L’impianto di depurazione è ormai lo sfasciacarrozze di Granata. Cosa bolle in pentola?

La Mitsubishi di Granata
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Che cosa succede al Consorzio Valle Crati? Il 6 novembre scorso, sulla Gazzetta del Sud, il presidente Maximiliano Granata (o chi per lui) faceva pubblicare con discreto risalto la notizia riguardante la convocazione della Conferenza dei servizi per dare il via libera alla gara milionaria della depurazione cosentina. Secondo le notizie pubblicate giusto un mese fa, questa Conferenza dei servizi sarebbe stata convocata per il 2 dicembre e avrebbe dovuto dare lo slancio finale a tutta quella matassa che noi abbiamo definito più volte “gara del secolo”.

Tuttavia, siamo al 5 di dicembre (e diciamo anche al 9, visto che siamo alle porte della festività dell’Immacolata) e né sulla Gazzetta del Sud, né su altri giornali di regime né tantomeno attraverso comunicati stampa del Consorzio, siamo venuti a conoscenza del reale svolgimento di questa Conferenza.

E’ evidente che qualcosa si dev’essere bloccato nei meccanismi del Consorzio e dei suoi faccendieri.

volpe

Oggi però siamo in grado di darvi altre notizie rispetto a quello che succede all’interno dell’impianto di depurazione di contrada Coda di Volpe di Rende, il regno incontrastato di Maximiliano Granata e dei suoi fedelissimi.

Bene, ormai da un bel po’ di tempo chi frequenta l’impianto può vedere in bella mostra un’auto di colore grigio, una “Mitzubishi”, di proprietà di Maximiliano Granata. Sull’auto, come abbiamo avuto modo di appurare, grava un provvedimento di fermo amministrativo prodotto dall’Etr e notificato all’interessato dall’ACI. In altri termini, questa macchina non può circolare e, di conseguenza, il buon Granata invece di lasciarla sotto casa o di sistemarla in un garage, l’ha portata all’impianto di depurazione di contrada Coda di Volpe a Rende. Granata, dunque, utilizza questo impianto come se fosse di sua esclusiva proprietà e non della comunità che amministra…

Ora, conoscendo bene Granata e le sue rocambolesche vicende che abbiamo più volte raccontato, gli operai che lavorano nell’impianto temono qualche nuova “mossa a sorpresa” del soggetto in questione. Visto e considerato che nello scorso mese di maggio ha già denunciato la “bufala” di aver subito un attentato incendiario ad un’auto di sua proprietà, gli operai hanno paura che possano essere dichiarati colpevoli (com’è già avvenuto tempo fa a Francesco Pezzulli, poi scagionato dal gip del Tribunale di Cosenza, Salvatore Carpino) di un ulteriore attentato “farlocco”.

Ettore Bruno (a sinistra) con il suo "capo" Maximiliano Granata e l'assessore Vizza
Ettore Bruno (a sinistra) con il suo “capo” Maximiliano Granata e l’assessore Vizza

Tra l’altro, all’interno dello stesso impianto di depurazione, lavora (non si sa bene a quale titolo) il fabbro Ettore Bruno, già testimone (sempre “farlocco”) a favore di Granata in occasione dell’attentato del maggio scorso.

La “Mitsubishi” di Granata, guidata proprio da Ettore Bruno, è entrata ormai alcuni mesi fa nell’impianto di depurazione e da allora, visto che c’è un provvedimento di fermo amministrativo, non ne è più uscita. Nulla di più facile, si saranno detti tra di loro gli operai, che da un momento all’altro si prepari un nuovo “attentato farlocco” e venga accusato qualcuno di noi… E, visti i precedenti, ma soprattutto considerato che la moglie di Granata è un giudice della sezione penale del Tribunale di Cosenza (la dottoressa Lucia Angela Marletta) tutto è possibile…

Ma non è finita qui.

All’interno di questo impianto di depurazione, che ormai sembra sempre di più di sua esclusiva proprietà, sono parcheggiati anche altri mezzi. Si tratta di vecchi camion ma anche di vecchie automobili buttati lì come se fossimo dentro a uno “sfasciacarrozze”.

mezzi

Anche questi mezzi sono di proprietà della famiglia Granata e sono stati portati nell’impianto di depurazione affinché sparissero letteralmente dalla circolazione. Probabilmente anche su questi mezzi grava qualche provvedimento amministrativo e tenerli da qualche altra parte avrebbe potuto creare seri grattacapi economici a Granata o a qualche suo parente molto prossimo. E così questo impianto di depurazione, oltre a non funzionare correttamente, per come tutti sanno, diventa sempre più come uno spazio pubblico del quale si è appropriato di diritto un privato. Certo, un privato molto forte e “protetto”, ma che non può certo agire come se fosse a casa sua… O no?

camion