Lettere a Iacchite: “Vi racconto io chi è davvero Mimmo Barile”

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Egregio Direttore,

il mio nome è Angela Barile, sono la zia dei fratelli Barile, questa lettera la scrivo dopo una lunga riflessione, essendo io la zia di tutti e due, ma avendo per mia cultura un forte senso della giustizia non posso fare a meno di intervenire in difesa del nipote che dei due sta subendo da molti anni grave ingiustizia da parte dell’altro.

Il nipote vessato è Ercole, il quale ha sempre vissuto in adorazione del fratello Mimmo, fidandosi in maniera totale, sbagliando, ma tutti abbiamo sbagliato nei confronti di Mimmo perché ci siamo lasciati ammaliare dalla parola e dai modi falsi di questo uomo, tant’è che anche io ne subii il potere da incantatore allorchè negli anni 90 mi chiese un prestito di 250 milioni delle vecchie lire, e quando io, dopo un lungo periodo, ne chiesi la restituzione, il mascalzone iniziò a prendermi in giro, e solo grazie all’intervento del padre riuscii a recuperare i miei soldi. Fu mio fratello a restituirmi i miei soldi. La storia sembrava conclusa se non che una mattina mi recai nella mia banca per rinnovare dei Bot e fui ricevuta dal direttore il quale con grande imbarazzo mi comunicò che il mio conto era stato svuotato da mio nipote Mimmo dietro una mia delega, ovviamente una delega falsa, perché io, visto anche i precedenti del prestito, mai avrei dato la mia firma ad un imbroglione come Mimmo.

A quel punto dopo un primo smarrimento riacquistai la calma e per non creare problemi a quello che ancora ritenevo mio nipote feci finta di essermene dimenticata e andai via chiedendo scusa. Ritornata a casa pretesi, dal nipote degenere, però, la restituzione di tutti i miei risparmi di una vita e alla mia richiesta l’imbroglione ricominciò a prendermi in giro tanto che, dopo un  lungo tergiversare, fui costretta a recuperare il maltolto mediante le vie legali.

Dopo questa vicenda i rapporti con mio fratello e mia cognata si incrinarono, poiché Mimmo mise in atto tutta la sua arte da incantatore di serpenti riuscendo a passare lui per vittima ed io per carnefice, cosa che sta cercando di fare anche adesso con Ercole, nel tentativo di depredarlo dell’ultimo bene che egli è riuscito a preservare per se e per i suoi figli.

Io sono testimone della buona fede di Ercole, avendo assistito io più volte a come lo stesso apponeva le firme in buona fede senza nemmeno leggere tutti i documenti che Mimmo gli mandava per il tramite del suo segretario Vincenzo Bruno. Più volte lo esortai, visto che io ero sempre presente a casa sua, a leggere prima di firmare, e lui ogni volta mi rispondeva: zia, è mio fratello!

Stessa risposta gli sentii dare una volta che mi trovai presente alla mamma, la quale anche lei aveva iniziato ad intuire qualcosa di poco chiaro. Arrivai un giorno a chiudermi con Ercole per esigere spiegazioni sul perché si fosse fatto mettere dal fratello a ricoprire il ruolo di amministratore, visto che nella realtà ad amministrare era Mimmo e lui mi rispose: zia devo proteggere Mimmo e le aziende! Non capii, e lui mi spiegò che i consulenti avevano deciso di adottare questa strategia per evitare aggressioni alle aziende con l’intento di colpire Mimmo che si era dato alla politica.

Solo anni dopo quando era oramai troppo tardi comprendemmo che il vero scopo era quello di far ricadere su Ercole le mascalzonate di Mimmo. Concludo chiedendo che qualcuno mi spieghi come mai indagano Ercole che non ha un centesimo, mentre Mimmo a cui hanno trovato due milioni e mezzo di euro vaga libero per la città?

Pongo questo interrogativo ai magistrati nei quali confido, e ai giornalisti che su questa storia ci stanno sguazzando.

In fede

Angela Barile