Lettere a Iacchite’ : “Cosenza, tutta la verità sulla crisi (irreversibile) della Biblioteca Civica”

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LA BIBLIOTECA CIVICA DI COSENZA E’ NU “MALUPAGATURE”! NON SOLO NON PAGA GLI STIPENDI AI DIPENDENTI MA NEPPURE IL TFR: INEDIA, INCURIA E DISINTERESSE DELLA GESTIONE

Gentile Dottor Carchidi,

le scrivo sulla situazione critica della Biblioteca Civica nella mia qualità di ex direttore facente funzioni, con la qualifica di Bibliotecario Direttore Coordinatore fin dal 1991. La prego fin d’ora di apporre la mia firma su questa mia lettera ove mai decidesse di pubblicarla (come mi auguro).

In ogni caso, prima di entrare in argomento, esprimo la mia piena solidarietà ai colleghi per le enormi difficoltà in cui continuano a vivere: uno stato di fatto in cui, purtroppo, anche io ero vaccinato fino al mio pensionamento del novembre 2014; giacché il mancato pagamento dello stipendio per più mesi non è affatto nuovo ma risale al 2003 ed è tuttora vigente! Una data che, in seguito a delle proteste pubbliche, permise al Comune e alla Provincia di Cosenza di mettere le mani sulla Biblioteca Civica, approvando uno Statuto farlocco (che affiancò allo storico Statuto del 2017: snaturandolo), e scippando le redini decisionali sulla “Civica” all’Accademia Cosentina (Accademia che accettò senza opporre una resistenza credibile: fu complicità?).

Premetto che sono legatissimo sia alla Biblioteca Civica e sia all’Accademia Cosentina (di cui la sunnominata Biblioteca è figlia diretta, non a caso il Presidente dell’Accademia assume anche la Presidenza del CdA della Biblioteca): è noto ai più che si tratta di due nobilissime istituzioni ricche di una invidiabile e rara dotazione libraria e documentaria, ed è solamente per questo patrimonio che nutro sommo rispetto.

Invece, il resto dell’ambiente è cosa da dimenticare. Infatti, la gestione complessiva apertamente privatistica (compresa la gestione dei dipendenti) è completamente dominio della partitocrazia del Comune, dell’Ente Provincia e dei poteri forti della città, che, attraverso un CdA da loro nominato, calpestano senza scrupolo sia quel patrimonio culturale (abbandonato nell’incuria ed ad una sostanziale incompetenza professionale dei vari soggetti: un esempio valga per tutti, per gli anni 2006-2010 il CdA non approvò i bilanci preventivi e consuntivi) e sia il criterio della meritocrazia: giacchè i governanti locali amano elargire privilegi ai loro protetti, schiaffeggiando l’Etica e la Carta Costituzionale.

Ecco spiegato perché la pur nobile Biblioteca è stata affondata nel fango: in certe aree d’Italia non viene onorato un dovere preciso che, invece, sono tenuti ad assolvere gli enti culturali, come archivi, musei e biblioteche, che sono deputati per preciso compito istituzionale a curare l’educazione permanente del cittadino, affiancando la scuola nell’opera educativa.

Ma, quando in una data società la corruzione intacca perfino gli educatori più significativi (tipo gli operatori culturali e del mondo della giurisprudenza, che ritengo le due categorie poste a fondamento dell’organizzazione sociale e che nel corso dei decenni si sono avvicendati con regolarità nel CdA della “Civica”) quel dovere educativo-formativo fallisce.

Ebbene, la crisi della nostra Biblioteca non è mai stata di natura economico-finanziaria, bensì trattasi di una grave crisi istituzionale. Però, ad onor del vero, sulla crisi della Biblioteca cosentina ebbe il merito di aver scritto per primo (nel siderale 1977) il dr. Giacinto Pisani, l’ex direttore (tra l’altro, da apprezzare per aver sostenuto un concorso pubblico per assumerne la direzione: mentre ora i CdA del Comune e della Provincia di Cosenza nominano i direttori per elargire privilegi), pubblicando il suo accorato appello sul “Bollettino dei Bibliotecari Italiani” dell’anno 1977 (appunto!), cui seguì a ruota la presentazione di una Mozione di tutti i bibliotecari della Nazione (che fu un vero e proprio appello di aiuto) che fu portata al Congresso Nazionale dei Bibliotecari Italiani dello stesso anno, tenutosi ad Arezzo, mozione che fu approvata all’unanimità.

