Lettere a Iacchite’: “Paola, la grande bufala di Perrotta vittima di mafia…”

Roberto Perrotta
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Ciao Iacchitè,

mi sembra che voi siate l’unica testata disposta a dare un’informazione completa ai cittadini in merito alle magagne degli attuali candidati alle amministrative paolane.

Negli ultimi giorni ho letto con crescente disgusto la polemica innescata dalla coalizione di Roberto Perrotta che continua a definire il suo candidato sindaco “vittima della mafia”.

Ebbene, è una grande bufala e io posso fornirvi i documenti ufficiali che lo dimostrano e che dimostrano anche alcuni contatti fra Roberto Perrotta con ambienti malavitosi. Fatti che magari non sono reati, ma che probabilmente interessano ai paolani che devono votare per una certa “leggerezza” con cui si sono gestiti incontri, affidamenti di servizi e richieste di voti.

Ma partiamo dal principio. Nell’aprile del 2006 Roberto Perrotta – all’epoca sindaco di Paola – trova un proiettile avvolto in carta di giornale sul parabrezza della sua auto. Si tratta di un messaggio di “risentimento” inviatogli da Giuliano Serpa in conseguenza della costituzione del Comune come parte civile in un processo per estorsione contro Scofano Mario ai danni di un imprenditore locale.

La vicenda finisce nell’inchiesta “Tela del ragno” (n. 3278/2000 RGNR DDA) e, al momento dell’udienza preliminare, Roberto Perrotta – come privato e non come Comune – si costituisce parte civile (solo) contro queste minacce. Dopo l’udienza preliminare il processo si divide in due tronconi. Uno va al Tribunale di Paola (n. 193/2013 RG) e affronta i reati “minori” come minacce, estorsioni eccetera, l’altro va alla Corte d’Assise di Cosenza (4/2013 RG) e affronta i fatti di sangue. Il reato contro cui si era costituito Perrotta va a Paola (capo 27.1), ma la sua costituzione di parte civile, per errore, resta legata ad entrambi i procedimenti, anche in quello di Cosenza che non riguarda il reato di minaccia contro cui si è costituito, ma solo i fatti di sangue.

La procura di Paola

Il processo al Tribunale di Paola procede e il reato di minaccia viene dichiarato prescritto (già alla data del 20.10.2013) dalla sentenza n. 162/2015 depositata il 4.6.2015, che infatti non statuisce in favore di Roberto Perrotta alcun risarcimento (basta leggere a pagina 725 e nel PQM, dove Roberto Perrotta non viene proprio citato).

Il processo in Corte d’Assise di Cosenza è stato invece deciso con la sentenza n. 5/2016 depositata il 21.3.2017. In questa sentenza Roberto Perrotta passa per “congiunto” di una delle vittime, e su questa falsa premessa gli viene attribuito un risarcimento del danno al pari degli altri parenti delle vittime. Anche qui basta leggere la parte iniziale della sentenza, dove fra i reati elencati non ce n’è nessuno che abbia leso Perrotta, e poi nella parte finale a pag. 406, dove la sentenza spiega perché Roberto Perrotta è stato considerato un “danneggiato”: perché è stato erroneamente considerato alla stregua di “parente” di una delle vittime (il che non è vero).

Si tratta quindi di una svista dei giudici della Corte d’Assise che, trovandosi di fronte a quella costituzione erroneamente trasferita anche a Cosenza anziché rimanere solo a Paola, forse nella fretta di chiudere, non si sono preoccupati di vedere se Perrotta era stato danneggiato da un reato giudicato in quel processo e, anziché escluderlo, lo hanno tenuto dentro pensando che, come tutte le altre parti civili private, fosse il “congiunto” di una delle vittime.

Dà tanto fastidio vedere come i sostenitori di Perrotta in questa campagna elettorale stanno strumentalizzando un errore giudiziario facendolo passare per eroe antimafia. Ancora di più perché lo stesso Perrotta quando governava Paola non ha mantenuto un atteggiamento risoluto nei confronti delle famiglie criminali che tentavano di ottenere qualche vantaggio dal Comune.

Per farsi un’idea basta leggere alcune carte presenti nel processo Tela del Ragno” che se anche non hanno dato luogo a nessuna imputazione, tratteggiano un ritratto di Perrotta che è un poco in contraddizione con quello di un paladino della legalità.

1. In una intercettazione del 27.5.2003 fra Martello Luciano e Serpa Gianluca, Serpa, riferendosi a Roberto Perrotta esulta con un “VINCIAMO NOI … al ballottaggio siamo andati” a proposito delle elezioni comunali (al primo turno si era votato due giorni prima e il ballottaggio sarebbe stato meno di due settimane dopo).

