Liceo Fermi, la rivincita del professore sulla (ex) preside al servizio dei potenti

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di Claudio Dionesalvi

Narra una parabola del movimento per la liberazione dei neri d’America che al tempo della “Capanna dello zio Tom” accadde un fatto significativo. Successe che quando la casa del padrone andò a fuoco, gli schiavi si divisero in due fazioni. Alcuni di loro corsero a prendere l’acqua, altri invece tifavano per il fuoco. C’era chi cercava di spegnere le fiamme e chi approfittava dell’incendio per fuggire verso la libertà.

Succede la stessa cosa in tutti i posti di lavoro, nell’Italia del tempo presente. Dinanzi alla deregolamentazione e alla perdita dei diritti, mentre il governo elemosina gli “investimenti” delle multinazionali e propina un ottimismo che ha il sapore amaro del grottesco se rapportato alla condizione di indigenza dilagante, crollano tutti i legami solidali e molti lavoratori si schierano dalla parte dei propri capetti, pur di ottenere posizioni di privilegio.

Purtroppo ciò accade pure nelle scuole, che in passato sono state anche presìdi di democrazia, oltre che istituzioni totali. Qualsiasi docente provi a opporsi al diktat che le sta trasformando in aziende private funzionanti con i soldi pubblici, trova spesso l’ostilità di alcuni dei propri colleghi.

È successo nel liceo scientifico “Fermi” di Cosenza dove negli ultimi anni il professor Ciccio Gaudio e pochi altri si sono opposti alle decisioni discutibili della preside Bilotta, poi sospesa persino da un provvedimento del MIUR. Gaudio chiedeva solo che la scuola non si trasformasse in un apparato burocratico, un “centro commerciale” della subcultura neoliberista.

Michela Bilotta, ex dirigente del "Fermi"
Michela Bilotta, ex dirigente del “Fermi”

Lo ha fatto con decisione e coraggio, nelle sedi competenti, usando strumenti normalissimi. Ha raccolto la solidarietà e la condivisione di tanti colleghi, genitori e alunni. Ma c’è stato persino chi è corso a denunciarlo, querelarlo, colpirlo. Che fosse la preside ad assumere tali iniziative, era anche prevedibile. In un conflitto, ognuno ricorre alle armi che preferisce impugnare. C’è chi chiama gli avvocati e i politici amici, chi invece affida le proprie ragioni alla parola, ai volantini, a un megafono. Inquietante però è quando a chiedere l’intervento del Leviatano sono gli altri sudditi. La delazione è un’attitudine borghese, micro-fascista, che si annida ovunque, quindi anche nella corporazione scolastica.

La procura della Repubblica ha archiviato la querela che una sua collega aveva presentato nei confronti di due sindacalisti e di Ciccio, difeso dall’avvocato Maurizio Nucci. Il fatto stesso che lui sia stato querelato, mi fa vergognare d’essere un docente. Mi rincuora però sapere che nelle scuole ci sono ancora insegnanti e alunni che lottano per la dignità umana.

Claudio Dionesalvi