Ma le due iniziative non sortirono alcun effetto, giacchè i tre enti fondatori e finanziatori, Comune, Ente Provincia e Accademia Cosentina (la quale ultima ad onor del vero non dispone di finanziamenti consistenti), mostrarono subito scarso interesse verso le sorti della “Civica”, e l’hanno lasciata morire anno dopo anno, tant’è che nel 1978, il Ministero dei Beni Culturali e ambientali, presieduto dal Ministro Dario Antoniozzi (non avendo potuto nazionalizzare la “Civica” a causa di vibrate opposizioni riservate), creò a Cosenza la Biblioteca Nazionale (un autentico doppione), con circa 100 dipendenti e la posizionò a circa 90 metri dall’antica sede della più illustre Biblioteca Civica, nel cuore del centro storico! Alla luce di come sono andate le cose (malissimo per la Civica!) c’è da chiedersi: la città di Cosenza aveva veramente bisogno di questo doppione? Posto che i governanti nazionali e locali conoscevano bene la crisi istituzionale di natura cancerosa che maciullava la Biblioteca Civica?

Ebbene, in questa ennesima fase di disagio dei miei ex colleghi, ricordo un fatto che non è più cronaca, ma storia, (la microstoria di Cosenza): nel lontano 2003 scoppiò pubblicamente questa crisi cancerosa e per sei mesi noi dipendenti (poco meno di 15 unità) non percepimmo lo stipendio: per cui in piene feste natalizie alcuni si videro le utenze dello loro abitazioni tagliate per morosità.

Ebbene, giacché anche certi sindacati sonnecchiavano (presumo per non disturbare i centri di potere della città), mi assunsi da solo e senza alcun sostegno da parte dei colleghi la responsabilità di protestare pubblicamente: così, sotto la pioggia e la neve rimasi incatenato ai cancelli della Biblioteca per poco meno di 30 giorni, fino al 27 dicembre: quando venne a portarmi la sua solidarietà la dottoressa Mossuto, per conto del Comune di Cosenza. Dicevo, non ottenni il sostegno di nessun collega, ma per iscritto pervenne la solidarietà da parte di ogni categoria sociale, anche a livello nazionale: infatti, oltre ai mass media regionali fu “Famiglia Cristiana” che diede spazio al fatto. Potrei aggiungere altri fatti al riguardo, ma mi fermo qui (molte di queste verità posso documentarle e altre si possono leggere sul libro “L’Accademia Cosentina e la sua Biblioteca. Società e cultura in Calabria 1870-2004”, Cosenza, Pellegrini Editore).

Sono abituato a chiamare le cose per nome e cognome e a firmare quanto dico: e questa mia autenticità nell’agire tutti i soggetti che ho nominato finora (nessuno escluso) me l’hanno fatta pagare a caro prezzo, elargendomi varie punizioni: tra esse la prima, recidendo la mia carriera dirigenziale nel 2011, e sostituendomi (ex abrupto) con una loro figlioccia nella direzione, per cui il Comune, la Provincia e l’Accademia possono vantarsi di aver inaugurato il triste e vergognoso primato di aver dato alla “Civica” la prima direttrice che si è giovata del privilegio di una nomina diretta (senza concorso e confronto dei parametri curriculari), e di chiara natura feudale; la seconda (punizione) ponendomi in pensione nel novembre 2014 e negandomi, ad oggi, perfino il TFR: per cui di recente un’Ispezione d’ufficio da parte del Ministero del Lavoro ha condotto un’Ispezione d’Ufficio e ha verificato i conti farlocchi che la Biblioteca aveva presentato in sede di Conciliazione presso l’Ufficio Territoriale del Lavoro di Cosenza. Sinceramente, mi dispiace per la Nobilissima Biblioteca che ha dovuta subire questa ennesima onta a causa di una gestione che mi limito a definire inqualificabile.

Michele Chiodo