2. In una intercettazione del 3.6.2004 la persona (donna) che va a colloquio con Mario Scofano si lamenta con lo Scofano di una costituzione di parte civile del Comune di Paola dicendo dell’allora sindaco Roberto Perrotta “tanto amici e poi ti pugnalano alle spalle”; a chi cercava di calmarla sostenendo che la scelta non era stata una iniziativa di Perrotta ma gli era stata imposta dalla sua maggioranza, la stessa donna ribatteva “mi conosce, e mi poteva pure venire a dire o a fare sapere … lo abbiamo saputo in aula … così proprio non ci ha cacato proprio …. Però quando ha voluto i voti …”.

3. In una intercettazione del 23.12.2009, Serpa Salvatore chiede al suo interlocutore di farlo richiamare dal sindaco per ottenere un nuovo appuntamento (il sindaco lo aspettava quella mattina ma serpa non era potuto andare) e farsi pagare le “notti” fatte in piazza. “lui già lo sa” dice Serpa.

4. In una intercettazione del 20.8.2010 Serpa Silvia, Serpa Franca e Sirufo Pino commentano il fatto che il sindaco non aveva dato un lavoro allo stesso Sirufo, rassicurandola però che si sarebbe provveduto un paio di mesi dopo le elezioni, in modo da non dare nell’occhio e fare pensare che si trattava di una “cosa mafiosa”. Serpa Franca non è convinta e pensa che invece il rifiuto sia dovuto al fatto che “stanno cercando di capire a Paola chi comanda”.

5. Nelle sommarie informazioni date il 18.10.2010 rese da Romagno Paolo (oggi uno dei principali difensori di Roberto Perrotta e fra gli organizzatori della lista a suo sostegno “un’idea per la città”, presentatore di una conferenza stampa in cui Perrotta è stato dipinto come una vittima delle malelingue), si racconta che il servizio di guardiania dell’”isola di Natale” svolto da alcuni ragazzi di Paola fra cui Salvatore Serpa, fu pagato direttamente dal Comune al di fuori dei 32.500 euro inizialmente stanziati, con ulteriori 2.000 euro corrisposti in un secondo momento con la causale “contributo UNIPRO” (l’associazione dei commercianti di cui fa parte il Romagno).

Romagno comunque chiarisce che “questi soldi non sono stati spesi dall’associazione che rappresento ma consegnati direttamente a … omissis … che doveva provvedere a liquidare il servizio di guardiania notturna di cui si è occupato esclusivamente il Comune di Paola”. Lo stesso Romagno inoltre ha fatto capire che questo servizio di guardiania era diventato consuetudinario, perché ha notato Salvatore Serpa “il quale rivolgendosi al predetto … omissis … gli chiese se per il servizio di guardiania andavano bene le modalità in cui lo avevano svolto l’anno precedente”.

Curiosamente, Romagno e Perrotta si scaricano la responsabilità a vicenda, dato che Perrotta racconta, nelle sue sommarie informazioni (citate in un articolo di giornale di qualche tempo fa), che invece fu UNIPRO ad occuparsi della guardiania e che il comune non c’entrava nulla.

6. Un accertamento di PG ha appurato che il 28.10.2009 il Comune di Paola aveva affidato alla cooperativa SEMAS la gestione di un parcheggio in via della Libertà.

Dice l’informativa che “La cooperativa era costituita da Serpa Matteo (fratello di Serpa Mario) come amministratore, Serpa Nella e Attanasio Mario (genero di Serpa Nella)”. La stessa informativa prosegue precisando che “durante la festa patronale del 2011 il servizio di guardiania del parcheggio di viale della libertà fu affidato proprio a Serpa Matteo”

7. In una intercettazione del 3.11.2010 Nella Serpa porta a Pino Sirufo (allora detenuto a Cosenza) i “saluti del sindaco”.

Tutti questi episodi sono molto significativi e si capisce bene perché in un passaggio della sua requisitoria, il dott. Facciolla disse chiaramente “io non voglio PARTI CIVILI, io voglio REAZIONI CIVILI, che è una cosa ben diversa”

Inoltre non so se avete notato che in una delle liste in appoggio a Perrotta c’è pure un certo SALVATORE ROMITO ex geometra dell’ufficio tecnico del Comune di Paola in pensione, rinviato a giudizio per la famosa “frana dell’ospedale” e già condannato in via definitiva per abuso d’ufficio e falso per alcuni abusi consentiti su demanio marittimo.

Se tutte le “vittime” fossero così …