che sulle strade della città vecchia riapparissero buche e fuoriuscita di perdite d’acqua dalle condotte e soprattutto un crescente stato di degrado con mancanza di pulizia delle strade e dei vicoli.

Di conseguenza, anche se è vero che il recupero del centro storico richiede un impegno finanziario importante, si deve iniziare a fare qualcosa dandogli almeno una parvenza di civiltà, cominciando a curare la pulizia in maniera più attenta, cercando di tenere in buono stato le strade e le piazze, recuperando per esempio quegli spazi quali piazzetta Toscano che è diventato solo un ricettacolo di immondizia e di erbacce che con la sovrastruttura in acciaio realizzata determina solo un pericolo per le persone che l’attraversano.

Si potrebbe recuperare anche l’anfiteatro all’aperto della villa vecchia, che solo dopo pochi anni dalla sua realizzazione è stato abbandonato a se stesso, indice dell’assoluta incuria e di mentalità lassista; dotare i percorsi di cartelli segnaletici in modo che i turisti che vengono a visitare Cosenza possano sapere dove si trovano e come raggiungere le parti della città più interessanti; dotare la città vecchia di un minimo di arredo urbano che attualmente è inesistente, creare zone a traffico limitato ed evitare che le macchine sostino sulle strade già di per se strette; disporre la presenza della polizia municipale che sia di presidio del territorio e che dia un servizio reale ai cittadini e un’immagine diversa a chi viene dall’esterno; cercare di attuare degli accordi con alcune categorie ad esempio quella dei pittori affinché costituiscano propri laboratori occupando quei locali che risultano chiusi e che potrebbero essere rivitalizzati con la loro opera; portare i giovani nel centro storico, attraverso la riproposizione di attività culturali e anche ludiche, riattivando la Biblioteca Nazionale e creando punti di aggregazione dove i giovani possano confrontarsi con le nuove tecnologie e crescere i loro interessi.

Si potrebbe infine lanciare una raccolta di fondi interessando tutti i cosentini residenti all’estero e che hanno a cuore la rinascita di Cosenza Vecchia in modo da potere finanziare la ristrutturazione di un palazzo o di una piazza particolare oppure sostenere il recupero abitativo di quelle famiglie non ambienti che difficilmente potrebbero intervenire.

Se veramente si vuole cambiare pagina, bisogna cominciare a fare più che a dire, cercando di uscire fuori dalle solite logiche clientelari che hanno frenato da sempre ogni possibilità di rinascita.

D.B.